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Breve guida alle elezioni in Molise

Il Molise sarà davvero l’Ohio d’Italia, ovvero l’area dove si giocherà la partita del governo? Di sicuro rispetto alle regionali friulane del 29 aprile, dove appare abbastanza scontata la vittoria del candidato leghista Massimiliano Fedriga, il verdetto elettorale di questa domenica appare più incerto e, per questo, i partiti lo attendono nell’auspicio di tornare al tavolo delle trattative per l’esecutivo con una posizione di maggiore forza. Il Movimento 5 stelle spera che la regione a statuto ordinario più piccola della penisola (nonché la più giovane: fu istituita nel 1963) diventi la prima a guida grillina. La Lega spera di allargare ulteriormente il divario di consensi che la separa da Forza Italia per avviare la “scalata” su un alleato sempre più scomodo e ingombrante

  • Sono 331.253 gli elettori molisani chiamati domani ad eleggere il Presidente della regione e il Consiglio regionale. I maschi sono 162.936, le femmine 168.317. Rilevante la percentuale di molisani all’estero: sono 78.361. Le sezioni elettorali sono 394.
  • I consiglieri regionali da eleggere sono 20. Verrà eletto Presidente chi otterrà il maggior numero di voti senza ballottaggio. Alla coalizione del presidente eletto sono garantiti almeno 12 seggi, ma non può ottenerne più di 14. Sono escluse dalla ripartizione dei seggi le coalizioni di liste e le liste non riunite in coalizione collegate ad un candidato alla presidenza della Giunta regionale che abbiano ottenuto meno del 10% dei voti validi. Lo sbarramento per le liste che fanno parte di una coalizione è al 3%.
  • I 4 candidati alla presidenza della Regione Molise sono: Andrea Greco (M5S), Donato Toma (Centrodestra), Carlo Veneziale (Centrosinistra) e Agostino Di Giacomo (Casapound).

Chi sono i candidati?

“Presidente dell’ordine dei commercialisti di Campobasso, Toma è appoggiato da ben 9 liste, di cui quattro di ambito nazionale (FI, Lega, FdI, Udc) e ben cinque di ambito locale”, spiega Quotidiano.net, “tra queste, ce ne sono almeno due capeggiate da forti portatori di voti in Regione: una fa capo all’ex governatore della regione, Michele Iorio, e una al ras della sanità privata locale nella zona di Isernia, l’eurodeputato Aldo Patriciello (FI)”.

“La seconda coalizione è quella di centrosinistra che parte dal Pd, passa per frattaglie locali e arriva fino a LeU”, prosegue la testata online, “scaricato il presidente regionale uscente, Paolo di Laura Frattura (ex Dc-Ppi- Margherita, ora Pd), un Pd ridotto ai minimi termini ha puntato su un assessore uscente della giunta Frattura, Carlo Veneziale, appoggiato da cinque liste, tra cui LeU”.

Ma la vera novità è l’M5S. “Il candidato governatore si chiama Andrea Greco: giovane laureato in Giurisprudenza, oggi ha 33 anni e la sua sola esperienza politica precedente è stata la candidatura nel 2013 quando è stato il primo dei non eletti, poi, per cinque anni, ha fatto il portaborse dei 5Stelle in consiglio”, leggiamo ancora su Quotidiano.net, “insomma, un grillino della prima ora, gode della scia di un grande successo, quello ottenuto dall’M5S alle Politiche, che in Molise, come in tutto il Sud, ha fatto il botto”.

Come era andata alle politiche?

In Molise, come in tutto il mezzogiorno, fu una valanga pentastellata. Il Movimento si aggiudicò il 44,8% dei voti, conquistando tre seggi uninominali su tre e uno dei due assegnati con il proporzionale. Il quinto, per i complessi meccanismi del Rosatellum, andò a una deputata di Leu, Giuseppina Occhionero di Leu, che pure prese solo il 3,4% dei voti. Il centrodestra si attestò al 29,8%, il centrosinistra al 18,1%. 

Cosa dicono i sondaggi?

Sarà un testa a testa all’ultimo voto tra centrodestra e M5s. Un sondaggio di Euromedia Research dello scorso 11 aprile dava la coalizione di centrodestra al 36,6% e il Movimento cinque stelle al 34,2%, con il centrosinistra decisamente staccato al 24,1%. Secondo Affari Italiani, il partito di Luigi Di Maio rischia di pagare l’atteggiamento un po’ troppo atlantista e filoeuropeo delle ultime settimane, che potrebbe allontanare la base dei ‘duri e puri’. Se Salvini, oltre a cannibalizzare i consensi degli alleati, iniziasse da Campobasso a pescare anche nel bacino di voto pentastellato, si tratterebbe di una novità molto significativa.

Leggi anche: Lega e M5s vogliono vedere prima chi vincerà le elezioni in Molise e Friuli

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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