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Buon Natale (con didascalia)

Dal blog Le Nuvole di Piergiorgio Paterlini (Espresso online 23.12.14)

“”Da molti anni, dopo aver smesso definitivamente di essere prima cattolico poi cristiano (è stato un processo lungo), non faccio – salvo precise eccezioni e salvo rispondere a chi li fa a me –  gli auguri di Natale, faccio quelli per l’anno nuovo. Ma oggi mi è tornata prepotentemente in testa una canzone di Lucio Dalla, in cui lui fa gli auguri per il nuovo anno ma ci infila anche il Natale. Anzi, tre Natali. La canzone è famosissima. Lucio Dalla augura e si augura che venga un tempo in cui ci sia «tre volte Natale» e sia «festa tutto il giorno». E ci sia «da mangiare e luce tutto l’anno», e che ognuno possa «fare l’amore come gli va» (aggiungo, ma era chiaro: senza che nessuno gli rompa i coglioni, sentinelle in piedi sedute sdraiate o che). E, se dio vuole, che anche i preti possano sposarsi, anche se «solo a una certa età». E altre cose belle così.

Lucio Dalla immagina di scrivere a un amico e verso la fine amaramente gli dice – adesso uso poche parole mie ma credo di ricordare fedelmente – guarda cosa ci si deve inventare «per poterci ridere sopra per continuare a sperare». È davvero così. Per quanto incredibile, oggi più di ieri sempre meno donne e uomini e vecchi e bambini hanno da mangiare. E di voglia di ridere ne è rimasta poca. E di speranza ancora meno. E bisogna fare un grande sforzo (la faticosa “leggerezza” di Calvino?) per riderci sopra senza sentirsi ed essere sciocchi, per continuare a sperare senza sentirsi ed essere stupidi. Ma il verso più bello, per me, racconta la favola di «muti che potranno parlare». È curioso che un altro grande poeta popolare in musica, Fabrizio De Andrè, e sempre in una canzone a suo modo natalizia, si augurasse «domani luminosi dove i muti canteranno e taceranno i noiosi». Ah, che bell’augurio, che bella favola, che sollievo. I muti che si mettono a cantare e i noiosi che tacciono. Sarebbe già meraviglioso così. Basterebbe questo, per cominciare. Perché sono tante, sempre di più, le persone senza voce, persone che si sentono private della possibilità di parlare, e che vorrebbero essere ascoltate non per finta, “muti” che sognano finalmente di “cantare”, che la loro voce, insomma, conti qualcosa. Dunque, grazie a Lucio Dalla e a Fabrizio De Andrè, quest’anno farò una deroga. Mente sogno «domani luminosi dove i muti canteranno e taceranno i noiosi», buon Natale.””.

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