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Canada, governo accusato di rogo di libri

Primo ministro canadese Stephen HarperIl governo di Ottawa fa sparire migliaia di testi scientifici. I ricercatori: «Nasconde le critiche all’estrazione del petrolio».
di Domenico Barone –

‘Libricidio’ è il capo d’imputazione. O ‘rogo dei libri’, altra formula cui l’accusa ricorre.
Nessun codice penale prevede il reato, ma la denuncia resta: si rischia la distruzione di studi accumulati in 150 anni su oceani, laghi e fiumi in un Paese, il Canada, all’avanguardia in materia e che dispone fino al 20% della superficie di acqua dolce nel mondo.
La causa? L’approssimazione del governo o, secondo i più malevoli, la volontà di colpire una ricerca sgradita. 

ACCUSE AI CONSERVATORI.
L’incriminazione viene da diversi esponenti del mondo scientifico canadese, in particolare dal campo ambientale, e punta il dito contro i conservatori del primo ministro Stephen Harper.
Il suo governo ha infatti deciso di puntare forte sul petrolio dell’Alberta. Tuttavia, le sabbie bituminose canadesi, di natura non convenzionale, richiedono metodi di estrazione altamente inquinanti. E studi approfonditi diffusi sui media potrebbero compromettere gli sforzi del premier.

ACCORPAMENTO E DIGITALIZZAZIONE.
All’origine della disputa c’è la decisione presa in primavera dal ministero della Pesca e degli Oceani di accorpare in quattro sedi le 11 biblioteche di proprietà e digitalizzarne i materiali, circa 660 mila volumi. «Una delle più complete raccolte d’informazioni sulla pesca, le scienze idrografiche e navali», secondo le dichiarazioni del ministro responsabile, Gail Shea.
La quale ha giustificato la scelta come un atto di modernizzazione destinato a portare risparmi per circa 400 mila euro.  

I ricercatori: «Decisioni criminali e anti democratiche»

Peter Wells, già docente di scienze ambientali e marittime alla Dalhousie University di Halifax, ha parlato di decisioni «non democratiche e probabilmente criminali».  
Secondo le denunce, il ministero della Pesca e degli Oceani ha digitalizzato solo parzialmente i materiali, molti dei quali sarebbero già andati persi nelle procedure di trasferimento. Il rischio sarebbe la scomparsa della cosiddetta ‘letteratura grigia’, ricerca pubblicata in forma non commerciale, spesso in copia unica, che può comprendere documenti tecnici, ad esempio sullo stato delle acque, risalenti anche alla fine dell’Ottocento.
Parte di questa ricerca è considerata fondamentale, perché permette di valutare i cambiamenti ambientali causati nel tempo delle attività umane.  

MIGLIAIA DI LIBRI NELLA SPAZZATURA.
I racconti parlano d’intere raccolte, come quelle del Freshwater Istitute di Winnipeg, saccheggiate dai cittadini e di altre, come dell’Institut Maurice Lamontagne di Mont Joli, finite direttamente in pattumiera.
Una foto fatta circolare sul web ha mostrato migliaia di libri e riviste dell’istituto accumulate in un cassone dell’immondizia.  
Contattato dal giornale online The Tyee, uno scienziato che ha preferito restare anonimo per timore di ritorsioni governative, ha detto: «Non ci sono note sul materiale che è stato gettato via o sul loro valore. Nessun tentativo è stato fatto di trasferirlo ad altre istituzioni accademiche». 

«VOGLIONO TAGLIARE LE GAMBE ALLA RICERCA». 
Per la comunità scientifica tutto parte dalla volontà dei conservatori di indebolire la ricerca scientifica, in particolare di quella ambientale. «È una questione d’ideologia. C’è un gruppo di persone che non sa come far fronte all’evidenza scientifica. La vedono come un problema e il modo migliore per affrontarla è tagliarle le ginocchia e renderla inefficace», ha spiegato il biologo Jeffrey Hutchings, presidente del panel di esperti per la biodiversità della Royal Society of Canada.
Il governo contesta le tesi degli scienziati. Sul destino dei 660 mila volumi in formato cartaceo, il ministero competente ha affermato di aver tutelato la letteratura grigia e di essersi liberato solo di duplicati o testi che fuoriescono dal proprio ambito di competenza. Questi sarebbero stati prima offerti ad altre biblioteche, poi al pubblico e infine riciclati. Nessun dato, invece, sulla proporzione di materiale digitalizzato. 

IL BAVAGLIO ALLA SCIENZA.
Sotto la guida di Harper, cinque anni fa i conservatori hanno irrigidito i protocolli che disciplinano i rapporti tra la stampa e i ricercatori finanziati dal ministero dell’Ambiente. Come conseguenza, la ricerca scientifica sul cambiamento climatico ha perso l’80% dello spazio sui media nazionali.  
Gli scienziati e la stampa hanno denunciato queste politiche come un bavaglio alla scienza. Nature le ha paragonate a quelle di George W. Bush, mentre per il New York Times sono perfino peggiori.
Nel 2012, alla International Polar Year Conference di Montreal, ufficiali governativi hanno accompagnato, monitorato e registrato le interviste dei ricercatori.  

Mercoledì, 15 Gennaio 2014

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