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Boschi sul referendum, "governo sarà valutato nel 2018"

Capri – “Noi non cerchiamo nel referendum la nostra legittimazione. I cittadini valuteranno il governo nel 2018 quando saranno chiamati a votare”: il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, da Capri è tornata a sottolineare che il referendum costituzional del 4 dicembre non è un voto sull’esecutivo, la cui capacità di azione verrà valutata solo alle prossime elezioni politiche. “La nostra Costituzione prevede che sia il Parlamento a dare la fiducia ai governi”, ha spiegato, “però è anche vero che noi non cerchiamo nel referendum una legittimazione, che il governo ha tutti i giorni nelle politiche che mette in campo e che i cittadini valuteranno nel 2018 alle elezioni politiche”.

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In caso di vittoria del No, ha aggiunto la Boschi, “vedremo gli scenari che si apriranno. Si rimette tutto nelle mani del presidente della Repubblica, ma sono convinta che vincerà il Sì”. Quindi nessun Piano B in caso di sconfitta: “Noi pensiamo solo al piano A, perchè credo sia interesse del Paese che questa riforma possa entrare in vigore”, ha insistito il ministro.

“Quando i cittadini saranno chiamati a votare, il governo verrà giudicato”, insiste il ministro. Il referendum però “è una scelta per i prossimi 30 anni, per il futuro del paese” e “prescinde da un voto sul governo”. “Dobbiamo chiederci se la riforma è una scelta migliore o peggiore per il paese”, conclude. ​I

l ministro Boschi ha replicato alle parole della deputata di Forza Italia, Mara Carfagna, che sempre da Capri ha accusato il Governo di usare il voto sulla riforma della Costituzione “per cercare una legittimazione che non ha, visto che è entrato a Palazzo Chigi dalla porta secondaria”. Carfagna ha anche ribadito il no al referendum costituzionale del 4 dicembre. La parlamentare azzurra ha sottolineato come quanto ai costi del Senato si risparmia solo “sull’indennità dei senatori, si tratta di 50-60 milioni di euro euro l’anno, il costo di un caffè a cittadino. Risparmiamo un caffè e ne perdiamo in funzionalità, efficienza e livello di rappresentanza. Mandiamo in Senato – ha conlcuso – persone non elette dai cittadini per fare anche cose importanti“. (AGI)
 

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