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Bruxelles: De Ficchy, solo con Procura Ue si fa prevenzione

Roma – “Ritengo che siano ormai maturi i tempi per la creazione di una Procura europea antiterrorismo. Se vogliamo fronteggiare con una efficace azione preventiva questo tipo di terrorismo che colpisce in maniera assurda e indiscriminata, occorre che l’Europa si doti di una struttura centralizzata transnazionale, che abbia poteri di indagine e non solo di coordinamento, che conti su una banca-dati di immediato accesso e sulle attivita’ investigative delle polizie dei singoli Paesi, che a loro volta agiscono come fossero articolazioni di questa Procura Europea. Solo con la prevenzione possiamo sperare di ottenere risultati. Altrimenti, non ha senso intervenire dopo, perche’ sarebbe comunque troppo tardi”. A parlare all’Agi è Luigi De Ficchy, capo della Procura di Perugia, gia’ alla guida di quella di Tivoli, con una lunga esperienza professionale acquisita a Roma nella lotta al terrorismo nazionale e internazionale e alla criminalità. “Sono stato alla Direzione nazionale antimafia ben 16 anni – spiega il magistrato – e ricordo gli enormi sforzi dell’allora Procuratore nazionale Pierluigi Vigna per avere in Italia una Procura antiterrorismo, che regolarmente ci veniva negata. Si era agli inizi del Duemila e all’epoca non c’era nel nostro Paese tutta questa sensibilità, forse perché da noi c’è sempre stata un’avversione verso gli organismi centralizzati. E invece era certamente necessaria e adesso per fortuna ne abbiamo una con poteri più incisivi”.

Per De Ficchy, il primo ostacolo alla creazione di una Procura europea antiterrorismo potrebbe essere rappresentato “dalle gelosie di ogni singolo Paese: nessuno ama avere intrusioni in casa propria. C’è poi il problema legato alla necessità di armonizzare i vari sistemi sanzionatori. Si pensi, ad esempio, che il 416 bis, cioe’ l’articolo del codice penale che disciplina e punisce l’associazione di tipo mafioso, esiste solo da noi e che ancora oggi facciamo fatica a convincere la Germania che il fenomeno mafioso esiste pure a casa sua con ben precise caratteristiche. In Francia invece hanno l’association de malfaiteurs, che è un altro tipo di reato. Insomma, tutto questo per dire che se vogliamo fronteggiare il terrorismo internazionale, è necessario abbattere le resistenze dei singoli Paesi. Occorre essere veloci e penetranti. Non è più tempo di indugiare, e spero che si arrivi alla creazione di una Procura europea antiterrorismo senza dover attendere altre azioni di sangue come quelle di oggi, perche’ francamente non ne abbiamo bisogno. Ci bastano gia’ quelle del passato. E’ giunta l’ora che i singoli Paesi europei facciano un’attività congiunta, unendo il lavoro delle loro polizie, con un ‘cervello unico’ che abbia sede in una qualsiasi città, sia essa Parigi o Bruxelles o altro, e che abbia un potere di azione concreto. Ormai lo scambio tra le Procure di due Paesi non e’ piu’ sufficiente, oltre a una struttura centralizzata serve anche una banca dati transnazionale cui accedere in tempi veloci. Lei non puo’ immaginare quanto sia invidiata e ammirata in tutto il mondo la banca dati della nostra Dna, grazie alla quale abbiamo fatto veramente passi da gigante per combattere la criminalita’ comune e mafiosa, andando ben oltre le collaborazioni dei singoli pentiti”. (AGI) 

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