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burocrazia foia

I primi passi sulla via della semplificazione e trasparenza della Pubblica amministrazione li compie Giampiero D’Alia, ministro del Governo Letta cui si deve il drastico taglio delle autoblu e il piano nazionale anticorruzione. Ma la maxi-riforma della XVII legislatura è quella targata Marianna Madia, la legge 124/2015 con la quale il Parlamento ha delegato il governo ad avviare un grande progetto di modernizzazione del Paese.

Dal rinnovo del contratto del pubblico impiego (che non prevede solo lo scatto medio di circa 85 euro lordi al mese sullo stipendio di base, ma tutta una serie di nuove regole) al Freedom of Information Act, il Foia, che permette a tutti i cittadini l’accesso ai dati e ai documenti della pubblica amministrazione, anche quelli non pubblicati. Il tutto passando per l’altro pilastro della riforma: l’Innovazione (con la I maiuscola). Perché la cittadinanza del futuro è quella digitale. 

Ma cominciamo dal principio. Il nuovo contratto degli statali – rifinanziato quasi dieci anni di blocco dalla manovra 2018 – riguarda 247.000 ministeriali, dipendenti delle Agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, ma la sua portata si estende a tutto il pubblico impiego e quindi a oltre tre milioni di lavoratori.

Si tratta infatti di un contratto ‘apripista’ che detterà la linea anche per gli altri settori: sanità, istruzione, enti locali. Stabilita nel testo unico del pubblico impiego anche una roadmap per assorbire entro i prossimi tre anni 50.000 precari storici della Pa. Tra le novità principali, le nuove norme per invertire i processi di reclutamento, in base al principio – sacrosanto – per cui prima si misurano i bisogni dell’amministrazione e poi si assume.

Tempi duri, poi, per i furbetti del cartellino: con la riforma i procedimenti disciplinari sono più rapidi e semplici e non possono essere più annullati per vizi formali. I dipendenti ‘traditori’ pizzicati in flagranza a ingannare sulla presenza in servizio vengono sospesi nell’arco di 48 ore.

Al termine del procedimento, che dura 30 giorni (e non più 120) e rispetta il diritto alla difesa, se ritenuto responsabile il dipendente è fuori dalla Pa. E anche il dirigente che non denuncia rischia grosso: da pesanti sanzioni fino al licenziamento (prima al massimo c’era la sospensione). 

Stretta anche sui licenziamenti per conflitti d’interesse (novità last minute passata col testo firmato l’anti-vigilia di Natale) e sulle assenze collettive e quelle per malattia, per cui viene istituito il Polo unico per le visite fiscali in capo all’Inps. Stabilito poi il tetto degli stipendi (240.000 euro lordi per tutti i compensi) e quello degli straordinari (200 ore all’anno), oltra al taglio delle partecipate (riduzione di costi prevista poco meno di un miliardo).

Sul fronte dell’innovazione, lo Spid​ è il passepartout che da gennaio apre – obbligatoriamente – tutte le porte della Pa. Al momento ne sono in possesso oltre 2 milioni di persone, che possono accedere a 3.780 servizi. La legge 124 prevede il nuovo Codice dell’amministrazione digitale (Cad), che trasforma quella che adesso è un’opportunità per i cittadini in un obbligo per la Pa. 

In arrivo il domicilio digitale che, per ricevere le notifiche delle pubbliche amministrazioni (multe comprese), sostituisce la cassetta delle lettere con una casella di posta elettronica certificata. Il domicilio virtuale è subito operativo per professionisti e imprese e tra un anno lo sarà per tutti. L’addio alla carta permetterà alle sole amministrazioni locali di risparmiare 250 milioni l’anno di spese postali. Garantiti inoltre l’accesso ai servizi con smartphone e tablet e la connettività a Internet in uffici e luoghi pubblici.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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