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Carlo e Nello Rosselli. Le radici indispensabili della nostra democrazia

Articolo di Mirella Serri (Stampa 4.6.17)

“”Stavano calando le ombre della sera, il 9 giugno 1937, quando all’improvviso una Peugeot tagliò la strada alla scassata Ford su cui viaggiavano Carlo e Nello Rosselli. Avevano accompagnato alla stazione la moglie di Carlo e si dirigevano verso l’Hotel Cordier, nella località termale di Bagnoles-de-l’Horne. Un’altra macchina sopraggiunse alle loro spalle e li bloccò. I due fratelli feriti dai colpi di rivoltella vennero finiti con il pugnale. Gli assassini, che non verranno mai puniti, appartenevano all’organizzazione segreta francese fascista la Cagoule e agivano su mandato di Mussolini, desideroso di eliminare i suoi acerrimi avversari.
Quest’anno sono numerose le manifestazioni che si terranno in Italia e in Francia per gli 80 anni dall’efferato omicidio e non c’è nulla di agiografico o di puramente celebrativo nel ricordo dei due valorosi antifascisti: stranamente, infatti, quanto più passa il tempo tanto più efficaci e attuali si rivelano le parole di Piero Calamandrei dedicate ai due storici e politici che «si distinsero nel pensiero e nell’azione». Proprio così: i Rosselli sia per le rocambolesche imprese con cui fecero espatriare leader e compagni oppositori del regime sia per le loro scelte politiche – dal sogno europeo di abbattimento delle frontiere e di «libera circolazione dei popoli» all’utopia molto concreta di un socialismo liberale e critico nei confronti del marxismo – furono degli intellettuali «eretici» e all’avanguardia, capaci di prefigurare non solo la successiva lotta di liberazione ma anche i nostri tempi.
Rispettivamente classe 1899 e 1900, Carlo e Nello, dopo la separazione dei genitori, vissero con la madre Amelia Pincherle: scrittrice, autrice di testi teatrali, nata in una famiglia ebrea non praticante, femminista anticonformista e repubblicana, fu proprio lei che segnò i figli con il fuoco della passione politica. Carlo, con i suoi occhialetti cerchiati di metallo, e Nello, con l’aria simpatica e spavalda, erano ancora studenti e già si cimentavano su democrazia e violenza sul giornaletto Noi giovani e poi proseguiranno sul foglio clandestino Non mollare! Le camicie nere in ascesa intanto si applicavano alla distruzione della sede del Circolo di cultura fondato da Gaetano Salvemini e poi della villa dei Rosselli. Carlo reagì con aplomb: «Io sono di ottimo umore e l’altra sera ho bevuto alla distruzione compiuta! I signori fascisti… aspetteranno a lungo la mia rinuncia alla lotta». Altro che rinuncia: con Ferruccio Parri, Carlo fu la mente dell’avventuroso espatrio dalla Liguria in Corsica, a bordo di un motoscafo, di Sandro Pertini e del grande vecchio dei socialisti riformisti, Filippo Turati. Al rientro in Italia Rosselli e Parri vennero arrestati e condannati prima al carcere e poi al confino. Ma ecco Carlo pronto a sfidare ancora una volta la sorveglianza fascista con Emilio Lussu: raccolti da un potente fuoribordo che si era posizionato nei pressi di Lipari, l’isola del confino, si diressero in Tunisia. E poi in Francia dove nel 1929 Carlo fonderà il movimento di «Giustizia e Libertà» e poi pubblicherà Socialisme libéral, nato anche dalla sua esperienza di studio a Londra-capitale del laburismo: un saggio che Palmiro Togliatti definirà con astio un «magro libello antisocialista» di «un ideologo reazionario».
Per sostenere le forze repubblicane spagnole contro i rivoltosi dell’esercito filomonarchico, l’infaticabile Rosselli organizzò un battaglione intitolato a Giacomo Matteotti ucciso dai fascisti il 10 giugno 1924. Dopo un celebre discorso in cui pronuncerà la storica frase «Oggi qui, domani in Italia», imbraccerà il fucile e quindi, essendo stato ferito presso Monte Pelato, raggiungerà con Nello Bagnoles per curarsi. I due fratelli erano così sicuri della forza della democrazia da non credere che gli emissari della dittatura li avrebbero potuti raggiungere proprio lì.
Pochi giorni dopo il delitto, invece, gli assassini consegnarono i documenti loro sottratti al controspionaggio italiano. Carlo aveva confidato a Salvemini di sentire «l’impegno morale» di dare un esempio alle generazioni del futuro. Parole profetiche. I due fratelli da decenni rappresentano per gli intellettuali democratici e di sinistra un modello di lotta irrinunciabile per la libertà e per la giustizia sociale.””

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