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Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

Forte accelerata nelle indagini partite nel novembre scorso in Argentina, dopo l’arresto di don Nicola Corradi il prete italiano nascosto oltreoceano dopo le denunce di abusi sessuali su piccoli allievi sordi dell’istituto Provolo di Verona commessi quasi fino agli anni 80.

La magistratura argentina sembra voler seguire i passi di quella italiana aprendo anche un fascicolo per favoreggiamento nei confronti degli insegnanti e responsabili delle strutture Provolo argentine, per gli inquirenti c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

Nel frattempo è stato spiccato un mandato di cattura internazionale per complicità in abuso sessuale aggravato nei confronti di una suora dell’istituto, Kosaka KumiKo che sembrerebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto veronese ha un’altra succursale. Secondo l’accusa la monaca sarebbe stata parte attiva nelle violenze – racconta una delle vittime oggi 17enne – la suora “ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Horacio Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte”.

Ma l’orrore continua, pochi giorni fa, a seguito del racconto di un’altra vittima gli investigatori hanno deciso di verificarne le dichiarazioni procedendo alla perquisizione di alcune stanze dell’istituto di Mendoza, quello diretto proprio da don Nicola Corradi, facendo così una scoperta agghiacciante.

Al quinto piano hanno trovato una stanza chiusa con un lucchetto, nel muro un buco nel quale secondo il racconto della vittima, erano fissate delle catene alle quali veniva poi ammanettata e abusata. All’interno di quella stanza un’altra porta, anche questa ben chiusa con un lucchetto. Al suo interno sono stati trovati decine di DVD con copertine apparentemente innocue che saranno comunque visionati dagli inquirenti.

Si appesantiscono anche responsabilità degli istituti, soprattutto quello italiano che non solo non ha fermato don Nicola Corradi quando era in Italia, ma gli ha addirittura permesso di creare all’interno di una struttura per bambini sordi un “harem” per pedofili.

Aumenta anche il numero delle vittime e il periodo in cui sono stati commessi gli abusi, molte di loro sono ancora adolescenti. In precedenza si parlava di circa 60 allievi, oggi in aumento grazie all’affiancamento di un team di psicologi messi a disposizione dalla procura che stanno cercando di aiutare gli inquirenti nel delicato lavoro. E’ anche stato aperto uno sportello diretto con l’Autorità Giudiziaria al quale le vittime possono rivolgersi e denunciare.

È giallo anche sulla scomparsa di padre Spinelli, anche lui accusato in Italia e poi trasferito. Di lui non si hanno più notizie dai primi di dicembre quando sparisce letteralmente. La dichiarazione ufficiale è che sia morto, ma nessuno sa dire dove sia sepolto o che fine abbia fatto il suo cadavere.

Una vicenda che sta facendo emergere aspetti inquietanti di fronte ai quali la Casa Madre veronese si è chiusa a riccio costringendo pochi giorni fa Francesco Zanardi, (portavoce della Rete L’ABUSO) che accompagnava Gianni Bisoli presso l’istituto veronese nell’intento di ritirare il suo foglio di congedo – quello che nella copia autentica consegnata alla Commissione d’Inchiesta sembrerebbe contraffatto – a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per poter parlare con qualcuno dell’istituto.

Dai risvolti torbidi anche il misterioso furto avvenuto presso l’Istituto di Chievo dove viene conservata parte della documentazione, probabilmente molta di quella indicata anche nelle varie denunce depositate, accaduto il primo marzo quando Leonardo L. si introduce nell’istituto.

Dai filmati che possediamo integralmente, immediatamente consegnati all’Autorità Giudiziaria, si vede parlare l’uomo con il linguaggio dei segni, è visibilmente in video chiamata con qualcuno che lo segue dall’esterno col quale dialoga e fa vedere quanto è all’interno della struttura. Entra nell’istituto apparentemente senza forzare porte o finestre, non è per nulla spaventato e dopo 47 minuti, questa è la durata del video, esce tranquillamente e sosta davanti all’ingresso.

I dialoghi sono stati tradotti integralmente e l’uomo fa anche alcuni nomi di cui abbiamo trovato riscontro, gira in uffici nei quali si vedono ammassati decine di faldoni di documenti, foto, supporti video, i più VHS, tutto materiale potenzialmente rilevante, soprattutto alla luce di quanto sta evolvendosi in Argentina.

Un furto dalle tempistiche e dinamiche sospette e una riflessione che difficilmente non possiamo non fare, chi può essere così folle da introdursi furtivamente in una proprietà privata, filmarsi e poi pubblicare i video su Facebook?

L’Ufficio di Presidenza

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