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Borsa ancora a picco -2,37%, ma da inizio anno -28%

Milano – La Brexit pesa ancora sulle Borse in tutta Europa. La peggiore è Milano con il mercato azionario in ulteriore calo nel pomeriggio: l’indice Ftse Mib che cede il 2,37% a 15,351 punti e l’All Share sul -2,49%. Il Ftse Mib ha ormai portato il ribasso dall’inizio dell’anno al -28,3% mantenendo la maglia nera nella classifica delle piazze azionarie mondiali.

Oggi sono protagonisti in negativo sempre i bancari, con Intesa e Monte Paschi nuovamente congelati, mentre Bpm cede il 5,1%, Banco Popolare il 5,8%, Mediobanca l’8,3%, Unicredit il 7,2%. Ubi segna -5,4% dopo la presentazione del piano. Nella bufera anche i finanziari, con Unipol -6,9% e Generali congelata. Altri ribassi particolari per Yoox, che perde il 10%, e nel lusso per Ferragamo (-5,6%) e Moncler (-4,4%). Tengono i titoli dell’energia, con Eni +1,6%, Enel +1,1%, Terna +1,4%; bene Recordati sul +2,5%.

A Londra (-1,61%),oltre a quello bancario, è in forte sofferenza anche il comparto immobiliare, con gli investitori che si spostano sui titoli dei concorrenti di Eurolandia. Francoforte segna -2%, Parigi -1,91% e Madrid -1,63%. 

Londra chiede tempo, ma l’Europa pressa e chiede che dopo il referendum di giovedì sulla Brexit, le procedure per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione siano “rapide”. I leader britannici, in particolare i conservatori che hanno appoggiato l’opzione ‘Leave’, prendono tempo e smorzano i toni della campagna elettorale, ma a poche ore dal vertice di Berlino che vedrà al tavolo il presidente francese, Francois Hollande, la cancelliera tedesca, Angela Merkel e il premier italiano, Matteo Renzi, il messaggio dell’Europa e’ netto: l’uscita di Londra deve essere veloce, perché l’Europa non può attendere. 
“Non voglio che la Gran Bretagna volti le spalle all’Europa o al resto del mondo. Dobbiamo portare unità di spirito e di intenti e condannare l’odio e la divisione dove li vediamo”, ha detto oggi nel suo primo intervento dopo il referendum il ministro dell’Economia britannico George Osborne. “Il popolo britannico ci ha dato delle istruzioni, c’è molto da fare per farlo funzionare”, ha proseguito Osborne, “partiamo da una posizione di forza guadagnata duramente e, qualunque siano le indubbie sfide davanti, io e i miei colleghi siamo determinati a fare il meglio per la Gran Bretagna”. L’economia britannica comunque “è forte nei suoi fondamentali: siamo altamente competitivi e siamo aperti agli affari”, aggiunge Osborne, che secondo molti osservatori ha già lanciato il guanto di sfida a Boris Johnson per la leadership dei Tories e ‘parla già da futuro premier’. Lo stesso Johnson, uno dei più fieri oppositori della linea ‘Remain’ sposata da David Cameron, ripete oggi al Daily che l’uscita de Regno Unito dalla Ue deve realizzarsi “senza fretta”, perché la Gran Bretagna “fa parte dell’Europa” e la cooperazione con i suoi vicini del continente deve “intensificarsi”. 
Ma la risposta che arriva da questa parte della Manica è chiara: il popolo britannico ha deciso, ora bisogna accelerare. “La procedura per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea deve attuarsi rapidamente”, dice il ministro delle finanze francese, Michel Sapin, sottolineando che questa è la posizione di Francia e Germania. “E’ stata presa una decisione, totalmente democratica, e deve essere rispettata tanto da noi che dal popolo britannico”, ha concluso Sapin. “Bisogna negoziare subito, rapidamente, con il Regno Unito questo articolo 50, che avvia la procedura di divorzio, e bisogna farlo il più rapidamente possibile – aggiunge il Commissario Ue agli affari economici e finanziari Pierre Moscovici – la cosa che l’economia detesta è proprio l’incertezza, quindi bisogna accelerare la procedura”. (AGI)

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