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C'è un piano per introdurre nelle legge elettorale un premio di maggioranza

Cambiare la legge elettorale e poi tornare al voto. È l’obiettivo fissato da Matteo Salvini all’indomani del naufragio del tentativo di dar vita a un governo assieme a Luigi Di Maio. E il leader della Lega, dopo un faccia a faccia con il capo politico pentastellato, indica anche il percorso: costituire subito le commissioni parlamentari. Decisione, questa, condivisa con Di Maio, che però non fa nessun riferimento alla riforma del Rosatellum. Se anche i 5 stelle dovessero convergere sulla necessità di rimettere mano al sistema di voto, in Parlamento ci sarebbero i numeri per intervenire sull’attuale legge modificandola, magari attraverso l’introduzione di un premio che consenta di avere dopo il voto una maggioranza politica certa.

Fratelli d’Italia ha già da tempo avanzato questa proposta e ora torna a spingere affinchè si intervenga. A sorpresa anche Forza Italia, finora tiepida su tale ipotesi, sposa l’idea di intervenire per modificare la legge elettorale. Nessuna dichiarazione in merito, invece, arriva dal Pd.

#Salvini: il parlamento deve approvare una nuova legge elettorale chiara. #matrix

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 28 maggio 2018

Governo, Salvini incontra Di Maio: “Trasformiamo contratto in progetti di legge, compresa la riforma della legge elettorale” https://t.co/EgSTrmS6vd

— Il Fatto Quotidiano (@fattoquotidiano) 28 maggio 2018

Due ipotesi

Le ipotesi in campo sono due: premio alla singola lista o alla coalizione. E da questo dipenderanno anche i futuri assetti del centrodestra. Se, infatti, Salvini dovesse confermare l’alleanza, e ripresentarsi al voto assieme a FI e FdI, il premio alla coalizione sarebbe lo strumento più adatto. Difficilmente, però, M5s darebbe il suo consenso perchè equivarrebbe di fatto a fare ‘harakiri’.

Il premio alla lista, invece, potrebbe facilitare la Lega nella scalata egemonica del centrodestra, costringendo Berlusconi a dar vita a un listone unico. E il premio al singolo partito farebbe molta gola ai pentastellati, finora unici a non stipulare alleanze. Sempre che non cambino schema, e decidano di correre assieme a Salvini. Per il momento Salvini si limita a dire che “chi avrà un voto in più vince”, ma senza addentrarsi nei tecnicismi. L’importante è partire: “Una maggioranza in Parlamento che può proporre e approvare le leggi c’è”, scandisce. Dunque, “per prima cosa facciamo partire la discussione sulla legge elettorale perchè adesso il lavoro passa al Parlamento e, essendo questa una Repubblica parlamentare, sarà lì che si faranno le leggi”.

Non si può “portare subito in parlamento una riforma della legge elettorale” se non ci sono le commissioni; per fare le commissioni serve il governo

Anche questa,come l’impeachment (che richiede le commissioni) sembra essere una affermazione per scaldare i cuori, non praticabile

— Stefano Quintarelli (@quinta) 28 maggio 2018

Per il leader leghista “l’unica seria possibilità di andare al volo velocemente, con una legge elettorale che premi chi prende un voto in più, è partire dall’attuale legge elettorale e inserire un premio di maggioranza a chi prende un voto in più”. Forza Italia apre: “L’orizzonte ora sono le elezioni anticipale, a cui occorre però arrivare con una legge elettorale che consenta al Paese di essere governato”, spiega Mariastella Gelmini.

L’Italia sta vivendo uno dei momenti più difficili degli ultimi anni. Servono nervi saldi per evitare che il conto della crisi politica in atto sia pagato dalle tasche degli italiani: https://t.co/zVRLbAZclW #ForzaItalia

— Mariastella Gelmini (@msgelmini) 28 maggio 2018

Dal punto di vista tecnico, per legge, le commissioni parlamentari potrebbero essere costituite anche senza un governo sorretto da una sua maggioranza. Nessuna norma, infatti, lo vieta espressamente. Il punto è che le commissioni rispecchiano gli equilibri politici in Parlamento e se dovessero essere costituite nel quadro attuale, M5s e Lega avrebbero una netta maggioranza in ogni ‘parlamentino’ di Camera e Senato. L’altro nodo è rappresentato dalla possibilità che il Parlamento vada avanti – e nel caso della riforma elettorale, legiferi – anche con un governo ‘sfiduciato’.

Il problema principale, assodato che il governo Cottarelli non avrà i numeri in Parlamento, sarà quindi arrivare a una durata minima delle Camere per poter votare dopo l’estate (e non prima). In altre parole, non procedere immediatamente con lo scioglimento delle Camere subito dopo le dimissioni di Cottarelli, che ha già annunciato che in caso di sfiducia le presenterebbe subito.

Secondo fonti qualificate, sarà una decisione che dovranno assumere il Parlamento, il governo e il ministero dell’Interno. Ma se la data del voto fosse a settembre si dovrebbero sciogliere le Camere a fine giugno e servirebbe appunto un orientamento del Parlamento per rinviare a quella data la fine della legislatura (ad esempio attraverso una mozione, o c’è chi sostiene basterebbe anche un accordo unanime dei capigruppo).

Una nuova legge elettorale si potrebbe approvare anche a Camere sciolte. Per Alfonso Celotto, professore di Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre, si tratta infatti di “una legge ordinaria, che in linea teorica può essere approvata in pochi giorni in presenza di un accordo tra le varie forze politiche. Ora, il quadro è ancora troppo fluido per fare previsioni, ma laddove il nuovo governo non dovesse ricevere la fiducia, anche dopo lo scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica, il Parlamento in regime di prorogatio potrebbe approvare una nuova legge elettorale”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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