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Bologna, 36 anni fa la strage alla stazione

Bologna – Erano le 10.25 del 2 agosto 1980 quando una valigia piena di tritolo esplose nella sala d’aspetto della seconda classe stazione di Bologna, lasciando a terra 85 morti e 200 feriti. La deflagrazione colpì in pieno il treno in sosta sul primo binario e fece crollare una trentina di metri di pensilina, oltre alle strutture sopra le sale d’attesa. La strage fu il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra, al culmine della strategia della tensione. 

Sulla strage alla stazione di Bologna “permangono ancora domande senza risposta e la memoria e’ anche sostegno a non dimettere gli sforzi per andare avanti e raggiungere quella piena verita’, che e’ premessa di giustizia” afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna, Paolo Bolognesi, nel giorno del 36esimo dell’anniversario della strage. “Il micidiale ordigno, che il 2 agosto 1980 causo’ la morte di 85 persone e provoco’ immani sofferenze tra i familiari e gli amici, nella citta’ di Bologna come nel resto del Paese, ha impresso un segno indelebile nella coscienza civile del nostro popolo. L’immagine della stazione ferroviaria con l’orologio fermo al minuto della tremenda esplosione, e’ divenuta simbolo della disumanita’ del terrorismo, dell’attacco sferrato al cuore della democrazia italiana e della risposta, ferma e solidale, che la societa’ e lo stato seppero dare agli eversori assassini”. “La strage di Bologna – sottolinea il Capo dello Stato – era iscritta in una strategia che mirava a destabilizzare le istituzioni e la sua matrice e’ stata accertata dalle conclusioni giudiziarie. Permangono ancora domande senza risposta – aggiunge Mattarella nel messaggio inviato a Bolognesi – e la memoria e’ anche sostegno a non dimettere gli sforzi per andare avanti e raggiungere quella piena verita’, che e’ premessa di giustizia. L’Associazione dei familiari delle vittime ha dispiegato in questi anni un impegno assiduo e coinvolgente che, di recente, ha portato all’introduzione del reato di depistaggio, ulteriore strumento a disposizione della magistratura”. “La piu’ piccola vittima della strage del 2 agosto, Angela Fresu, una bimba a cui gli assassini e i loro mandanti hanno negato la vita – sottolinea ancora Mattarella – oggi avrebbe 39 anni. Con il suo vorrei ricordare i nomi di tutti coloro che quel giorno versarono sangue innocente. Desidero stringermi ai familiari e confermare la partecipazione al dolore di coloro i quali subirono la perdita di un loro caro. Rinnovo la mia solidarieta’ ai cittadini e alla municipalita’ di Bologna, che hanno sempre saputo difendere con orgoglio la democrazia e la Repubblica quando queste sono state attaccate con azioni violente e trame oscure”, conclude il presidente della Repubblica.

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Un numeroso corteo di commemorazione ha percorso via dell’Indipendenza, confluendo in piazza Medaglie d’oro dove, dal palco allestito di fianco alla stazione ferroviaria, hanno parlato il sindaco di Bologna, Virginio Merola e Paolo Bolognesi in rappresentanza dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980. In testa al corteo lo striscione “Bologna non dimentica” seguito dai gonfaloni dei comuni e dai familiari delle vittime con la tradizionale gerbera bianca. Presenti anche parlamentari, consiglieri comunali e le autorita’ cittadine. Tra il lungo fiume di persone anche i rappresentanti musulmani cittadini che hanno esposto lo striscione: “Comunita’ islamica di Bologna, contro tutti i terrorismi”. “E’ importante – ha detto il presidente dell’associazione Familiari delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi – che anche il mondo islamico chieda in prima persona di sconfiggere il nuovo terrorismo”.

“Per la prima volta in Italia oggi entra in vigore il reato di depistaggio. E’ un fatto eccezionale e unico per il nostro Paese” ha detto il presidente dell’Associazione familiari delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, durante le commemorazioni. “I depistaggi – ha detto Bolognesi – sono stati arma di distruzione dei vari processi, hanno fatto in modo che la verità non venisse fuori. Il governo si era impegnato e ha mantenuto la parola. Ci sono voluti 23 anni ma ce l’abbiamo fatta. La volontà di arrivare a colpire i depistatori – ha concluso – è stata di tutto il parlamento italiano, questo è un fatto estremamente importante”.

Durante l’incontro con i familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980 “non sono stati fatti annunci ma e’ stato fatto il punto delle cose fatte”: lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, nel suo intervento. “Spesso i tempi per risolvere i problemi e per trovare la verita’ – ha sottolineato il sottosegretario rivolgendosi ai familiari delle vittime – sono a volte molto piu’ lunghi delle aspettative che giustamente voi avete. Credo che passi avanti li abbiamo fatti ed altri li dovremo fare. Questo e’ il segnale piu’ forte che la nostra e’ una democrazia viva in cui le istituzioni sono a fianco dei cittadini”. Il sottosegretario si e’ soffermato sui passi avanti raggiunti nella legge 206 sul risarcimento alle vittime e sulla direttiva Renzi sulla desecretazione degli atti sulle stragi. Per De Vincenti “la vostra sete di verita’ e’ essenziale per la vita democratica di tutti noi. E’ una sete di verita’ di tutti coloro che vogliono bene all’Italia”. (AGI) 

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