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Buona affluenza alle primarie del Pd. Ma è polemica sulle irregolarità

Dopo oltre due mesi di campagna congressuale, scanditi da sospetti e accuse reciproche, i candidati alla segreteria del Pd si preparano a raccogliere i frutti del loro lavoro. Domenica 30 il ‘popolo del Partito democratico’ si reca ai gazebo per scegliere il suo segretario tra Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano. Sarà possibile scegliere il prossimo leader del Pd dalle 08:00 alle 20:00. “Grazie ai volontari che aprono i seggi delle Primarie PD”, è il messaggio dell’ex premier su Twitter, “comunità generosa e appassionata. Viva la democrazia”. “Anche a Roma l’affluenza, per quello che mi dicono, è alta, ma li’ c’è anche il derby”, ha dichiarato Renzi dopo aver votato a Pontassieve, “è un segnale molto bello, speriamo le facciano anche gli altri partiti”. I suoi sfidanti, intanto, denunciano anomalie.

Per il Pd c’è “grande affluenza”

Positivi i dati sull’affluenza: alle ore 12 avevano votato 701.373 persone. Sembra quindi allontanarsi lo spauracchio di non raggiungere il milione di votanti, la soglia indicata dallo stesso Renzi per stabilire il successo della consultazione. Anzi, una stima di YouTrend riferisce che, se il trend dell’affluenza verrà confermato nel pomeriggio, si dovrebbe arrivare a due milioni di votanti. Secondo una nota del partito, “per garantire a tutti la possibilità di votare in tempi ragionevoli” in alcune aree sono addirittura state moltiplicate le postazioni di voto.

 

 

Emiliano e Orlando denunciano irregolarità

Gli sfidanti di Renzi, come era già accaduto per il voto ristretto ai circoli del partito, hanno già parlato di irregolarità.  “Alcuni militanti mi hanno segnalato stamattina alcune irregolarità ai seggi e ho voluto a mia volta segnalarle, bisogna stare sempre attenti, guardare, filmare, riferire e pubblicare, è questa l’unica strada per evitare mercimoni”, ha dichiarato Emiliano dopo aver votato a Bari, “chiedo ai nostri in tutta Italia di dare un occhiata perché questo rischio c’è sempre”. In Calabria la giornata si è aperta invece con una serie di proteste della mozione Orlando, che ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine in alcuni seggi ed ha denunciato anomalie in diversi centri. Il maggior numero di segnalazioni riguarda la provincia di Cosenza dove, secondo la mozione Orlando, “l’apertura si è contraddistinta per una serie di irregolarità e illegittimità. A molti scrutatori della mozione Orlando è stato impedito di insediarsi al momento della costituzione del seggio”. “Spero in un’alta affluenza, voglio vincere”, ha intanto dichiarato il Guardasigilli al momento del voto.

 

 

I big ai gazebo

Nella mattinata si sono già recati a votare alcuni dei principali esponenti del Partito Democratico. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha votato per le primarie al circolo Anci di via Goito a Roma. Assieme al premier, sua moglie Emanuela. Alla domanda per chi avesse votato, Gentiloni ha sorriso. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha votato per nel seggio numero di Milano, in corso Garibaldi. Sala non ha la tessera del partito, ma ha lasciato una donazione di 10 euro: “E’ vero che gli altri non le fanno e calano le scelte dall’altro. Ma credo che dopo le primarie vada fatta una bella riflessione perché anche questi sono strumenti da ripensare. Le situazioni e gli umori dei votanti cambiano”. “La democrazia è qui, altro che click e segrete stanze”, twitta Roberto Giachetti, lanciando l’hashtag #incoda. La vicesegretaria Deborah Serracchiani scaglia invece una frecciata al Movimento Cinque Stelle, appropriandosi di uno dei loro principali motti: “Quello che per altri è uno slogan, nel Pd è un dato di fatto: uno vale uno, ogni voto pesa uguale”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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