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Boschi contro Appendino: la grillina 'anomala' e la renziana di ferro a confronto

La “grillina anomala” Chiara Appendino contro il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. I 61 milioni che Torino chiede dal fondo perequativo Imu-Ici sono il terreno di scontro tra le due protagoniste della politica italiana. Giovani, preparate, potenti, eccole a confronto.

Chi è Chiara Appendino

Trentadue anni, in politica da sei, Chiara Appendino è lontana da stilemi grillini incarnati da Roberta Lombardi o Paola Taverna. Vicina politicamente alle periferie, lontana fisicamente, scrive l’EspressoBocconiana, viene dal mondo della buona borghesia imprenditoriale torinese. Il padre Domenico è stato per trent’anni dirigente ed è ora vicepresidente esecutivo di Prima Industrie, macchinari laser: un pedigree rassicurante per quegli ambienti che sulla decrescita felice non punterebbero un penny. Dalla Bocconi è uscita con una laurea con lode in Economia internazionale e management e una tesi di marketing sulle strategie di entrata nel mercato cinese, materiale di prima mano visto che suo padre era responsabile dello sviluppo internazionale e a lui si deve l’apertura di vari stabilimenti Prima Industrie in Cina. 

Sposata con Marco Lavatelli, proprietario di una piccola azienda di famiglia di oggetti per la casa tra Torino e Borgaro: dove la Appendino ha lavorato dal 2010, dopo aver fatto un triennio alla Juventus, oggetto anche della tesi della laurea specialistica, nel 2008, “La gestione dei costi di una società di calcio: la valutazione del parco giocatori”. 

Il 2010 è anche l’inizio della sua avventura politica, quando s’avvicina a un banchetto 5 Stelle al mercato di Porta Palazzo. L’anno dopo è già candidata alle Comunali. Secchiona quanto basta e puntigliosa per mestiere, si mette a spulciare atti e liste: dalla questione degli affidamenti diretti di incarichi sotto i 20mila euro da parte del Comune, che pur senza esiti giudiziari porta alle dimissioni del braccio destro dell’allora sindaco Chiamparino, fino alle dotazioni e ai contributi elargiti per la cultura e le associazioni, ora uno dei suoi cavalli di battaglia.

Finisce nel mirino per i 23 mila euro di “permesso retribuito” che l’azienda del marito dove continua a lavorare incassa ogni anno dal Comune; ma rinuncia al gettone di presenza, duemila euro al mese lordi. 

La grillina anomala

Per i media, la Appendino è una “grillina anomala”: “Viene considerata piuttosto indipendente dagli organi direttivi del Movimento 5 Stelle: per esempio non ha firmato il “contratto” che vincola Virginia Raggi e gli altri consiglieri comunali eletti a Roma allo staff del M5S”, si legge su Il Post. “In passato Chiara Appendino ha detto di sentirsi “totalmente” a suo agio e “integrata nel Movimento”, ma anche di seguire poco le dinamiche nazionali del M5S: “Mi occupo del territorio e del bene della mia città””.

Chi è Maria Elena Boschi

Nata a Montevarchi, in provincia di Arezzo, Maria Elena Boschi ha sempre vissuto a Laterina. La passione politica, racconta Linkiesta, l’ha ereditata dai genitori: il padre, Pier Luigi, è una sorta di latifondista della zona, siede in decine di consigli di amministrazione di aziende agricole, tra olio e vino, è stato Presidente della Confcooperative Arezzo dal 2004 al 2010 ed è finito nel mirino delle cronaca giudiziaria per il suo ruolo nella vicenda di Banca Etruria, istituto di credito considerato «l’hub nazionale per la compravendita di oro», negli ultimi tempi un po’ in ribasso e in cerca di acquirenti. La madre, Stefania Agresti, è ex vicesindaco di Laterina con un passato nella Democrazia Cristiana.

Chi conosce Maria Elena la descrive umile ma tenace, solare, attaccata alle radici toscane e cattoliche. L’adolescenza la trascorre in parrocchia con una parentesi da catechista. Nel mezzo una Giornata Mondiale della Gioventù a Parigi datata 1997. Maria Elena studia e si appassiona a diritto societario e tributario. L’incrocio virtuoso toscano, dove tutti conoscono tutti, insieme a un’ottima conoscenza delle materie giuridiche, le dà quelle basi per entrare in uno degli studi legali più blasonati di Firenze: il Tombari Corsi D’Angelo e associati.


Chi è Umberto Tombari – Tra gli avvocati civilisti più stimati d’Italia, nel 2001 è stato nominato membro della Commissione ministeriale per la riforma del diritto societario istituita presso il ministero di Giustizia da Michele Vietti, attuale vice presidente del Csm: al fianco aveva un decano del diritto privato come Pietro Trimarchi. Nel 2012 ha collaborato al Decreto Sviluppo di Corrado Passera, curando il “contratto di rete sulle aggregazioni tra imprese”. È presidente del Consiglio di amministrazione di Sici (Sviluppo Imprese Centro Italia), partecipata da istituti finanziari come Fidi Toscana, Mps Capital Services, Banca Cr Firenze, Cassa di Risparmio di San Miniato e Banca Etruria. Tombari è poi presidente del consiglio di amministrazione di Firenze Mobilità, scatola legata a doppio filo con il comune di Firenze di Matteo Renzi, dove la parte del leone la fa Firenze Parcheggi dove fino al 2013 era amministratore delegato il Richelieu del rottamatore fiorentino, quel Marco Carrai arrivato alla Camera per seguire il primo discorso dell’allora presidente del consiglio con la first lady Agnese. E proprio come Carrai, Tombari ha un posto nell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze: è componente del comitato di Indirizzo. Tombari è molto altro ancora: consigliere indipendente della casa di moda Ferragamo e di Prelios-Pirelli. L’altro socio fondatore dello studio, Francesco Corsi, ha fatto anche lui parte di consigli di amministrazione importanti come Cassa di Risparmio di Firenze o la Fondiaria-SAI di Salvatore Ligresti, in tempi migliori rispetto a quelli di adesso.


Di certo Maria Elena in questo studio in piazza Indipendenza capisce in fretta come funziona il mondo. E soprattutto l’Italia. Eppure inizia facendo politica “dalla parte sbagliata”: nel 2009 insieme all’amico e collega avvocato Francesco Bonifazi, poi tesoriere del Pd renziano, sosteneva la corsa a sindaco di Firenze del dalemiano Michele Ventura.

L’ascesa di Maria Elena Boschi

  • Entra nel cda di Publiacqua, partecipata che gestisce il servizio idrico di 43 comuni del Valdarno.
  • Nel 2012 sale sul camper con Sara Biagiotti e Simona Bonafè per fare da staff a Renzi nella corsa alle primarie contro Bersani. Diventa donna di punta del giglio magico renziano e consigliera giuridica di Matteo. Batte la concorrenza della Bonafè, «lombarda di nascita ma fiorentina ad honorem» nonché renziana della prima ora. Nel totoministri il nome della Boschi è uno dei pochi a non essere in discussione e la poltrona, pur sprovvista di portafoglio, conferma le previsioni.
  • La benedizione mediatica arriva però con l’ultima Leopolda, quella di ottobre in cui Boschi cura l’organizzazione presenziando sul palco insieme a Matteo Renzi.   

Approdata al governo le tocca il ministero per le Riforme costituzionali e i Rapporti col Parlamento. Mette la faccia sullo sbarco mediatico dei nodi più delicati del neonato esecutivo: dal decreto salva-Roma alle quote rosa dell’Italicum passando per i sottosegretari Pd indagati. 

La riforma costituzionale che verrà bocciata al Referendum del 4 dicembre porta la sua firma e quella di Matteo Renzi. 

Il 12 dicembre 2016 viene nominata Sottosegretaria unica alla presidenza del Consiglio nel governo Gentiloni, generando numerose polemiche, a causa delle sue precedenti dichiarazioni riguardo l’abbandono delle cariche politiche in caso di vittoria del “No” al referendum costituzionale

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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