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Bombe su clinica francese in Siria, morti 4 cooperanti

Roma – Mentre l’Onu si dice pronta a riprendere a riprendere l’invio di aiuti umanitari nelle zone di guerra in Siria malgrado gli ultimi sanguinosi raid aerei, un’altra struttura sanitaria e’ stata distrutta dalle bombe. Quattro operatori siriani appartenenti ad una Ong francese sono stati uccisi e una infermiera e’ stata gravemente ferita a causa di un raid aereo a Khan Touman, a sud della provincia di Aleppo. Le bombe sganciate da caccia non identificati hanno colpito il centro medico della ‘Unione delle organizzazioni di soccorso e cure mediche’, Ong di cui fanno parte medici della diaspora sirina a che opera nelle zone controllate dai ribelli. La clinica e’ stata completamente rasa al suolo, ha riferito l’Osservatorio siriano per i diritti umani, e si teme che sotto le macerie siano rimaste molte persone. “L’edificio aveva tre piani, incluso un seminterrato.

A causa dell’intensita’ dei bombardamenti i tre piani sono collassati e completamente distrutti – ha detto Ahmed Ddais, direttore della clinica – non sappiamo esattamente quanti morti ci siano”. Nonostante tutto l’Onu fa sapere che la preparazione per riprendere i convogli umanitari e’ ripresa e “siamo pronti a portare aiuti a zone assediate e difficili da raggiungere il prima possibile”. Aprendo la riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu, il segretario generale Ban Ki-moon ha avvertito che il mondo e’ giunto “al momento cruciale” in Siria e ha esortato le potenze mondiali a sfruttare la loro influenza per aiutare a far ripartire i colloqui politici tra i siriani, consentendo loro “di negoziare una via d’uscita dall’inferno in cui sono intrappolati”. Ma Usa e Russia continuano a rimpallarsi a distanza le responsabilitra’ per i raid, in palese violazione della gia’ defunta tregua umanitaria sottoscritta il 9 settembre scorso.

Mosca ha respinto le accuse di Washington sostenendo che “la sera del 19 settembre nei cieli ad un’altezza di 3.600 metri e a 200 km/h di velocita’ si e’ verificato un attacco di un drone (aereo) della coalizione” a guida Usa, ha sostenuto il portavoce della Difesa russa, Igor Konashenkov, riferito al bombardamento aereo del convoglio di aiuti umanitari di cui gli Usa hanno accusato i russi. Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, ha aggiunto che il convoglio umanitario non puo’ essere stato colpito dall’aviazione siriana in quanto l’attacco e’ avvenuto col buio quando i velivoli dell’esercito di Damasco non volano. Da parte sua, il segretario di Stato Usa John Kerry, intervenendo al Consiglio di siucrezza Onu davanti a Lavrov, ha sostenuto che sara’ possibile raggiungere un’effettiva intesa solo se Mosca si assummera’ la responsabilita’ dei recenti raid aerei e lascera’ a terra i suoi jet. Parole surreali se si pensa che solo il 17 settembre vicino Dei Ezzor proprio a causa di un grossolano errore di valutazione due caccia-bombardieri americani A-10 Warthog e due F-16 hanno ripetutamente bombardato posizioni dell’esercito siriano uccidendo oltre 30 soldarti di Damasco. Il tutto aiutando – di fatto – sul campo le forze di Isis che fino a quel momento erano in difficolta’. La Russia intanto aumenta e rafforza la sua presenza militare nel Mediterraneo schierando per la prima volta la portaerei Admiral Kuznetsov a largo delle coste siriane. La Kuznetzov, lunga 303 metri e con un dislocamento di 50.000 tonnellate, e’ la nave da guerra piu’ grande della flotta russa. A scortarla nel bacino orientale del Mediterraneo ci saranno “almeno altre 6 navi da guerra e tre unita’ ausiliarie” ha dichiareato il ministro della Diesa Sergei Shoigu. (AGI) 

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