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Buone novelle laiche. Aprile

Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.

Da Novara arriva una sentenza importante contro l’invadenza confessionale nei rapporti familiari. Un uomo, dissociatosi dai Testimoni di Geova, si è dovuto rivolgere al tribunale perché l’ex moglie e i familiari aderenti a questa confessione lo avevano isolato completamente dalla figlia piccola. La bambina veniva inoltre condotta agli incontri religiosi dei testimoni senza il suo consenso, indotta a non chiamarlo “papà” e a non consumare pasti con lui. I giudici di Novara hanno dato ragione al padre, confermando che egli possa vedere la figlia alcuni giorni al mese, durante le festività scolastiche e per il suo compleanno (ricorrenza non festeggiata dai Testimoni di Geova). Il tribunale ha chiarito che la frequentazione “anche per meri fini ricreativi, di riunioni alla Sala del Regno costituisce serio pregiudizio per mantenere e sviluppare un sano rapporto con entrambe le figure genitoriali”, poiché sussiste il rischio che la bambina “venga ivi educata e indotta a considerare il padre come una persona da tenere lontana in considerazione della sua scelta di abbandono della fede”. Il pronunciamento è rilevante perché non ammette la possibilità di discriminare o causare grave danno nel rapporto tra genitori e figli sulla base di precetti religiosi fondamentalisti. Ma situazioni del genere, vale la pena di ricordarlo, interessano anche altre confessioni. In Italia soprattutto quella cattolica, che però non sembra ricevere dai tribunali lo stesso trattamento: l’imposizione dell’educazione religiosa sui figli da parte di un partner credente viene talvolta legittimata dai giudici e contribuisce spesso a deteriorare i rapporti tra i figli stessi e i genitori “apostati”, non credenti o non osservanti.

In un contesto tradizionalista come quello italiano, desta ancora scandalo se un politico osa separare in senso laico l’ambito politico da quello religioso, non presenziando in veste ufficiale a manifestazioni confessionali elevate a simbolo della “comunità” (in realtà solo dei cattolici osservanti). Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, non ha partecipato alla tradizionale processione della Via Crucis durante il venerdì santo, ricevendo critiche pesanti dai clericali. Il primo cittadino ha spiegato, con pacatezza e buon senso, che in quanto “laico non credente” rispetta i riti religiosi ma non si è sentito in dovere di partecipare. Un atteggiamento non ipocrita né opportunista, vista la facilità con cui invece tanti suoi colleghi cercano consensi calcando passerelle clericali. Come sindaco, ha ricordato, non ha mancato però di curare i rapporti con la diocesi e le associazioni religiose, ringraziandole per le attività svolte nel sociale: che è ciò che conta per venire incontro alle esigenze di tutta la cittadinanza, a prescindere dall’appartenenza religiosa e dall’ossequio formale dei riti.

Nel contrasto alle pseudoscienze in campo medico, che prevedibilmente possono avere conseguenze nefaste per la salute, è da citare l’impegno dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha dedicato una sezione del proprio portale al tema “Bufale e falsi miti”. Questa risorsa ha già smascherato 150 nozioni ingannevoli.

Talvolta le amministrazioni che sostengono iniziative confessionali tornano sui propri passi. La Regione Marche aveva concesso il patrocinio gratuito a una serie di eventi organizzati dall’Associazione culturale “Oriente Occidente”, un ciclo di incontri dal titolo Dio, patria e famiglia caratterizzato da propaganda confessionale, populista e nazionalista. Ciò aveva destato le proteste di diverse associazioni, tra cui l’UAAR e l’Anpi. Il consigliere Fabio Urbinati (PD) chiesto in aula di togliere tale patrocinio, poi ritirato. La Regione, in una nota ufficiale, ha confermato la revoca “ribadendo la totale adesione ai valori di inclusione, tolleranza e laicità dello Stato”. A evidenziare quanto fosse imbarazzante l’iniziativa, persino l’arcivescovo di Ancona-Osimo, Angelo Spina, ha giudicato inopportuno che tali eventi si svolgessero nella sala conferenze di una chiesa, location ottenuta grazie ai buoni uffici di un prete, e ha revocato il permesso a pochi giorni dal primo incontro.

Non mancano in queste settimane iniziative e sentenze che tutelano le persone omosessuali. L’Anagrafe di Torino ha negato la trascrizione dell’atto di nascita di due gemelli, nati in Canada tramite gestazione per altri e figli di due uomini, perché l’assenza di una legge non consentirebbe di integrare il genitore non biologico. Il Comune per dirimere la questione ha chiesto all’Avvocatura dello Stato di fornire linee generali chiare, tenendo conto delle recenti sentenze (come la n. 12878/2017 della Cassazione) che consentono queste registrazioni anagrafiche per le coppie gay, e ha interpellato Ministero dell’Interno e Anusca (Associazione nazionale ufficiali di stato civile e d’anagrafe). L’amministrazione ha inoltre valutato di costituirsi parte civile nei ricorsi presentati su tale questione e Marco Giusta, assessore per le Pari Opportunità della città, ha asupicato che il riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali diventi “prassi consolidata in tutte le amministrazioni comunali”.

A Trecastelli, in provincia di Ancona, una donna era stata licenziata due mesi dopo aver celebrato l’unione civile con la sua compagna. Lavorava da quasi dieci anni in un bar e l’esercente, senza preavviso, le aveva inviato lettere di licenziamento adducendo come giustificazioni crisi e calo del lavoro. La donna ha però vinto il ricorso ed è stata reintegrata: il giudice non ha riconosciuto come fondate le ragioni del licenziamento.

Il tribunale di Perugia ha ordinato la trascrizione dell’atto di nascita presso l’anagrafe del capoluogo di un bambino figlio di due donne. La registrazione era stata negata dal sindaco, Andrea Romizi, poiché ritenuta “contraria all’ordine pubblico”, ma il consiglio Comunale aveva approvato una mozione per chiedere al primo cittadino di effettuare la trascrizione.

Il Comune di Trento, con l’assessore Andrea Robol, ha concesso il patrocinio al Dolomiti Pride, la prima manifestazione di massa per i diritti delle persone lgbt in Trentino. La città di Trento ha chiesto anche alla Provincia autonoma e alla Regione di dare il patrocinio, ma il governatore provinciale Ugo Rossi lo ha negato.

La redazione

Buone novelle laiche

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