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Bracciano, il tribunale della acque accoglie il ricorso di Raggi. Ma in parte

Alla fine è arrivata. La tanto attesa sentenza del Tribunale delle Acque sul contenzioso tra il Comune di Roma e la Regione Lazio in merito all’uso dell’acqua del Lago di Bracciano è stata resa nota. Acea potrà continuare a captare acqua dal bacino lacustre anche se in un quantitativo molto ridotto rispetto al solito: 400 litri al secondo contro i 1.200 dichiarati in media nei primi sette mesi dell’anno.

Cosa è cambiato rispetto alla prima ordinanza

In molti, alla vigilia, ritenevano che il Tribunale che si occupa di dirimere contenziosi legati ai servizi idrici, stavolta assumesse una decisione diversa da quella assunta in occasione del precedente ricorso di Acea contro la prima Ordinanza della Regione Lazio. In quella occasione la scelta del Tribunale fu di respingere il ricorso presentato da Acea. Rispetto a quella occasione però è cambiato il quadro generale e gli attori. Intanto a muoversi non è stata l’Acea, la concessionaria del servizio idrico, ma il Comune di Roma, suo principale azionista. Poi è cambiata la strategia. Il Comune infatti ha fatto pesare il diritto dei cittadini e della città ad avere un approvvigionamento idrico sufficiente a non mandare in crisi i servizi essenziali, come per esempio ospedali e vigili del fuoco e anche per garantire i servizi igienici essenziali alle strutture ricettive della città. Si è trattato di una scelta essenziale che è stata possibile anche dal nuovo dispositivo adottato dalla stessa Regione Lazio. La nuova ordinanza infatti, mitigava la precedente, proprio perché riconosceva le priorità di ordine igienico e sanitario avanzate dal Comune di Roma e dava ad Acea più tempo per provvedere a correre ai ripari senza lasciare a secco Roma e i romani. 

Il principio che il giudice ha ritenuto prioritario

Il giudice Stefania Santoleri ha espressamente riconosciuto questo passaggio. A prevalere, secondo il giudice, è l’interesse diretto a “scongiurare il rischio di compromissione della salute pubblica, atteso che – si legge nella sentenza – si tratta di un danno certo, imminente ed irreparabile”. Al contrario invece del danno ambientale “derivante dalla sola captazione dell’acqua da parte di Acea Ato, si appalesa incerto e non imminente’’. Da qui la decisione di sospendere l’ordinanza della Regione nella parte in cui riduce a solo due moduli la captazione da parte di Acea e di fermarla entro il primo settembre. Acea potrà dunque continuare ad emungere dal lago una quantitativo pari a circa 400 litri al secondo, e questo indipendentemente dai livelli del lago, o dai limiti imposti dalla precedente concessione che imponeva di rispettare le oscillazioni naturali del bacino lacustre. Il giudice ha ritenuto che la quantità di acqua concessa sia al limite del fabbisogno minimo indicato dalla stessa Acea a mantenere in attività i servizi essenziali che sarebbe pari a circa 500 litri al secondo.

Livello del lago mai così basso

Nel frattempo, e nonostante la riduzione dei consumi, il livello del lago di Bracciano, continua a scendere. Oggi le aste idrometriche del Parco Regionale misurano meno 174 centimetri. Si tratta di un livello record. Nei prossimi giorni e fino alla ripresa delle piogge il lago continuerà a scendere per effetto non solo della captazione, ma anche della evaporazione che in questo periodo dell’anno è al suo massimo livello. A fine stagione il livello sarà sceso presumibilmente intorno alla quota di meno 200 centimetri. A quel punto secondo le rilevazioni del Consiglio Nazionale delle Ricerche, oltre un quinto della sua capacità di auto-rinnovamento sarà definitivamente compromessa. Già oggi in molte aree emergono fondali e con loro gli habitat necessari alla ossigenazione delle acque. Gli effetti dell’abbassamento delle acque sono ovunque macroscopici.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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