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Caso Orlandi, Alì Agca non ascoltato dai pm

l_1up4ROMA – Cala il sipario sulla visita a sorpresa di Alì Agca alla tomba di papa Wojtyla, sulla quale sabato ha deposto dei fiori. L’uomo che nel maggio del 1981 sparò in piazza San Pietro a Giovanni Paolo II salirà stasera, salvo imprevisti, su un volo da Fiumicino diretto a Istanbul. Il giudice di pace ha dato, infatti, stamattina il via libera all’espulsione dall’Italia, formalizzando il provvedimento avviato dall’Ufficio immigrazione della questura di Roma per ingresso clandestino.

Dai controlli effettuati sabato i suoi documenti sono risultati “irregolari” e in particolare mancava il visto sul passaporto. A nulla è servito il tentativo dei legali della famiglia Orlandi di rinviare la partenza. In mattinata hanno depositato in Procura a Roma un’istanza con la quale chiedevano che fosse trattenuto in Italia per motivi di giustizia e sentito sul caso di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa nel 1983.

I magistrati hanno decido di non interrogarlo perché non lo considerano “attendibile”. Gli inquirenti ritengono “che non esista alcun bisogno di ascoltarlo nuovamente” in quanto “negli anni ha fornito decine di testimonianze al riguardo in pubblico e nel corso di processi”.

Una decisione “insensata” per Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che ha detto di non comprendere “questa fretta nel volerlo espellere. Ali Agca è in qualche modo collegato alla scomparsa di mia sorella, mi sembra evidente – spiega – Ci sono dichiarazioni ben precise su questo punto, anche da parte dell’indagato Marco Fassoni Accetti (il fotografo che sostiene di essere stato uno dei telefonisti e che il sequestro fu attuato da un gruppo di ecclesiastici contrario alla politica di Wojtyla) che ha più volte tirato in ballo direttamente Agca, dicendo che mia sorella fu sequestrata per indurlo a ritrattare le accuse ai bulgari come mandanti”.

A muoversi in questa direzione anche il difensore della mamma di Emanuela, l’avvocato Ferdinando Imposimato, che ha inviato una lettera al ministro dell’Interno Angelino Alfano chiedendo che gli venga dato il consenso ad ascoltarlo, “in sede di indagini difensive prima dell’espulsione. La richiesta – sottolinea il legale – è giustificata dall’esigenza di accertare la verità sulla sorte di Emanuela”. In tal senso ha citato vari passaggi in cui ‘compare’ l’ex terrorista turco nella vicenda, tra cui una lettera che nel 1997 ha scritto alla famiglia Orlandi. Una missiva in cui Agca assicura che Emanuela sta bene: “La sua integrità fisica e morale viene garantita assolutamente – avrebbe scritto -. È una questione di tempo, un giorno tornerà da voi”.

E mentre l’ex ‘lupo grigio’ lascia la Penisola, rimangono gli interrogativi su come abbia fatto ad aggirare i controlli al confine e se abbia avuto dei complici che lo hanno aiutato a raggiungere la Capitale. Su questi aspetti sono state avviate indagini. A quanto accertato finora, l’ex terrorista sarebbe arrivato in auto passando dall’Austria in compagnia di altre persone, di cui non si conosce ancora l’identità. Intanto l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano ha precisato che la visita nella basilica di San Pietro era stata “autorizzata” dalle autorità vaticane, informate dalla polizia della sua presenza.

ats ansa

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