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Bordighera (IM). Si spreta don Marco Gasciarino, 45 anni, ordinato nel 1995, “Ragioni strettamente personali; infedeltà hanno offuscato il sacerdozio”

don_marco_gasciarino-H110321174559--U17027962632bKI-290x292-003-krsC--673x320@IlSecoloXIXWEB http://www.riviera24.it/articoli/2014/03/2…stato-clericale Da Bordighera Don Marco Gasciarino ha chiesto al Vescovo la dimissione dallo stato clericale Bordighera – Il messaggio di Don Marco ai suoi fedeli e l’omelia del Vescovo, Mons. Antonio Suetta Santa Maria Maddalena in Bordighera Don Marco Gasciarino, Parroco di Santa Maria Maddalena in Bordighera, ha chiesto al Vescovo la dimissione dallo stato clericale. Mons. Suetta ha celebrato la Santa Messa delle ore 11 incontrando la comunità della città alta. Domenica prossima alle 15, 30 inizierà il suo ministero di Amministratore Parrocchiale Don Rito Alvarez. Pubblichiamo di seguito il messaggio di Don Marco ai suoi fedeli e l’omelia del Vescovo. Messaggio di don Marco: Carissimi amici e parrocchiani, dopo aver riflettuto a lungo ed esaminato attentamente la mia vita personale e sacerdotale sono giunto alla decisione di chiedere al Vescovo di essere sollevato dall’incarico di parroco e dimesso dallo stato clericale. Questa mia richiesta conclude un percorso di ricerca interiore, accompagnato dalla preghiera e dall’aiuto di persone competenti e di fiducia, ricche di fede e di grande umanità. Le ragioni e i motivi che mi spingono ad abbandonare l’esercizio del sacerdozio sono strettamente personali. Prima di lasciare la parrocchia, però, desidero ancora una volta aprirvi il mio cuore per esprimere tutto quello che provo. Innanzitutto vorrei dire la mia gratitudine per l’accoglienza che mi è stata riservata, l’affetto e la stima da parte di molti che mi hanno sostenuto e accompagnato in questi anni di ministero sia qui a Bordighera che, negli anni precedenti, a Sanremo. Mi sono sentito di appartenere a una grande famiglia, nella quale ho trovato tante persone che mi hanno offerto la loro disponibilità e collaborazione, manifestandomi tanta fiducia e amicizia. Porterò sempre nel segreto del mio cuore tutte le confidenze che mi sono state fatte. Desidero ringraziare in modo particolare i collaboratori e coloro che si sono messi a servizio della comunità; un grazie particolare anche a quanti, con la loro preghiera e l’offerta delle loro sofferenze, hanno saputo essermi vicino nei momenti belli e in quelli più tristi della mia vita. So di non essere stato sempre all’altezza del compito affidatomi e per questo sento di chiedere scusa dal profondo del cuore per tutte le mie fragilità, debolezze, per i limiti e le infedeltà che hanno offuscato la luce meravigliosa del sacerdozio di Cristo in me. In particolare voglio scusarmi sinceramente con tutte le persone che ho offeso col mio modo di fare e che non ho saputo accogliere, capire o apprezzare. Ho sempre vissuto il mio essere sacerdote nella ricerca di una coerenza interiore rispetto ai principi nei quali credo e che hanno orientato tutte le mie scelte. Non sempre sono riuscito ad esservi fedele, commettendo tanti sbagli, ma ho cercato comunque di assumermi tutte le responsabilità conseguenti ai miei errori. Soprattutto mi affido all’infinita misericordia di Dio nella certezza che Lui è fedele alle sue promesse. Mi rendo conto che questa è una scelta inaspettata e difficile da comprendere per chi, senza conoscere il segreto del mio intimo, ha visto in me solo l’entusiasmo che generalmente mi ha contraddistinto nell’agire. Immagino che questo fatto lascerà molti nello sconforto e nella confusione. Chiedo scusa a coloro che rimarranno colpiti, addolorati e forse anche scandalizzati da questa mia decisione. Solo il tempo lenirà le ferite e, sono convinto, ci farà capire come Dio riesca a scrivere dritto anche sulle nostre righe storte, operando costantemente per il bene e la salvezza delle anime. Vivo questo momento con spirito di fede e, anche di fronte alle incognite del futuro, continuo a rimettere tutta la mia vita nelle mani del Signore, certo che Lui non mi abbandonerà mai, tracciando sempre un nuovo percorso di salvezza. Prego anche affinché Dio, infinitamente misericordioso, aiuti questa comunità a superare il momento di prova e faccia sorgere nuove e sante vocazioni sacerdotali nella nostra chiesa diocesana. Da oggi inizia una nuova tappa della mia esistenza che mi porterà fisicamente lontano da questa terra che amo. Parto con il cuore ricco di tanti ricordi bellissimi, di volti e situazioni davvero speciali. Qui, oltre a una parte del cuore, lascio tante persone a cui sono davvero affezionato e alle quali chiedo perdono e misericordia, preghiera e amicizia, augurando a tutti ogni bene e invitando ciascuno a tenere ben fisso lo sguardo su Gesù, l’unico che non delude mai. Vi abbraccio di cuore. don Marco L’omelia di Mons. Antonio Suetta: Il tema di questa III domenica di Quaresima è quello della sete. La scena che abbiamo sentito raccontare nel Vangelo si svolge attorno a un pozzo. In quel luogo si toccano due estremi: da una parte una donna, simbolo dell’abiezione più grande – in quel contesto storico – solo per il fatto di essere donna, poi per essere samaritana, cioè religiosamente emarginata, e poi per essere una di quelle “un po’ leggere”, come diremmo noi; dall’altra Dio, sorgente dell’acqua che zampilla per la vita eterna, che non teme di avere a che fare proprio con quella donna e si ferma proprio per lei. Il pozzo è il simbolo per eccellenza del corteggiamento, ma anche luogo a cui conduce il bisogno di bere, cioè la sete. Come per la donna di Samaria, accade così per ogni uomo: l’esperienza del proprio bisogno può aprire ad opportunità o menzogne, percorsi nuovi o impedimenti. Attorno a quel pozzo accade un’esperienza di consegna: la donna, all’inizio piuttosto reticente e sospettosa, si apre e si consegna a Gesù, che sogna le messi mentre ancora non è stagione, che vede già i possibili sviluppi positivi di quell’incontro. La donna, che annoverava ben 5 mariti e un convivente, era andata diverse volte a quel pozzo. Avanti e indietro da quel luogo tante volte e puntualmente da sola con la sua sete. Aveva in cuore un carico di passioni insoddisfatte, proprio come accade a ciascuno di noi: ci sembra di aver trovato ciò che potrebbe finalmente placare quella sete di senso che ci portiamo dentro per poi ritrovarci a contatto soltanto con esperienze che non fanno altro che aumentare quella sete. E così, come per una triste condanna, eccoci di nuovo con una brocca in mano a ripercorrere strade che appaiono nuove e promettenti, sperando che quella intravista sia finalmente la volta buona. Grazie a Dio, all’angolo dei nostri snodi c’è Lui, che ci aspetta stanchi del nostro viaggio, che ci accoglie con simpatia pur sapendoci impastati di fragilità, che ci insegue con infinita pazienza, anche quando sfuggiamo dalla sua mano come la donna, che fraintende, cambia discorso, fa battute… ma Lui non demorde. Sembra sia la donna a tenere in mano il gioco e il Signore glielo fa credere. E invece è Lui che con la pedagogia dell’accondiscendenza la guida senza che ella neppure si accorga. A quel pozzo incontriamo un Dio che proprio nell’atto di condividere la nostra stessa stanchezza ci svela il motivo del nostro inaridimento: quei cinque mariti e quella vita sfilacciata! Il problema, infatti, sembra ripetere Gesù, è quella sorta di pensiero assurdo che ci porta a credere di spegnere la sete affidandoci a qualcosa o qualcuno esterno da noi. E così, mentre vaghiamo di pozzo in pozzo, aggiungiamo esperienze a esperienze, relazioni a relazioni, rischiando di trascorrere un’intera esistenza affidando ora all’uno ora all’altro il compito di consegnarci il senso della vita. Il cuore è fatto per altro, è fatto per Dio: niente che non sia Lui lo può colmare. Sempre precaria, all’infuori di Lui, è l’esperienza della nostra felicità. Sempre a rischio. A volte per un nulla. Gesù non usa parole che umiliano, ma piuttosto parole che restituiscono fiducia. Le pronuncia a partire da una comune esperienza di stanchezza, che ha voluto condividere e fare sua, non dall’alto di una cattedra. Nessuna parola di condanna, nessun discorso moralistico, nessun processo per la vita passata di quella donna, che piano piano prende coscienza di ciò a cui l’ha ridotta quell’andirivieni estenuante e scopre con sorpresa che la soluzione al suo bisogno è dentro di lei. Finalmente una parola che non la riduce a oggetto ma le ridona dignità e bellezza. “Sono io che ti parlo…” così Gesù alla fine si manifesta e svela che il Dio che ci salva va oltre ogni pregiudizio, non ci scarta per la condizione in cui ci siamo ridotti, ma ci conduce verso ciò che di più vero abbiamo iniziato a presagire. Quando l’incontro con Dio è autentico, mette in cammino verso gli altri, a cui raccontare ciò che Lui ha fatto per noi svelandoci il più profondo del cuore. Nel momento in cui ciò accade anche Dio inizia a sognare e, sebbene non sia ancora la stagione per farlo, già intravvede i campi pronti per la mietitura. Nel quadro della bontà di Dio che accoglie e custodisce la fragilità dell’uomo, oggi sono venuto in questa comunità parrocchiale per comunicare una notizia che indubbiamente riempie l’animo di noi tutti di grande stupore e di sofferenza: il vostro Parroco, don Marco Gasciarino, mi ha formalmente chiesto di essere sollevato dall’incarico di Parroco di Santa Maria Maddalena in Bordighera, dei Santi Pietro e Paolo in Sasso e di San Martino in Seborga, ed ha chiesto di essere dimesso dallo stato clericale. Don Marco in questi ultimi mesi ha valutato nella sua coscienza e davanti a Dio situazioni, difficoltà e prospettive, che lo hanno condotto a pensare un proseguimento della sua vita diverso dalla strada del ministero sacerdotale, esercitato per quasi vent’anni dal giorno della sua ordinazione presbiterale, avvenuta il 6 maggio 1995. Ha condiviso riflessione e preghiera con sacerdoti e laici e con me, nello sforzo di comprendere le ragioni profonde della sua crisi vocazionale e di rintracciare possibili percorsi di superamento: ciò, secondo la sua coscienza, non è stato possibile ed allora si è determinato a chiedere di lasciare l’esercizio del ministero sacerdotale. Come già detto, questa scelta riempie il nostro animo di grande dolore perché condividiamo la faticosa rinuncia ad una condizione di vita generata dal sacramento dell’Ordine e ad un servizio al Vangelo e alla Chiesa. In questo momento si conclude una fase della vita di don Marco, iniziata come risposta alla chiamata del Signore, con lunghi anni di discernimento, di formazione e di servizio pastorale. Non possiamo non leggere questo fatto come una battuta di arresto di un sì alla volontà di Dio, che ha chiamato don Marco al ministero sacro. Tutto questo addolora profondamente il Vescovo, l’intero presbiterio di Ventimiglia – San Remo e certamente le parrocchie servite da don Marco e tutti coloro che in lui hanno visto e trovato il ministro di Dio. Per quel che riguarda lui e questo passaggio della sua vita ritengo di non dover dire di più, in quanto le situazioni che lo hanno condotto a questa decisione e le prospettive future sono aspetti strettamente personali. Allo stesso modo, pur considerando – come è giusto – un fatto negativo il recedere da un impegno di vita accolto e corrisposto con gioia e libertà, mi astengo da ogni tipo di giudizio morale perché non mi compete: é un ambito circoscritto alla sua coscienza davanti a Dio. Invito chiunque a fare altrettanto, evitando dietrologie, pettegolezzi e previsioni, che provocherebbero soltanto ulteriore ingiusta sofferenza a lui e alla nostra Chiesa. Nell’esercizio del suo ministero don Marco, nonostante i limiti e le insufficienze che tutti abbiamo, è stato generoso e molto impegnato; tanti lo hanno apprezzato ed hanno ricevuto da lui molto bene. Soprattutto ha dispensato con instancabile impegno i doni messi da Dio nelle sue mani: la Parola, i Sacramenti e il servizio. Di questo siamo grati al Signore e a lui. Come prete, in molte circostanze della vita delle persone, ha ascoltato, confortato e sostenuto. Per lui ora è un momento di particolare fatica: noi possiamo rendergli il contraccambio della preghiera, dell’affetto e della nostra compagnia. Anche se visitati dalla tristezza e dalla delusione, per noi don Marco resta la persona che abbiamo conosciuto, con i suoi pregi e difetti, e reciprocamente rimaniamo un dono incontrato nel cammino della vita, lui per noi e noi per lui, anche se le nostre strade ora si dividono. Il bene che ha compiuto in questa Parrocchia e in questa Diocesi rimane un tesoro per noi e per lui. Don Marco verrà sostituito da don Rito Alvarez, che inizierà domenica prossima il suo servizio pastorale in mezzo a voi e per voi. Sono venuto personalmente a darvi questa notizia per esortarvi a rimanere uniti, superando ogni difficoltà con la preghiera e la vera condivisione fraterna; ho grande fiducia che la Parrocchia, pur nella fatica e nello smarrimento di questo momento, saprà continuare con fede e buona volontà nel cammino di sequela del Signore Gesù. A don Marco ancora una volta dico tutto il mio affetto e la mia gratitudine e gli auguro di rimanere attento e aperto alle sorprese di Dio. + Antonio Suetta di Diocesi24 23/03/2014 www.diocesiventimiglia.it/?idpag=138&idp=1139 Don Marco Gasciarino Clero Diocesano – Tel. 0184 261791 – Cell. 348 7344794 – Contatto Email – Ordinato il 06/05/1995 Incarichi: – Parroco Santa Maria Maddalena, BORDIGHERA – Tel. 0184 261791 – Parroco Santi Pietro e Paolo, BORDIGHERA – Parroco San Martino Vescovo, SEBORGA – Tel. 0184 223907 – Direttore Ufficio per la Pastorale della Famiglia – Responsabile della Commissione per la Famiglia e la Vita – Membro del Consiglio di amministrazione dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero http://www.ligurianotizie.it/dimissioni-pe…4/03/23/120969/ DIMISSIONI PER IL PARROCO DI BORDIGHERA 23 marzo 2014 21:16Visite: 38 preteIMPERIA. 23 MAR. Don Marco Gasciarino, 45 anni, parroco di Santa Maria Maddalena, a Bordighera, avrebbe chiesto le dimissioni dal suo stato ecclesiastico. Don Marco, che ha fattto richiesta al Vescovo, ha celebrato la sua ultima messa e poi ha incontrato i fedeli per un saluto. All’origine della richiesta, sembra cisiano motivi personali.  

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