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Buon Natale con Maria adultera, moglie di Erode che tradì con Giuseppe cugino del re

21754165_1283085701801441_1093062553_nDi Alessandro De Angelis –

Come mai vengono censurati articoli storici da parte di facebook grazie a segnalazioni spam da parte di utenti? Se portiamo false prove come mai non le smontano invece di usare la censura? Continuiamo, nonostante la censura, a portare altre prove tratte dai libri Codex Jesus sperando che incuriosendovi iniziate a verificarle di persona leggendo il libro, magari regalandolo a Natale ai credenti.

Stranamente i vangeli non dicono assolutamente nulla ne sulla madre di Gesù, ne su suo padre. Come mai? Il motivo è semplice, i due amanti erano moglie e cugino del re Erode il Grande e cospirarono contro il re per ucciderlo in quanto Maria era rimasta incinta da Giuseppe di Gesù.

Davvero Erode poteva aver paura che un neonato lo potesse detronizzare pur avendo un esercito regio con cui aveva sconfitto tutti gli avversari e le legioni romane dalla sua parte? Non è plausibile ne credibile. La Maria, terza moglie del re Erode il Grande, era figlia del sacerdote di Alessandria, Simone, figlio di Boeto, e tutti i personaggi di questa casata sono rintracciabili nei vangeli.

Elenco parziale della casata dei Boethus:

  • Simone Boethus, figlio di Boethus;

  • Mariamne o Maria II, figlia di Simone Boethus e terza moglie del re Erode il Grande ;

  • Erode “Boethus”, figlio di Mariamme e di Erode il Grande;

  • Joazar (variante di Eleazar) Boethus, figlio di Simone Boethus e sommo sacerdote nel 4 a.C.;

  • Eleazar (Lazzaro, in italiano) Boethus, figlio di Simone Boethus, attestato in Giuseppe Flavio e nel testo Mandaean Sidra d-Yahia; successe a suo fratello Joazar e fu sommo sacerdote dal 4 al 3 a.C;

  • Simone Canthèras, padre di Elioneo;

  • Giuseppe Boethus, figlio di Gurion;

  • Nicodemo Boethus, figlio di Gurion;

  • Maria Boethus, figlia di Nicodemo Boethus;

  • Marta Boethus, figlia di Nicodemo Boethus, che sposerà Gesù b. (leggasi ben o bar, “figlio di”) Gamala in tarda età;

  • Gesù b. Gamala;

  • Mattia Boethus;

  • Salome Boethus, figlia di Erode II.

In questo parziale elenco della casata dei Boethus, abbiamo escluso alcuni personaggi di cui parleremo nel seguito di questo libro, Codex Jesus vol. II. Quello che è importante notare in questa sede è come i nomi dei personaggi appartenenti alla casata Boethus corrispondano, esattamente con le stesse relazioni di parentela, ai nomi dei personaggi che ritroviamo nei vangeli. Tra i nomi principali ricorrono: Simone, Maria, Lazzaro, Marta, Nicodemo, Giuseppe, Mattia, Salome e, come vedremo, lo stesso Gesù.In particolare, ci concentreremo sull’analisi della figura di Marta, Maria e Lazzaro. Il vangelo di Giovanni è quello che fornisce più informazioni in merito a questi personaggi. In esso leggiamo:

Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “signore, ecco, il tuo amico è malato”. All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di dio, perché per essa il Figlio di dio venga glorificato. Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro1.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me»2.

Da questi brani possiamo notare che Maria, Marta e Lazzaro erano fratelli. I tre ospitano Gesù nella loro casa di Betania: mentre Marta è indaffarata a servire Gesù, sua sorella Maria lo cosparge con “una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso”3. Anche il vangelo di Luca riferisce lo stesso episodio, omettendo tuttavia di menzionare Lazzaro:

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta»4.

Luca, oltre a evitare di menzionare Lazzaro, non riferisce neppure il nome del villaggio, che da un parallelo con gli altri vangeli sappiamo essere Betania, e la vicenda dell’unzione. Qui infatti viene sottolineata l’opposizione tra Marta che serve e Maria che ascolta.

I vangeli di Matteo5 e di Marco6, invece, riprendono la vicenda dell’unzione di Gesù da parte di Maria di Betania raccontata da Giovanni. Secondo questi vangeli, la vicenda si svolgerebbe ugualmente a Betania, tuttavia non a casa di Lazzaro, ma di Simone il lebbroso.

Storicamente è difficile sostenere che Gesù, Marta e Maria siano stati ospitati a casa di un lebbroso. Difatti dalle principali fonti dell’epoca sappiamo che:

Secondo Lv 13, 46 i lebbrosi dovevano vivere segregati e secondo 2 Re 7, 3-4 dovevano stare presso la porta d’ingresso delle città, e il lebbroso che osava entrare in un centro abitato veniva punito con la flagellazione (Talmud Babilonese, Pesahim 67a)

Anche Giuseppe Flavio afferma che era vietato ai lebbrosi di risiedere in una città o in un villaggio (Contro Apione 1, 31)7.

Dunque, se Simone era un lebbroso, non poteva assolutamente risiedere a Betania. Difatti ci troveremmo davanti ad un errore di traduzione dal primitivo vangelo aramaico di Matteo al vangelo greco di Matteo e al vangelo di Marco.

Nel testo aramaico originario vi era “ha-Zanua”, che significa “l’umile, il pio”, che è stato decifrato come “ha-Zarua”, che significa “il lebbroso”.8

L’errore è forse dovuto al fatto che le lettere nun e resh si somigliano molto. Questo Simone potrebbe essere identificato con Simone Cantheras, sommo sacerdote e, secondo quest’ipotesi, zio di Gesù. Difatti nel Talmud Babilonese Simone Cantheras viene definito esattamente con lo stesso epiteto: Simone il Pio9.

Da notare che in Lc 2, 25 abbiamo anche un Simone, definito δίκαιος (díkaios), “Giusto”10, ed ἐυλαβής (eulabès), “Pio” o “Timorato di Dio”, presente alla circoncisione di Gesù, dove lo tiene anche in braccio, e che potrebbe essere identificato col sommo sacerdote Simone, padre di Maria. In effetti questo Simone viene definito anziano all’epoca della nascita di Gesù, proprio come sarebbe dovuto essere anziano nel 6 a.C. ca. il padre di Maria Boethus.

Nel racconto di Matteo e di Marco ritroviamo anche i temi dell’unguento prezioso – che secondo Matteo sarebbe stato “un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso”11, mentre Marco lo definisce “un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore”12 cui viene attribuito un valore di “trecento denari”13 –, ma a eseguire l’unzione è una donna di cui non viene riferito il nome. Confrontando il racconto di Matteo e di Marco con quello di Luca e Giovanni, sappiamo che la donna anonima che versa l’unguento sul capo di Gesù è la stessa Maria di Betania.

Secondo l’Abbot de Rabbi Nathan (ARN)14, una tale Maria (Miriam, in lingua ebraica) sarebbe figlia di Nakdimon/Nicodemo, uno degli uomini più illustri del periodo, che nel Cap. VII dimostreremo essere imparentato con Gesù e con Giovanni Battista. Per tale motivo, come vedremo sempre in seguito, egli potrebbe essere identificato con quel Nicodemo menzionato insieme a Giuseppe d’Arimatea nel vangelo di Giovanni. Difatti secondo Gv 19, 38-42 sarebbero stati proprio Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea a occuparsi della sepoltura di Gesù, uffizio che era per legge riservato solo ai parenti del defunto. Approfondiremo tuttavia questa identificazione, qui accennata solo per necessità, nel Cap. IV del presente volume.

Nel talmudico Trattato Kethuboth15 si riferisce, relativamente a Maria, la figlia di Nicodemo, che ella spendeva quotidianamente “quattrocento denari per l’acquisto di oli profumati”, racconto che ricorda molto da vicino l’acquisto di “olio profumato molto prezioso” da parte di Maria di Betania riportato nei vangeli. Il vangelo di Giovanni parla invece di una “mistura di mirra e aloe di circa cento libbre”16 anche a proposito di Nicodemo, oltre che di Maria. Nelle Lamentazioni Rabbah viene raccontato lo stesso episodio, ma il patronimico di Maria viene modificato, dal momento che viene qui definita, in più occorrenze, “figlia di Boethus”17, e il costo dell’unguento viene elevato da quattrocento a cinquecento denari18, cifre che sembrano essere riprese nei vangeli, dove il numero di sfamati da Gesù con il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci corrisponde a quattromila nel vangelo di Marco19, ma viene aumentato a cinquemila nel vangelo di Matteo20. Altrove la figlia di Boethus viene invece indicata come “Marta”21, di cui in altri brani talmudici viene riferita la pretesa, avanzata ogni sabato, di trenta denari d’oro22 per l’acquisto di dolciumi23. Dice a proposito R. Eisenmann:

In Luca 10, 38 lo scenario è la casa di Marta, senza alcuna allusione a Lazzaro o a Betania, ma a un imprecisato villaggio. Di Marta però si dice che si lamenta, proprio come fanno le figlie di Nakdimon e di Boethus per l’esiguità della somma messa a loro disposizione per profumi o dolciumi. In realtà, però, Marta si lamenta per tutt’altro motivo: perché, mentre lei sfacchina, la sorella se ne sta comodamente seduta ai piedi di Gesù24.

Notiamo inoltre che, mentre Marta figlia di Boethus è correlata nel Talmud all’acquisto dei dolciumi, nei vangeli serve invece in cucina per i commensali25. Entrambe sarebbero dunque in qualche modo associate al cibo. Esistono numerosi altri paralleli tra i talmudici Nicodemo, Marta e Maria e i corrispondenti persodi denaro da parte di Maria si rinviene spesso nel Talmud, come abbiamo visto sopra.

Il tema dei “piedi”, che si ritrova nei vangeli nell’episodio dell’unzione di Gesù da parte di Maria, appare legato ai talmudici Nicodemo, Marta e Maria, seppure menzionato in circostanze diverse.naggi evangelici.

Le parole sui poveri di Giuda Iscariota («Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?»26), il quale si lamenta per lo spreco di denaro da parte di Maria di Betania, sembra riflettere la polemica talmudica sulla sincerità o meno del ricco Nicodemo nei confronti dei poveri, tematica che si ritrova, seppur con peso minore, anche attribuita a Marta e Maria nel Talmud27. Anche il dibatto sullo spreco di denaro da parte di Maria si rinviene spesso nel Talmud, come abbiamo visto sopra.

Il tema dei “piedi”, che si ritrova nei vangeli nell’episodio dell’unzione di Gesù da parte di Maria, appare legato ai talmudici Nicodemo, Marta e Maria, seppure menzionato in circostanze diverse.

Queste prove parziali sono tratte dal libro Codex Jesus, ma sono veramente la punta dell’iceberg di due volumi che ricostruiscono per la prima volta la storia e l’identità dei personaggi del vangeli, attraverso un lavoro di comparazione tra fonti talmudiche, vangeli canonici e apocrifi e tantissimi libri di storici come Tito Flavio Giuseppe in primis, coevo di Gesù.

Alessandro De Angelis Saggista, scrittore, ricercatore di Antropologia delle Religioni. Per l’acquisto del libro Codex Jesus seguire il link sottostante.

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__codex-jesus-libro.php

1Gv 11, 1-5.

2Gv 12, 1-8.

3Gv 12, 3.

4Lc 10, 38-42.

5Mt 26, 6-13.

6Mc 14, 3-10.

7Polidori v. (a cura di), Studi sul Cristianesimo primitivo, Youcanprint self-publishing, Venezia 2014, p. 5.

8Ivi.

9Cfr. Talmud Babilonese, Mas. Sotah 33a.

10Cfr. Cap. VII per le implicazioni relative all’aggettivo “giusto”.

11Mt 26, 7.

12Mc 14, 3.

13Mc 14, 5.

14 R. Eisenmann, Codice Gesù, Piemme, Casale Monferrato (AL) 2008, p. 227.

15 R. Eisenmann, ibid., pp. 228-29.

16Gv 19, 39.

17 R. Eisenmann, op. cit., p. 228-29; ma v. anche 247 et cetera.

18 R. Eisenmann, ibid., p. 233.

19Mc 8, 9.

20Mt 15, 16.

21Cfr. Talmud Babilonese, Mas. Yoma 18a; Mas. Sukkah 52b; Mas. Yevamoth 61a; Mas. Kethuboth 104a.

22Prezzo che sembra riprendere i trenta denari d’argento per i quali venne venduto Gesù, cfr. Mt 26, 25 e paralleli.

23R. Eisenmann, op. cit., pp. 233-34.

24R. Eisenmann, ibid., p. 234.

25Notiamo, en passant, che in Atti 6, 2 si accenna alla tematica delle lamentele per la discriminazione delle vedove, costrette a occuparsi del servizio delle mense. Nei vangeli troviamo invece Marta, spesso descritta come vedova nei testi rabbinici, che si lamenta per essere lasciata da sola a occuparsi del servizio della mensa. Sembra dunque che anche il Nuovo Testamento conosca la tematica della vedovanza di Marta, sebbene il collegamento sia solo indiretto e passi unicamente per Atti 6, 2.

26Gv 12, 5.

27R. Eisenmann, op. cit., p. 238.

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