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carbonara ricette

“Ma nella carbonara l’aglio ci va o no?”, chiedeva un ormai rilassatissimo Massimo Lopez, che condannato a morte in un celebre spot degli anni ’90 della Sip aveva scelto come ultimo desiderio quello di poter fare una telefonata, che gli avrebbe allungato la vita. La risposta dei puristi è secca: no. Non ci va né l’aglio né la cipolla. E di sicuro la ricetta non comprende panna, zucchine, prezzemolo, cavolfiore, asparagi, basilico e altre invenzioni castronomiche suggerite dagli chef stranieri. E’ bene ribadirlo, soprattutto oggi che il mondo celebra il Carbonara day perlopiù ignorando la ricetta originale che comprende solo 4 ingredienti: uova, guanciale, pecorino, olio. A scelta il pepe nero.

Ecco allora alcuni degli strafalcioni culinari più comuni nel mondo:

Aglio, porro e doppia panna per Angela Hartnett

La celebre chef inglese Angela Hartnett raccomanda la ricetta della carbonara della sua amica Lisa: “La migliore che io abbia mai mangiato”. Basta scorrere la lista degli ingredienti per capire che il grande classico romano non è tra i piatti forti della chef del ristorante stellato londinese “Murano”, aperto nel 2008 insieme a Gordon Ramsay. Secondo la Hartnett, infatti, per realizzare una carbonara per due bisogna procurarsi:

  • 250 grammi di spaghetti
  • 3 cucchiai di olio d’olia
  • 1 porro piccolo (lavato e tagliato in minuscoli dadini)
  • 1 spicchio d’aglio
  • 200 grammi di pancetta striata (bacon americano)
  • 1 pizzico di peperoncino
  • 100 ml di doppia panna
  • 2 uova
  • Sale
  • Pepe
  • 1 manciata di parmigiano grattugiato
  • 1 cucchiaio di prezzemolo sminuzzato

 

Piselli, asparagi e basilico per Tara Pope

E’ un’esperta di alimentazione, autrice di saggi sul tema e sulla cucina in generale ed editorialista del New York Times, ma per Tara Parker-Pope la carbonara è ancora un mistero. Anche se probabilmente è convinta del contrario. Di sicuro ogni italiano impallidirebbe di fronte alla sua ricetta invitandola quantomeno a togliere il nome “carbonara” da questa versione a dir poco rivisitata. Ecco cosa prescrive la Pope:

  • 3 fette di bacon
  • 225 grammi di piselli
  • Spaghetti
  • 110 grammi di asparagi tagliati diagonalmente
  • 10 foglie di basilico fresco
  • 5 uova
  • 2 cucchiai di latte
  • Mezza tazza di parmigiano grattugiato
  • Sale e pepe

Cavolfiori e latte per Jack Monroe

Jack Monroe, giornalista e critico alimentare britannico lo ammette da subito: la sua ricetta pubblicata sul Guardian è un ibrido. Ma questo non basta ad assolverlo dall’aver profanato il piatto della tradizione romana.  Ecco come Monroe lo realizza:

  • Spaghetti
  • 1 cucchiaio di olio
  • 100 grammi di cavolfiori
  • 100 grammi di bacon
  • 2 uova
  • 100 ml di latte
  • Pepe nero
  • 30 grammi di formaggio forte e stagionato grattugiato

 

Piselli e tartufo per Gordon Ramsay

La carbonara realizzata nel talent cooking show di Gordon Ramsay “Hell’s Kitchen” è un susseguirsi di errori. Per realizzare il piatto romano, secondo lui, occorre munirsi di

  • Fettuccine
  • Piselli
  • Pancetta
  • Aglio
  • Tartufo
  • Olio
  • Parmigiano

Scoppia un “Carbonaragate” tra la Barilla e i francesi

Forse in pochi se ne sono accorti ma nel 2016 tra la Francia e l’Italia (o meglio tra un sito francese e la Barilla) è scoppiato un caso diplomatico. Oggetto della discordia, uno spot del sito internet Demotivateur, partner del colosso della pasta in cui veniva mostrata la realizzazione della carbonara. Ma appena il gruppo italiano lo ha visto ha strabuzzato gli occhi: tutto sbagliato. Dalle farfalle al posto degli spaghetti, alla cipolla e panna acida fino alla cottura: tutto in una sola pentola con il risultato che in questo modo la pancetta invece di essere rosolata veniva bollita. La Barilla ha immediatamente chiesto la rimozione del video perché “troppo lontano dalla ricetta originale”. Detto fatto ma, c’è da scommetterci, i francesi non devono averla presa molto bene.

Ma c’è una buona notizia: la pasta non fa male

La notizia che fa felici i pastasciuttai di tutto il mondo è che il prodotto culinario italiano per eccellenza non fa male. Anzi aiuterebbe anche a perdere peso. Lo assicura la rivista British Medical Journal con un grosso “ma”: tutto vero a patto che se ne mangi una quantità moderata. Quanto? Le persone che si sono sottoposte allo studio ne hanno mangiato 5 forchettate piene tre volte a settimana. Dopo 12 settimane quelli che mangiavano pasta avevano perso circa mezzo chilogrammo rispetto ai gruppi che seguivano diete a più alto indice glicemico. La meta-analisi svolta dai ricercatori dell’università di Toronto, ha stabilito dunque che il consumo di pasta non è associato a un aumento di peso quando viene consumata (poca) e in una dieta a basso indice glicemico.

La pasta come soluzione all’uragano Trump

Per Frank Bruni, editorialista del New York Times, la pasta potrebbe nascondere poteri magici e, addirittura, rappresentare la panacea agli ormai frequentissimi scossoni di Donald Trump. “Prima della sua elezione gli americani sostenevano che rappresentasse il nuovo e che in ogni caso non si poteva andare peggio di allora”. “Sbagliavano”, scrive Bruni. “E’ tutto un susseguirsi di sorprese, a  provocazioni e scandali uno dopo l’altro”. “L’etichetta presidenziale è andata, così come l’etica”. E’ un fatto molto amaro, sostiene l’editorialista. “Gli italiani sono molto più pratici rispetto agli americani”, sostiene Bruni. Reagiscono meglio. “Basti pensare che negli ultimi 25 anni hanno cambiato 13 premier”. Attualmente sono alle prese con “il fatto che il nascente partito del Movimento 5 Stelle che ha ottenuto più voti alle elezioni non ha la maggioranza, per non parlare di un’agenda di governo o di un partner di coalizione”. Qual è allora il segreto degli italiani? Probabilmente la pasta, azzarda semi-serio Bruni che ha lavorato come corrispondente da Roma per diversi anni. “I loro riti, la famiglia e il cibo: sono queste le cose che riescono a governare e a proteggere nel tempo. Sono i motori della stabilità”. “Ho sempre guardato a questo fatto con un mix di ammirazione e di senso del ridicolo: quando vivevo a Roma ero spiazzato dal fatto che i ristoranti avessero tutti gli stessi piatti. Per non parlare delle regole che governano i pranzi italiani: il cappuccino si beve solo a colazione, la birra con la pizza ma mai con la pasta e così via”. Ma ora “provo solo rispetto e ammirazione per quello che hanno: la capacità di riconoscere una cosa buona e a non abbandonarla per cause che si rivelano fuochi di paglia”. Così “ho passeggiato per Roma e poi ho ordinato un piatto di pasta dal potere calmante”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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