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Bologna. Il conforto religioso in corsia? Costa 2,2 milioni

Articolo di ROSARIO DI RAIMONDO (Repubblica Bologna 29.1.14)

“”Nove milioni di euro spesi in quattro anni. Per garantire, in tutti gli ospedali dell’Emilia-Romagna, la figura dell’assistente religioso. Sacerdoti in corsia che si occupano di celebrare le messe, dare conforto ai malati o anche «curare le anime », come scritto, ad esempio, in un contratto stipulato nel 2013 tra il policlinico Sant’Orsola e la Curia di Bologna. Sono i numeri diffusi ieri in Regione dal sottosegretario Alfredo Bertelli, dopo che il consigliere di LibDem Franco Grillini ha presentato un’interrogazione per avere chiarimenti sull’argomento.
Ma non è solo Grillini a saltare sulla sedia, quando in aula vengono snocciolati i numeri (poi definiti «shock» dal leader onorario di Arcigay): dal 2010 ad oggi sono stati spesi 2,2 milioni di euro l’anno per le convenzioni stipulate tra le aziende sanitarie e le diocesi della regione. Solo a Bologna, nel 2013, l’Ausl ha pagato 268mila euro per nove assistenti. Il Sant’Orsola 128mila euro per cinque persone, mentre altri cinque religiosi sono tutt’ora assunti all’Istituto Ortopedico Rizzoli: non una semplice convenzione, quest’ultima, ma dei veri e propri contratti a tempo indeterminato, con gli assistenti inseriti a pieno titolo nel servizio sanitario regionale.
L’introduzione dell’assistente religioso affonda le sue radici in tre leggi. La prima è quella del 1978, che stabilisce come in ogni struttura di ricovero debba essere presente questa figura. La seconda, gli accordi tra lo Stato e il Vaticano del 1984 (quando venne istituito l’8 per 1000 alla Chiesa Cattolica). E infine, la legge regionale del 1989 che disciplina in maniera dettagliata il numero di assistenti per struttura (che variano in base al numero dei posti letto), e i diritti che ognuno di loro ha. Ad esempio il vitto e l’alloggio o la possibilità di avere spazi dentro l’ospedale per i colloqui.
«I proclami per una Chiesa povera si scontrano con una realtà ben diversa: nemmeno il conforto religioso agli ammalati cattolici è gratuito, ma pagato a caro prezzo da tutti i contribuenti », è il duro commento dell’Uaar di Bologna (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti), che da tempo pubblica sul proprio sito l’ammontare delle convenzioni chiedendo un intervento della politica. Che ieri è arrivato. Grillini ha infatti presentato una risoluzione per convincere la giunta ad attuare una sorta di spending review religiosa in corsia, per cambiare le leggi nazionali e regionali «visto che i costi sono particolarmente gravosi».
Ma in serata, dalla Curia di Bologna, arriva subito il monito a non vedere queste spese soltanto come uno spreco. Don Francesco Scimè, responsabile della Pastorale della Sanità, chiarisce che «questo tipo di accordo tra società civile e comunità cristiana è nato da una consapevolezza: quella per cui l’assistenza spirituale ai malati facesse parte integrante del progetto terapeutico che il Servizio sanitario nazionale mette in atto nei confronti dei pazienti che segue». Per il malato non è importante solo il lavoro dei medici, insomma, ma anche l’assistenza spirituale. «Posso comprendere che ci sia chi si chiede se non sia un privilegio — ammette Don Scimè — ma il riscontro che abbiamo è senz’altro di grande riconoscimento per questa nostra attività: da parte dei malati, dei medici e di chi amministra la sanità».””

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