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Caro Scalfari, a sbagliare sei tu

Caro Eugenio, spero mi scuserai se ti do del tu. D’altronde, dopo che in tuo recentissimo scritto mi hai definita come uno scimpanzé calunnioso, mi sento ormai in confidenza.

Va bene che tutta la tua analisi è basata su assiomi (dogmi?) definitori alquanto discutibili, quando non direttamente sbagliati. E non parlo solo dello scimpanzé, nostro semmai cugino e non certo progenitore, o delle indagini nazionali e internazionali che oltre ad essere state fatte, e in gran numero, dimostrano non solo la consistenza numerica degli atei, ma persino quella etica che vorresti veder annullata dall’Io animalesco che ci appioppi.

Non so da dove ti derivi l’idea che l’atteggiarsi della coscienza umana di fronte alla spiritualità e alla religiosità sia così monolitica come pretendi di descriverla e di conoscerla, pur a quanto pare non conoscendola affatto. A cominciare dall’idea che i non credenti credano comunque in un Essere (?).

Buono a sapersi. E pensare che, per giocare alle definizioni come ami fare tu, io agnostica in dieci anni di militanza atea, non me ne sono mai accorta. Anzi. Proprio perché libere da dogmi precostruiti o da regole ferree calate dall’alto, le sfumature della non credenza sono tante quante i non credenti stessi.  Ma in generale non sono solo i diabolici ateacci strettamente intesi  a non includere un essere supremo nella propria cosmogonia. Giuro!

Non siamo da disprezzare, da isolare o da punire. Accidenti come è buono lei. Concedi  diritti umani anche a noi, che fortuna! Certo, prosegui col dire che spesso abbiamo modi provocatori, rissosi e calunniosi. Pure antipatici, per la “prepotenza” del nostro Io. Peccato però che non ti venga in mente nemmeno un esempio, di questa nostra violenza.  Peccato però come tu stesso sia costretto ad ammettere che anche se i cattivi siamo noi le guerre (di religione, appunto) le fanno gli altri. Non fa una grinza.

Noi, per usare le tue parole, “combattiamo intellettualmente”. Che schifo!

Molto ci sarebbe ancora da contro argomentare, ma preferisco far finta che questo sia stato un estemporaneo sfogo magari dettato da calura estiva, piuttosto che pensare che, davvero, a quello che hai scritto ci “credi”.

Una cosa però la vorrei aggiungere. Dici che non sappiamo di essere poco tolleranti. Per quanto mi riguarda, lo so benissimo e ne sono felice. Tollerare è, anche e non solo etimologicamente, il sopportare con pazienza nell’attesa che l’altro capisca che abbiamo ragione noi. È un concetto religioso, non certo un valore. No, io non tollero, non mi considero superiore a nessuno, e nemmeno inferiore. Io accetto le diversità dell’altro e la mia, la nostra militanza è anche per chi non la pensa come me, come noi. È perché tutti abbiano uguali diritti. Proprio sicuro che siamo noi a sbagliare?

Adele Orioli, responsabile iniziative legali Uaar

Articolo pubblicato sul blog di MicroMega il 25 luglio 2017

 

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