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Cara di Mineo, numeri gonfiati per fare più soldi con gli immigrati

Da anni i responsabili del centro gonfiavano il numero di immigrati ospitati per far lievitare i compensi. Così hanno rubato oltre un milione di euro.

Che al Cara di Mineo ci fosse qualcosa che non andava, era già emerso da tempo.

Ma che i responsabili della struttura gonfiassero il numero di immigrati ospitati per far lievitare i compensi alle ditte che svolgono i servizi all’interno del centro è una novità che getta nuove ombre su un centro di accoglienza che nel corso degli anni è diventato un polo di potere e un bacino di voti elettorali.

Il business dell’accoglienza

Sei persone sono indagate dalla procura di Caltagirone per i reati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell’Unione europea. Secondo la procura di Caltagirone, la cui inchiesta è una costola del maxi scandalo di “Mafia Capitale”, tutto questo sarebbe avvenuto, costantemente, negli ultimi quattro anni. Dal 2012 al 2016 i responsabili del Cara di Mineo hanno, infatti, sottratto alle casse pubbliche almeno un milione di euro. Dall’analisi della contabilità, relativa alle presenze giornaliere degli immigrati ospiti del Cara, sarebbero saltate fuori la la corresponsione di importi superiori a quelli dovuti. La gara per la gestione triennale del Cara di Mineo, indetta il 24 aprile del 2014 per un importo di 97 milioni di euro, era già stata ritenuta illegittima dall’Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone il 15 febbraio del 2015.

Il sodalizio con le cooperative

La truffa era ordita dai dirigenti e dai funzionari della struttura di accoglienza dei richiedenti asilo, in combutta coi vertici delle cooperative coinvolte. Nella lunga lista degli indagati figurano, infatti il direttore del Cara, Sebastiano Maccarrone, il presidente del consiglio di amministrazione della Sisifo, consorzio di cooperative capofila dell’Ati fino a ottobre 2014, Salvo Calì, il direttore generale consorzio Calatino Terra d’accoglienza, Giovanni Ferrera, il consigliere delegato della Sisifo, Roberto Roccuzzo, il amministratore della “Casa della solidarietà”, consorzio coop dell’Ati fino da ottobre 2014 ad oggi, Cosimo Zurlo, e Andromaca Varasano, contabile del nuovo Cara Mineo. Questi avevano trovato un modo per bypassare i badge che vengono consegnati agli immigrati all’ingresso nel Cara e che servono accedervi e uscirne, nonché per usufruire dei servizi, per i quali la Prefettura paga, per ogni ospite, 35 euro. Gli indagati gonfiavano il numero degli immigrati certificando la loro presenza anche quando si erano allontanati da tempo. “Attraverso i badge – spiegano gli inquirenti – le assenze sono registrate in via informatica nel sistema del Cara e l’incoerenza dei dati forniti spesso in forma cartacea alla prefettura è apparsa evidente incrociando la documentazione”.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/cara-mineo-numeri-gonfiati-fare-pui-soldi-immigrati-1274636.html

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