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Cammorrista latitante torna da Sharm el Sheikh, preso in aeroporto

Napoli – Abbronzato e in forma è arrivato in aereo a Napoli, proveniente da Sharm el Sheikh, ma è stato arrestato dai carabinieri. Pietro Maoloni, 44enne napoletano ritenuto affiliato al gruppo Leonardi del clan detto della Vanella Grassi, era ricercato da giugno 2015, quando era riuscito a sfuggire a un blitz interforze che ha portato all’arresto di 40 indagati per associazione di tipo mafioso nonché associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio e detenzione e porto illegale di armi da fuoco comuni e da guerra aggravati da finalità mafiose. I carabinieri della Compagnia Vomero gli hanno stretto le manette ai polsi appena l’uomo è sbarcato da un volo da Istanbul (Turchia) dove aveva fatto uno scalo intermedio da Sharm El Sheikh. I militari dell’Arma ne seguivano da tempo i movimenti. Per ben tre volte, dal giugno 2015 a oggi, era andato e venuto dal Brasile, dove aveva trovato appoggi in una favela, e la frequentatissima località balneare egiziana sul Mar Rosso, dove si recava a incontrare i parenti. Dopo la notifica del provvedimento restrittivo eseguita nell’aeroporto di Capodichino con il supporto di personale della Polaria, l’ex latitante è stato tradotto nel Centro Penitenziario di Secondigliano a Napoli.

Pietro Maoloni, detto ‘o mellone, 44enne, è un venditore di cocaina all’ingrosso e al dettaglio, prima per i Leonardo poi per la cosca della Vanella Grassi dal 2012, gestendo anche con i fratelli Raffaele e Antonio Mincione il traffico e lo spaccio nelle palazzine Bianche e Celesti in via Governo, nel quartiere di Secondigliano. Maoloni non disdegna nemmeno la consegna di coca a domicilio a clienti che ordinano dosi al cellulare. La sua posizione ai vertici del gruppo lo ha fatto diventare bersaglio possibile per gli Abete-Abbinante-Notturno,che avevano in progetto il suo omicidio ma poi gli hanno ucciso un suo spacciatore, Mario Perrotta,l’8 ottobre 2012; un agguato a un altro suo uomo di fiducia, Domenico Gargiulo, provocò la morte del 33enne Lino Romano, scambiato per la vittima designata perché aveva una vettura simile. (AGI)

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