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Carolina, Andrea e gli altri che non ce l'hanno fatta contro i cyberbulli

Carolina Picchio aveva 14 anni quando decise di gettarsi nel vuoto. Mesi prima, una serata alcolica era finita con un video in cui alcuni ragazzi mimavano atti sessuali nei suoi confronti e il suo profilo Facebook si era riempito di insulti. Troppo per lei. Il suo ultimo messaggio fu: “Le parole fanno più male delle botte”. E’ stata la spinta perché si cominciasse a lavorare in Parlamento a una legge sul cyberbullismo.

L’approvazione della Legge Ferrara, “un grande passo di civiltà”

Un percorso che quattro anni dopo ha portato all’approvazione di una normativa a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno, la Legge Ferrara dal nome della prima firmataria, Elena Ferrara, che di Carolina era l’insegnate di musica. Domenica entra in vigore e presto arriveranno anche i decreti attuativi. “È un primo grande passo di civiltà – ha sottolineato in un’intervista a La Stampa – lo dovevamo a Carolina e a tanti prima di lei. Ho un solo rammarico: tutti, politica e società civile, ci siamo mossi tardi, dovevamo farla prima”.  

La legge 71/17 punta a essere uno strumento per i ragazzi dai 14 anni in su per difendersi e segnalare abusi, contrastando così il fenomeno amplificatorio della rete e l’illusione dell’anonimato che fomenta i bulli ma anche lo stesso branco. Sei i punti principali introdotti – come spiega Maura Manca in questo suo post su Agi.it (inserire link al post della manca)  () – che contengono tre importanti novità. Leggi anche questo articolo su Repubblica

La madre di Andrea, suicida a 15 anni: “A questa legge manca qualcosa”

“Considero la legge Ferrara come un vento di primavera e non come un’occasione persa. Un inizio in quel percorso del sano vivere civile”Ma “gli manca qualcosa”. A parlare è Teresa Manes, presidente dell’Associazione Italiana Prevenzione Bullismo, madre di Andrea Spezzacatena, il “ragazzo dai pantaloni rosa” che nel 2012, a 15 anni, si tolse la vita dopo mesi di derisioni e cyberbullismo (leggi qui). 

In una lettera pubblicata da Vanity Fair, la Manes sottolinea alcune mancanze sulle quali bisogna ancora lavorare “perché tutto quello che ha subito mio figlio lo subiscono altri figli e figlie d’Italia e perché, forse, qualcosa è sfuggito al legislatore”.

“Se, giustamente, è stata data una definizione legislativa di cyberbullismo, a mio avviso andava, prima, data anche una definizione di bullismo. È vero che si tratta di un fenomeno vasto e sfaccettato, ma andava comunque definito”. La presidente Associazione Italiana Prevenzione Bullismo guarda positivamente alla possibilità data al minore ultra 14enne di chiedere l’oscuramento e anche la procedura di ammonimento“potrebbe avere una sua efficacia”. “In ogni caso – conclude – si tratta di strumenti riconosciuti solo alle vittime di cyberbullismo. E gli altri?”

Coinvolti i più famosi youtuber per spiegare la legge

Il rischio è che i ragazzi non siano adeguatamente informati della nuova legge e degli strumenti che mette a disposizione. Per ovviare, è stata realizzata una campagna, #Ciberesistance, che coinvolge i più noti Youtuber come Sabri Gamer, Giulia Penna, Jack Nobile, Cesca e Klausche fanno parte della Web Star Channel di Luca Casadei. Si comincerà con un video – che verrà postato domenica, all’entrata in vigore della legge – al quale seguiranno altre iniziative nei prossimi mesi. L’iniziativa è stata sviluppata in collaborazione con il professor Luca Bernardo, direttore della Casa Pediatrica dell’Ospedale Fatebenefratelli Sacco, che ospita e cura ragazzi vittime di bullismo e cyberbullismo, con l’aiuto dell’avvocato Marisa Marraffino, esperta di reati informatici.

Come ha spiegato Bernardo, “senza una presa di coscienza reale da parte dei social network i nostri sforzi saranno sempre insufficienti, almeno finché i colossi del web non capiranno che devono contribuire realmente e fattivamente ad arginare un fenomeno che è già oggi un’emergenza sociale”.

E visto che la legge si rivolge in primis ai ragazzi, bisogna trovare qualcuno che riesca a parlare loro. Da qui, l’idea di coinvolgere gli youtubers che hanno un vasto pubblico proprio sulla Rete. “I nostri Creators hanno i linguaggi e i codici della generazione coinvolta nel fenomeno, sono ragazzi che parlano ai ragazzi e che sanno parlare ai ragazzi – ha sottolineato Casadei – La campagna, che li vede protagonisti, è quindi un messaggio positivo, per fare “rete” nell’ecosistema Internet. Il video, realizzato dai nostri Wsc Studios, mostra le vie da percorrere per eliminare la paura e la vergogna: ‘parlare’ e ‘condividere’”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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