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Riprende la sfida: a Barcellona ieri si è aperta la riunione del nuovo Parlament uscito dalle elezioni celebrate il 21 dicembre scorso, ultimo passo in ordine di tempo della crisi apertasi con la dichiarazione di indipendenza catalana.

Il nodo politico principale è costituito dal futuro politico di Carles Puigdemont, il presidente destituito della Generalitat catalana che, dal Belgio dove è riparato per sfuggire all’arresto, punta alla riconferma sulla spinta dell’affermazione ottenuta dai due partiti indipendentisti alla recente tornata elettorale. Ipotesi, quella di una conferma per Puigdemont, che si scontra con una necessità pratica ed un altolà politico.

La prima: la difficoltà che il leader indipendentista possa esercitare i suoi poteri restando ben lontano dalla Spagna (per il giuramento si è pensato a Skype, ma poi il lavoro di tutti i giorni è altra cosa); la seconda: l’avvertimento da parte di Mariano Rajoy, il primo ministro spagnolo, che in caso di riconferma si ripartirà con l’articolo 155 della Costituzione spagnola, quello che prevede la sospensione dell’autonomia catalana in caso di rottura con il resto del Paese.

Ciononostante, martedì le due formazioni indipendentiste Junts per Catalunya e Esquerra Republicana hanno deciso comunque di appoggiare l’investitura di Puigdemont, anche se restano del tutto aleatorie le modalità, a meno che il leader non rientri dall’autoesilio belga, rischiando però l’arresto. Il dibattito si terrà alla fine del mese.

Quegli otto seggi vuoti

Oltre a Puigdemont sono sette i deputati che non hanno potuto essere presenti in Aula: tre in carcere, quattro con il loro leader a Bruxelles. I loro seggi oggi sono stati riempiti con nastri color giallo, quello degli indipendentisti. Alle 11 il presidente provvisorio dell’assemblea, il membro anziano Ernest Maragall, anche lui un indipendentista, ha dato avvio ai lavori, che hanno poi portato all’elezione di Roger Torrent alla presidenza dell’assemblea catalana. Osservando i seggi vuoti ha commentato: “Dovrei salutare il Presidente della Generalitat e i membri del governo, ma non ci sono”.

Da parte sua Puigdemont, dopo le polemiche e lo scambio di accuse con Madrid nei giorni scorsi, non ha delegato il suo voto da Bruxelles per l’elezione del nuovo presidente del Parlament come hanno fatto diversi deputati indipendentisti che si trovano in carcere. Alla sua decisione hanno aderito gli altri quattro ex consiglieri catalani che sono fuggiti in Belgio. Puigdemont ha dedicato un tweet a Torrent, scrivendo che “agirà con nobiltà e coraggio proteggendo le istituzioni” e lo ha chiamato direttamente al telefono, tramite il cellulare dell’ex portavoce catalano Jordi Turull. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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