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Cardinale Zen, "la Chiesa non cada nell'inganno"

Pechino – L’accordo tra Cina e Vaticano sulla nomina dei vescovi “è inaccettabile” e, con le regole attuali, sarebbe “solo una caricatura“. Il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, parlando con l’AGI, boccia così il possibile accordo tra Cina e Vaticano sul riconoscimento reciproco dei vescovi, dopo le ultime indiscrezioni circa un compromesso tra Pechino e la Santa Sede su queste nomine, principale punto di discussione per la riapertura delle relazioni diplomatiche interrotte nel 1951. Da sempre critico verso questo tipo di apertura, Zen spiega:”Per me, sia l’elezione da parte cinese, sia la nomina da parte della conferenza episcopale non sono accettabili. Perché in Cina non ci sono elezioni vere: sono tutte elezioni manipolate”.

Zen chiede invece “regole molto precise: in una situazione così diversa, come quella cinese, se non si fanno leggi precise è inutile parlare di elezioni, è solo una caricatura”, spiega in un’intervista telefonica. Nel caso si arrivasse a un’intesa “non farò più niente. Starò zitto e mi ritirerò a vita privata. Non venitemi più a intervistare: io non posso criticare il Papa”. Da un possibile accordo, continua, “non ci vedo niente”: la Chiesa cascherebbe “nell’inganno dei comunisti”.

Il cardinale si dice “molto preoccupato per le notizie non molto precise” degli ultimi giorni. “Sono problemi molto difficili. Il Papa è molto ottimista, ma io temo che certe cose avranno conseguenze non molto positive”. Il cardinale Zen entra, poi, nel merito della questione. “Non è difficile perdonare i vescovi illegittimi, o anche scomunicati: basta che ci sia un segno di pentimento. E’ molto più difficile, invece, confermarli nel loro ufficio di vescovi, perché hanno mostrato una grande audacia nell’andare contro la disciplina della Chiesa. Adesso, di colpo, diventano vescovi a cui la gente deve obbedire”. Sarebbe una cosa “molto crudele”, spiega: “Gente che per tanti anni ha sofferto per essere vicina alla dottrina della Chiesa, e adesso scopre di avere sbagliato per tutto questo tempo”.

I toni concilianti usati da Papa Francesco nei confronti della Cina, prosegue il vescovo emerito di Hong Kong, sono “tutti segni della sua buona volontà, ma non c’è nessun segno di buona volontà dall’altra parte. Nessuno dubita delle intenzioni, ma non ci sono le prospettive fondanti” per un accordo. Zen cita, in conclusione, Papa Benedetto XVI e la sua definizione della “Ostpolitik” adottata da Papa Giovanni Paolo II per definire il processo di normalizzazione dei rapporti tra la Santa Sede e Pechino: “Nessuno poteva prevedere che il comunismo nell’Europa orientale sarebbe caduto così presto, però, ad ogni modo, non ci si poteva arrendere e cedere su tutto: bisognava resistere fino alla fine. Sono completamente d’accordo: davanti a un regime totalitario, che non concede la libertà religiosa, l’unica cosa che possiamo fare è resistere”. (AGI) 

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