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Caritas e Gesuiti, a Lesbo violati diritti umani

CdV – A Lesbo “il principale campo per rifugiati e immigrati è ora un ‘centro chiuso’, il che significa che i rifugiati e gli immigrati non sono autorizzati ad andarsene”. Lo denuncia una nota di Caritas Internationalis. “Visto il recente quanto controverso accordo Ue che prevede il respingimento in Turchia dei migranti che sbarcano sulle sponde della Grecia, la visita del Pontefice non potrebbe giungere in un momento migliore, tenuto conto che detto accordo contravviene al dettato della legge internazionale nonché vìola il principio di non-respingimento delle persone bisognose di protezione”, afferma invece il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati.

In un tempo in cui i respingimenti sembrano essere la soluzione avanzata dall’Ue, ci auguriamo che la visita del Papa non rappresenti soltanto un segno di speranza per i rifugiati, ma costituisca uno stimolo concreto al governo greco e agli altri stati europei perché concretizzino nella pratica quella stessa speranza”, spiega il gesuita Thomas H. Smolich, direttore internazionale del JRS, affermando che “per il futuro d’Europa i vari governi dovrebbero assicurare un reale accesso alla protezione a tutti i rifugiati, indipendentemente dalla loro nazionalità; non porre in detenzione, semmai riservare una speciale attenzione alle necessità delle persone particolarmente a rischio, come i minori non accompagnati in transito; ed esaminare le pratiche dei richiedenti asilo su base individuale”. “Papa Francesco – sottolinea la Caritas Internationalis – si recherà sull’isola greca di Lesbo, sabato 16 aprile, e incontrerà rifugiati e migranti arrivati dalla Turchia via mare. Oltre un milione di persone hanno attraversato la Grecia lo scorso anno e 150.000 nel 2016, quasi la metà sono arrivate a Lesbo. La maggior parte fuggiva da guerre e povertà. Più del 55 per cento sono donne e bambini”. “La visita papale – conclude la nota – avviene in un momento difficile per i rifugiati poichè questo mese, come previsto da un piano controverso, l’Unione Europea ha iniziato a rimandare i nuovi arrivati nella vicina Turchia”. (AGI) 

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