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Cantone, anche il disastro di Andria colpa della corruzione

Roma – “Il nostro pensiero commosso va alle 23 vittime dell’incidente ferroviario in Puglia, un episodio da ricordare non solo per il necessario cordoglio per le vittime, ma anche per l’oggettivo collegamento con cio’ di cui parliamo oggi”. Lo ha detto il presidente dell’Autorita’ nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, in apertura della sua relazione annuale sull’attivita’ dell’Authority. “La tragedia probabilmente e’ stata frutto di un errore umano, sara’ la magistratura a stabilirlo – ha sottolineato Cantone – ma certamente e’ anche conseguenza di un problema atavico del nostro Paese, la difficolta’ di mettere in campo infrastrutture adeguate. E uno dei motivi di questa difficolta’ e’ da individuare proprio nella corruzione”.

Per il presidente dell’Autority anticorruzione, sulla normativa sulla trasparenza della pubblica amministrazione, “ribadito che essa rappresenta il piu’ importante presidio per il contrasto della corruzione, va evidenziato come, nell’attuazione pratica, vi siano state luci e ombre”. “Luci si intravedono – spiega – nell’adeguamento sempre maggiore agli obblighi di pubblicita’, anche se permane ad oggi una piccola parte di amministrazioni (il 16,5%) che non si e’ dotata, all’interno del proprio sito, della sezione “Amministrazione trasparente”, il “contenitore” di tutte le informazioni da pubblicare. Molti sono stati, invece, i casi di mancanza nel sito delle informazioni obbligatorie e su di essi si e’ concentrata la vigilanza dell’Autorita’”.

 “Questa – ricorda Cantone – e’ articolata su tre livelli: una prima richiesta di adeguamento, l’adozione di un provvedimento di “ordine” in caso di inadempimento e la sua pubblicazione (che da’ luogo alla c.d. “sanzione reputazionale”) laddove l’amministrazione non si sia completamente adeguata alle richieste dell’Autorita’. I risultati anche in questo caso sono positivi: su 311 enti/amministrazioni per i quali si e’ concluso il ciclo di verifiche, l’82% si e’ adeguato dopo il primo intervento dell’Autorita’, mentre il 9% dopo l’adozione del provvedimento d’ordine; soltanto il 2% non ha ottemperato e solo il 7% lo ha fatto parzialmente.

I dati suggeriscono che, pur in presenza della sola sanzione reputazionale per molti degli obblighi previsti dalla normativa- commenta Cantone -, la “strategia dell’accompagnamento” delle amministrazioni verso la piena trasparenza sta fornendo buoni risultati. Numericamente piu’ significative sono state le carenze nella pubblicazione di dati patrimoniali dei titolari di incarico di indirizzo politico degli enti controllati, che danno luogo a una sanzione amministrativa: su 110 casi in cui l’Autorita’ ha inviato una richiesta di informazioni al Responsabile della trasparenza (RT) per le violazioni di tale obbligo, in 57 la risposta e’ stata che l’inadempimento e’ dipeso dall’omessa comunicazione da parte del titolare di incarico; in queste circostanze si e’ avviato il non semplice procedimento sanzionatorio. Scarso e’ stato anche l’utilizzo, per mancanza di adeguata conoscenza, dell’istituto dell’accesso civico, che avrebbe dovuto consentire a chiunque di richiedere documenti, dati o informazioni nei casi di omessa pubblicazione. L’inefficacia del sistema della trasparenza previsto dal d.lgs. 33/2013 – che si riverbera sulla qualita’ e sulla completezza dei dati pubblicati – risiede soprattutto nella sua scarsa accettazione da parte delle amministrazioni, che continuano a vederlo non come uno strumento che favorisce la partecipazione dei cittadini, ma come un aggravio burocratico, anche perche’ sono considerate troppe le informazioni da pubblicare”. (AGI) 

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