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Caos al Tribunale di Roma, tubo rotto allaga aule e cancellerie

di Gianfranco Coppola

Roma – Uffici allagati, cancellerie chiuse, computer in tilt, pezzi di intonaco e del controsoffitto sparsi ovunque a terra, faldoni di indagine danneggiati. Se non è roba da Terzo Mondo, poco ci manca. Eppure stiamo parlando dello stato di degrado che sta ‘divorando’ la palazzina A del tribunale penale di Roma, quella che a piazzale Clodio ospita le aule di udienza degli organi collegiali e dei gup, e poi gli uffici della presidenza, quelli dei presidenti di sezioni e le stanze dei singoli giudici, con le relative cancellerie.

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Stavolta il nubifragio che qualche giorno fa ha colpito la capitale non ha alcuna responsabilità: pare che all’origine del disastro che questa mattina ha messo in ginocchio l’attività giudiziaria ci sia la rottura di una tubazione all’ultimo piano dell’edificio che ha provocato a cascata allagamenti ovunque e cedimenti del soffitto, costringendo magistrati e addetti alle cancellerie, più vicini al guasto, ad abbandonare i loro uffici. Ombrelli capovolti nelle stanze e secchioni della spazzatura per i corridoi sono il primo escamotage adottato dai più creativi per salvare il salvabile e fronteggiare le varie infiltrazioni d’acqua. In attesa di riparazioni drastiche si è deciso però di chiudere la centralina dell’acqua con la conseguenza che tutti i bagni dell’intero stabile (compresi quelli destinati al pubblico) sono inutilizzabili. E chi ha un ‘bisogno’ urgente da espletare è costretto a farsi una lunga camminata per raggiungere le toilette delle palazzine B e C (che ospitano gli uffici della Procura e le aule del tribunale monocratico) o quelle della Corte d’appello.

Vita sempre più grama, dunque, per i dipendenti del palazzo di giustizia che già da tempo erano abituati a portarsi da casa carta igienica e sapone per ovviare alle croniche carenze. Per non parlare di tutto il resto, che spesso manca all’appello: dal toner per le stampanti alle fotocopiatrici, dalla solita carta ai faldoni che vengono usati e poi rivoltati per essere riutilizzati ancora. A completare il quadro ci sono poi, di tanto in tanto, i guasti agli ascensori e agli impianti di condizionamento. Insomma, lavorare a piazzale Clodio è sempre più arduo. Basta parlare con alcuni dipendenti dell’amministrazione giudiziaria per comprendere quanto sia nero il loro umore: l’utilizzo in tribunale, deciso di recente dal ministero, di un gruppo di barellieri e portantini della Croce Rossa, privi di una preparazione tecnica adeguata, per cercare di limitare i problemi legati alla carenza di organico, ha gia’ rappresentato uno schiaffo difficile da assorbire per chi da tempo lamenta discriminazioni a livello di carriera e trattamento pensionistico e un’offesa alla propria professionalita’. E se a questo problema si aggiungono anche disastri strutturali in ordine sparso, il passo dalla frustrazione alla depressione rischia di essere veramente breve

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