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Buon Ramadan ai musulmani. Ma il messaggio non è affatto pacifico

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Nel 2013 Francesco fece uno strappo. Eletto papa da poco, volle lui personalmente indirizzare ai musulmani il tradizionale messaggio per la fine del Ramadan. E lo dedicò all’amicizia tra i popoli delle due fedi.

Nel 2014 a firmare il messaggio tornarono ad essere il presidente e il segretario del pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, il cardinale Jean-Louis Tauran e padre Miguel Ángel Ayuso Guixot. E qui la novità fu il chiamare i musulmani “fratelli e sorelle”, come già aveva fatto Francesco nell’Angelus dell’11 agosto 2013.

Anche quest’anno, in occasione del Ramadan, è partito da Roma il messaggio augurale, firmato dalle stesse due persone. Ma con novità molto più consistenti.

Anzitutto, invece che aspettare la fine del mese sacro, questa volta il messaggio è stato inviato all’inizio dello stesso, sia pure includendovi anche l’augurio per la festa di chiusura, quella di ‘Id al-Fitr, la più importante del calendario musulmano.

E già questa anticipazione dell’invio è risultata tempestiva. Perché proprio negli stessi giorni i notiziari di tutta Europa, nel registrare una recrudescenza dei flussi di immigrazione, facevano vedere come anche in condizioni di grande difficoltà molti immigrati musulmani avessero comunque iniziato il digiuno del Ramadan, astenendosi da cibo e acqua da mattina a sera.

Ma la novità più forte del messaggio di quest’anno è il suo contenuto, a cominciare dal titolo: “Cristiani e musulmani insieme per contrastare la violenza perpetrata in nome della religione”.

L’intero messaggio è infatti centrato sulla questione della violenza. La violenza “giustificata in nome della religione”. Nel caso specifico la religione islamica.

Ma attenzione, questa violenza non è solo descritta – con inusitato realismo – e deprecata. È ricondotta alle sue origini religiose, culturali, educative:

“C’è pure la responsabilità di coloro che hanno il compito dell’educazione: le famiglie, le scuole, i testi scolastici, le guide religiose, il discorso religioso, i media. La violenza e il terrorismo nascono prima nella mente delle persone deviate, successivamente vengono perpetrate sul campo”.

Da cui la sollecitazione pressante al mondo musulmano a che non  vi sia “alcuna ambiguità nell’educazione”.

Ma ecco qui di seguito il testo integrale del messaggio, che reca l’impronta inconfondibile del cardinale Tauran, non nuovo a dire la verità senza edulcorazioni, su questioni di tale portata capitale.

*

Cari fratelli e sorelle musulmani,

1. Sono lieto di porgervi, sia a nome dei cattolici di tutto il mondo, sia personalmente, i migliori auguri di una serena e gioiosa celebrazione di ’Id al-Fitr. Nel mese di Ramadan osservate molte pratiche religiose e sociali, come il digiuno, la preghiera, l’elemosina, l’aiuto ai poveri, visite a parenti ed amici.

Spero e prego che i frutti di queste buone opere possano arricchire la vostra vita!

2. Per alcuni tra voi, come pure per altri appartenenti a diverse comunità religiose, sulla gioia della festa getta un’ombra il ricordo dei propri cari che hanno perso la vita o i loro beni o sofferto fisicamente, mentalmente e persino spiritualmente a causa della violenza. Comunità etniche e religiose in numerosi Paesi del mondo hanno patito sofferenze enormi ed ingiuste: l’assassinio di alcuni dei loro membri, la distruzione del loro patrimonio culturale e religioso, emigrazione forzata dalle loro case e città, molestie e stupro delle loro donne, schiavizzazione di alcuni dei loro membri, tratta di esseri umani, commercio di organi, e persino la vendita di cadaveri!

3. Siamo tutti consapevoli della gravità di questi crimini in se stessi. Tuttavia, ciò che li rende ancora più odiosi è il tentativo di giustificarli in nome della religione. Si tratta di una chiara manifestazione della strumentalizzazione della religione per ottenere potere e ricchezza.

4. Sarebbe superfluo dire che coloro che hanno la responsabilità della sicurezza e dell’ordine pubblico hanno pure il dovere di proteggere le persone e le loro proprietà dalla cieca violenza dei terroristi. D’altro canto, c’è pure la responsabilità di coloro che hanno il compito dell’educazione: le famiglie, le scuole, i testi scolastici, le guide religiose, il discorso religioso, i media. La violenza e il terrorismo nascono prima nella mente delle persone deviate, successivamente vengono perpetrate sul campo.

5. Tutti coloro che sono coinvolti nell’educazione dei giovani e nei vari ambiti educativi dovrebbero insegnare il carattere sacro della vita e la dignità che ne deriva per ogni persona, indipendentemente dalla sua etnia, religione, cultura, posizione sociale o scelta politica. Non c’è una vita che sia più preziosa di un’altra per motivo della sua appartenenza ad una specifica razza o religione. Dunque, nessuno può uccidere. Nessuno può uccidere in nome di Dio; questo sarebbe un doppio crimine: contro Dio e contro la persona stessa.

6. Non può esserci alcuna ambiguità nell’educazione. Il futuro di una persona, di una comunità e dell’intera umanità non può essere costruito su tale ambiguità o verità apparente. Cristiani e musulmani, ciascuno secondo la rispettiva tradizione religiosa, guardano a Dio e si rapportano a Lui come la Verità. La nostra vita e la nostra condotta in quanto credenti dovrebbero rispecchiare tale convinzione.

7. Secondo san Giovanni Paolo II, cristiani e musulmani hanno “il privilegio della preghiera” (Discorso ai capi religiosi musulmani, Kaduna, Nigeria, 14 febbraio 1982). C’è grande bisogno della nostra preghiera: per la giustizia, per la pace e la sicurezza nel mondo; per coloro che si sono allontanati dal retto cammino della vita e commettono violenza in nome della religione, affinché possano ritornare a Dio e cambiare vita; per i poveri e gli ammalati.

8. Le nostre feste, tra l’altro, nutrono in noi la speranza per il presente e per il futuro. È con speranza che guardiamo al futuro dell’umanità, in particolare quando facciamo del nostro meglio affinché i nostri legittimi sogni diventino realtà.

9. Con Papa Francesco, vi auguriamo che i frutti del Ramadan e la gioia di ‘Id al-Fitr possano portare pace e prosperità, favorendo la vostra crescita umana e spirituale.

Buona festa a tutti voi!

Dal Vaticano, 12 giugno 2015

Jean-Louis Cardinale Tauran
Presidente

Padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, M.C.C.I.
Segretario

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