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Brexit: al via tour diplomatico Osborne, Parigi attacca su tasse

Londra – Mentre il ministro dell’Interno, Theresa May, candidata a sostituire David Cameron a Downing Street, avverte che non ci sara’ alcuna marcia indietro sulla Brexit, il responsabile delle Finanze britannico, George Osborne, e’ volato a Wall Street per quella che sara’ la prima tappa di un tour diplomatico teso a rassicurare gli investitori sulla permanenza di Londra al centro della finanza mondiale nonostante l’esito del referendum. Intanto da Parigi arrivano pero’ bordate contro il piano di Londra di abbattere al 15% la tassa sugli utili alle imprese, nel timore che scateni una corsa al ribasso in tutto il vecchio continente.
“Oggi iniziera’ un lavoro vitale per costruire relazioni economiche e commerciali piu’ forti con i principali partner commerciali del Regno Unito”, ha dichiarato il Cancelliere dello Scacchiere in una nota prima di partire per New York, tappa alle quali seguiranno Singapore e la Cina. “Se la decisione del Regno Unito di lasciare la Ue comporta chiaramente sfide economiche, faremo ora tutto il possibile per renderlo il luogo piu’ attraente del mondo per fare affari”, ha aggiunto Osborne, che era stato un sostenitore del ‘Remain’, “continueremo a essere il faro del libero commercio, della democrazia e della sicurezza, piu’ aperti al mondo che mai”. Il ministro delle Attivita’ Produttive, Sajid Javid, venerdi’ scorso ha intanto gia’ avviato un tavolo per studiare un nuovo accordo commerciale con l’India.
Nel frattempo dal ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, arrivano dure critiche al cuore della strategia di Osborne per evitare una fuga degli investimenti dalla Gran Bretagna, ovvero l’abbassamento della tassa sugli utili delle imprese al 15% dall’attuale 20%. Con un simile sgravio Londra avrebbe l’aliquota piu’ bassa del G7 e la seconda piu’ bassa d’Europa dopo il 12,5% dell’Irlanda (aliquota che rese Dublino un paradiso fiscale di fatto, anche grazie a una legge, oggi modificata, che consentiva alle grandi multinazionali, soprattutto americane, di fissare la sede legale in Irlanda e la sede fiscale altrove e di nascondere cosi’ miliardi di dollari al fisco del paese natale).
“Non si esce da una difficolta’ nelle quali ci si e’ messi da soli con annunci di questa natura”, ha tuonato Sapin in conferenza stampa, “dentro o fuori l’Unione, tutti dovrebbero avere un comportamento amichevole”. “Ad ogni modo, non sono affatto persuaso che per la Gran Bretagna sia una buona scelta rispondere a un problema di credibilita’ e attrattivita’ economica con misure di carattere fiscale”, ha risposto il ministro di Parigi, dove le tasse sulle imprese sono invece tra le piu’ alte d’Europa. (AGI)

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