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Borse in forte calo, Milano maglia nera

(AGI) – Roma, 4 set. – Giornata nera per le borse europee, tutte in negativo a fine seduta: non e’ stato sufficiente il secondo giorno di chiusura estiva delle borse cinesi per calmare i nervi dei mercati finanziari. La giornata, cominciata con il segno meno su tutte le piazze asiatiche, si e’ conclusa con un deciso tonfo per i mercati azionari del vecchio continente, aggravato dall’apertuta in decisa di flessione di Wall Street. Sulla scia dei listini del Pacifico, le borse europee hanno aperto negative per poi estendere progressivamente le perdite: la maglia nera va a Milano, giu’ di oltre il 3,%. Pesante anche Francoforte, che cede il 2,7% sulla scia di un calo degli ordini all’industria piu’ profondo del previsto. Parigi segna -2,8%, Londra -2,3%. In lieve ripresa l’euro, risalito sopra quota 1,11 dollari dopo lo scivolone di ieri, mentre, sul mercato del debito, lo spread Btp/Bund rimane stabile intorno ai 120 punti. Resta volatile il prezzo del petrolio, con il barile Wti che, dopo una fase in rialzo, si attesta in lieve flessione sotto 47 dollari. Sulla giornata ha pesato l’onda asiatica, che ha fatto registrare una chiusura pesante a Tokyo: complice il notevole rafforzamento dello yen la borsa giapponese ha chiuso in calo del 2,15%. Pesante anche Seul (-2,15%), mentre Hong Kong ha chiuso in calo dello 0,45% e toccato i minimi dal 9 luglio 2013. I ribassi maggiori si concentrano sul settore energetico: PetroChina perde il 3,7%, China Petroleum & Chemical Corp arretra del 3,4%. Intanto Confindustria lancia un forte allarme sullo stato di salute dell’economia mondiale: c’e’ il rischio di “stagnazione secolare” e occorre un mix di politiche per accelerare la crescita. “La crescita mondiale”, sottolinea il Centro studi di viale dell’Astronomia, “e’ molto piu’ lenta del passato e delle attese”, si legge nella nota, “le previsioni correnti per il Pil globale sono +3,2% nel 2015 e +3,6% nel 2016, molto distanti dal +5,1% medio annuo pre-crisi e potrebbero rivelarsi ottimistiche”. Secondo il Csc, “le cause sono: rallentamento demografico, minori investimenti, piu’ debole dinamica della produttivita’”. Per questo, concludono i tecnici di Confindustria, “occorrono politiche per rilanciare la domanda, favorire la spesa in ricerca e sviluppo, procedere con le riforme strutturali, puntando sul manifatturiero, motore dello sviluppo”. .
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