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C’è anche un sacerdote tra gli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Attraverso una chat informava l’ong tedesca della nave Iuventa delle barche in arrivo
don Mussie Zerai –
Pubblicato il 09/08/2017 –
rino Giacalone –

C’è anche il sacerdote eritreo don Mussie Zerai tra gli indagati della Procura di Trapani nell’ambito dell’inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che ha condotto lo scorso 2 agosto al sequestro della nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet.

Don Zerai, che dal suo blog ha reso noto l’avviso di garanzia ricevuto dai pm trapanesi, è noto per essere fondatore e presidente dell’agenzia di informazione Habeshia, per “la Cooperazione allo Sviluppo”, definita “il salvagente dei migranti”. Con una chat offre assistenza telefonica a chi ne ha bisogno. Un’attività di solidarietà, tesa a salvare vite, che se nel 2015 lo ha portato ad essere candidato al Nobel per la Pace, oggi lo ha fatto finire indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il nome di don Zerai è venuto fuori dalle dichiarazioni rese alla Polizia da Cristian Ricci, titolare della Imi Security Servicers, la società incaricata della sicurezza sulla nave di un’altra Ong, la Vos Hestia della Ong Save the Children. Nell’ordinanza del sequestro della Iuventa è riportata una intercettazione tra Ricci e un altro operatore della stessa security, Pietro Gallo.

Ricci a Gallo svelava il contenuto di un suo interrogatorio: «…gli ho detto quella storia di quegli eritrei, di quello che dicevano che un prete aveva mandato un messaggio …già lo sapevano questo fatto! che gli è arrivato il messaggio dal prete eritreo e noi ci siamo recati là e abbiamo trovato il barcone di legno …esatto! e a bordo avevamo il mediatore eritreo … una cosa strana … esattamente …».

Don Zerai dal suo blog ha così replicato: «Io ho sempre agito con trasparenza, non ho mai fatto parte di chat segrete con le Ong. Il mio scopo e la mia priorità sono sempre stati salvare vite umane». Don Zerai ha tenuto a indicare una per una le Ong con le quali è in contatto, Medici Senza Frontiere, Sea Watch, Moas e Watch the Med, «se il provvedimento che mi riguarda è da mettere in relazione alla Iuventa e alla Ong Jugend Rettet affermo che non ho invece mai avuto contatti diretti con loro. Tutte le segnalazioni sono il frutto di richieste di aiuto che mi sono state indirizzate non da battelli in partenza dalla Libia, ma da natanti in difficoltà al largo delle coste africane».

Oggi a Trapani si è insediato il nuovo procuratore, Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, morta con il marito Giovanni Falcone nella strage di Capaci del 1992. Morvillo si è schierato al fianco dei suoi pm: «Il nostro perimetro è segnato dall’ipotesi di reato. Se c’è, si deve indagare».

La Iuventa non avrebbe compiuto salvataggi ma come un taxi del mare avrebbe agevolato l’immigrazione clandestina. L’indagine dei pm trapanesi Tarondo e Sgarrella dunque va avanti, ha messo in evidenza la eccessiva confidenza tra equipaggi della Iuventa e i trafficanti di uomini, gli stessi che trattano i migranti come vera e propria merce da spedire verso l’Europa, in cambio di circa 1500 dollari pagati in media da ognuno dei clandestini, e che nell’attesa delle partenze schiavizzano gli uomini e violentano le donne. Criminali, che con il denaro intascato forse finanziano anche il terrorismo islamico, persone dunque da far arrestare e non aiutare a tornare indietro una volta compiuti i trasbordi. Ma l’ordine a bordo della Iuventa è di far sparire ogni prova per potere identificare quei trafficanti di uomini.

http://www.lastampa.it/2017/08/09/italia/cronache/c-anche-un-sacerdote-tra-gli-indagati-per-favoreggiamento-dellimmigrazione-clandestina-pVgl474lhpPF4ZQjVXm0NM/pagina.html

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