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Celibato dei preti

Qualche cenno sul celibato dei preti sarà utile per comprendere ancora di più l’ipocrisia su cui la Chiesa cattolica basa la sua impostura.
378 – l’Imperatore Flavio Graziano dichiara Damaso, il vescovo di Roma, capo di tutti i vescovi della cristianità. (Damaso è il primo Papa legalmente riconosciuto dallo Stato).
388 – Il Papa Siricio, successore di Damaso, impone il celibato ai preti sotto pena di scomunica per coloro che si rifiutano di praticarlo.

Il celibato viene rispettato fino a quando il mondo cristiano, per opporsi alle invasioni barbariche, non è costretto a eleggere come vescovi dei funzionari dello Stato che erano già sposati. La Chiesa, nell’obbligo di revisionare la legge di fronte agli eventi, si salva in corner concedendo il matrimonio ma alla condizione che i coniugi non dormano nello stesso letto. (Il controllo veniva eseguito tramite la confessione). Passato il periodo delle invasioni barbariche, la Chiesa ripristina il celibato con un’austerità tale da condannare alla schiavitù le concubine dei preti e i loro figli (Concilio di Toledo del 633).

Le persecuzioni contro i preti sposati furono così feroci da portarne alcuni al suicidio (II Concilio di Toledo del 683), e da costringere la maggior parte degli altri a raggirare la legge assumendo come assistenti domestiche le loro madri e le loro sorelle con conseguenti incesti e nascite di figli, come risulta dal concilio di Mayenne dell’anno 888 nel quale si scrive: “La causa principale dei castighi che riceviamo è la collera di Dio per i troppi figli che i preti fanno con le loro sorelle”.

Come la teologia cristiana deriva tutta da concetti pagani, quali il Logos, l’Eucaristia, la Resurrezione, il dualismo tra il bene e il male, la verginità della Madre del Salvatore (Soter), e i rituali, che sono la perfetta riproduzione de Culti dei Misteri che venivano celebrati in onore di Marduk, Dionisio, Isis, Osiride, Astarte e soprattutto di Mitra, così, anche il celibato dei preti origina da quelle religioni più primitive le quali sostenevano che ogni cosa esistente sulla terra, animale, vegetale o minerale che fosse, aveva una energia interna (animismo).

Partendo da questo presupposto, tali credenze giunsero alla conclusione che gli uomini, pur possedendo tutti questa energia interna, si differenziavano comunque tra loro in quanto che ce n’erano alcuni che, o per privilegio di nascita o per meriti acquisiti, ne avevano più degli altri. La causa a cui principalmente attribuivano l’incremento di tale forza interiore, che chiamavano “Mala”, era la continenza. Più un uomo rimaneva sessualmente puro e più egli si arricchiva di questa forza prestigiosa da cui facevano dipendere quei poteri magici che permettevano di invocare la pioggia, di guarire i malati, di assicurare le vittorie e perfino di resuscitare i morti. Furono costoro che, attribuendosi poteri di mediazione tra gli uomini e le divinità, dettero luogo alla figura del sacerdote nelle religioni che seguirono. Il Mala, secondo alcune credenze, rimaneva nel corpo e nell’anima del santone anche dopo morto tanto da poter compiere prodigi attraverso influssi che inviava dall’oltre tomba. È su questa convinzione che la Chiesa conferma la santità dei suoi eroi attraverso i miracoli eseguiti “post mortem”. (Un miracolo dà la beatitudine, due miracoli la santità).

Il motivo per cui, eccetto rarissimi casi, il sacerdozio non era consentito alle donne dipendeva dal fatto che costoro, pur rimanendo caste, non potevano ammassare energia per via della dispersione che questa subiva a causa delle mestruazioni le quali, oltre a fargli perdere la virtù carismatica, le rendeva anche impure. Siccome l’unico periodo in cui una donna poteva accumulare il Mala era quello che precedeva lì’inizio delle mestruazioni, di conseguenza le vergini puberali erano tenute in così grande considerazione quali dispensatrici di benefici che ci sono dei casi nella storia che raccontano di re ed eroi che si misero a letto con loro per trarre forza e guarigioni dai loro fluidi positivi.

Questa è l’origine per la quale il Cristianesimo riserva grande considerazione alle sue sante vergini.

Seguendo questa convinzione animistica, molte furono le religioni che imposero ai sacerdoti l’astinenza sessuale perché acquisissero quei doni soprannaturali che gli avrebbero permesso di elevarsi al di sopra degli altri uomini tanto da interporsi tra essi e Dio. Per assicurarsi la castità assoluta, i preti di Cibele, di Astarte e di Artemide si tagliavano il membro con coltelli di silice. Nella religione taoista, i sacerdoti, sicuramente più scaltri, considerando che la forza si perde soltanto se c’è fuoriuscita di sperma, rifiutando ogni forma di evirazione, affermano che si può pervenire all’accumulo del Mala anche provando l’orgasmo purché si riesca a ritenere lo sperma. Tutto dipende da una forza interiore che, impedendone la fuoriuscita, fa si che esso ritorni in circolazione nel corpo attraverso un assorbimento che viene operato dal midollo spinale. E tanto è il beneficio che deriva da questa autofecondazione, come loro la chiamano, da essere considerata come presupposto base per poter pervenire a quella perfezione spirituale che è indispensabile per raggiungere il Nirvana. (Ognuno tragga le proprie conclusioni su quello che sono le religioni).

Athenagora, nella sua apologia a Marc’Aurelio, a proposito delle castrazioni che i sacerdoti si autoinfliggevano, commenta: <>. Ma di tutt’altro parere è invece Matteo, il redattore del primo vangelo canonico, che quale credente esalta la castrazione sacerdotale nella risposta che Gesù dà agli apostoli quando gli fanno osservare che se l’uomo non può ripudiare la donna perché il matrimonio è indissolubile, non è conveniente sposarsi: “Tutti debbono sposarsi meno che coloro a cui è concesso di non farlo. Vi sono infatti eunuchi che nascono così dal ventre della madre; ve ne sono altri che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli”. (Matt. 19-12).

A parte il fatto che non c’interessa sapere, almeno in questo sito, a quale categoria potesse appartenere Gsù dal momento che, stando a quanto affermano i vangeli non era sposato, questa espressione riportata dal vangelo di Matteo assume una enorme importanza perché essa ci fa capire come Gesù sia stato costruito sacerdote per eccellenza perché servisse come esempio ai preti che, secondo la Chiesa, debbono essere in tutto uguali a lui per poter svolgere il loro ministero tra gli uomini. Il Mala attribuito a Gesù è tra i più potenti che si possano concepire: gli permette di restituire la vista ai ciechi, di raddrizzare le gambe agli storpi, di esorcizza gl’indemoniati, di resuscitare i morti e addirittura di compiere, con la sola forza della sua veste, miracoli a distanza.

Il prete, quindi, per poter compiere i prodigi sulla terra, come il rimettere i peccati, liberare i posseduti dal demonio, guarire le malattie con l’olio santo, assicurare un buon raccolto con le Rogazioni e soprattutto eseguire il miracolo della trasformazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo, deve essere uguale a Gesù soprattutto nella castità che è la virtù indispensabile per poter assolvere il ministero sacerdotale.

Un prete reso impuro dal matrimonio, oltre a non avere più quel Mala che gli permette di operare prodigi, renderebbe impuro anche Cristo con il quale egli si unisce ogni volta che celebra il Sacramento dell’Eucaristia, quel Sacramento in cui egli s’identifica a Cristo dicendo: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Rendendo impuro Cristo egli vanificherebbe quella comunione dei Santi che è alla base dell’istituzione della Chiesa la quale, come vergine sposa di Cristo, esige la purezza di tutte le membra che costituiscono il suo corpo.

Un prete reso impuro dal matrimonio, cioè dall’unione carnale con una donna, non potrebbe più avere quel Mala che gli permette di assolvere i peccati, di celebrare la messa, di esorcizzare e di svolgere tutte quelle funzioni che lo rendono superiore a tutti gli altri uomini, compresi i re e gl’imperatori, che s’inginocchiano davanti a lui per avere l’assoluzione dei loro peccati. Praticamente l’abolizione del celibato dei preti, vanificando la figura del prete, il cui requisito indispensabile per svolgere il suo ministero è quello di essere puro, segnerebbe la fine della stessa Chiesa che, quale associazione di santi, trae la sua pretesa di imporre un imperialismo teocratico universale dalla forza del Mala che gli viene dalla verginità garantita dal matrimonio con Cristo che il sacerdote casto per eccellenza. (Almeno è così per il momento, perché in futuro, costretta come sarà a concederlo per la crescente ribellione dei preti che chiedono di sposarsi, sicuramente riuscirà ancora una volta, maestra come è nell’arte del raggiro e della truffa, a risolvere il problema escamottando le sue stesse leggi, come già fece nel V secolo quando ammise il matrimonio con la condizione che i coniugi non dormissero nello stesso letto).

Riassumendo a questo punto il concetto teologico riguardante il celibato nelle parole che San Paolo, rivolge ai suoi seguaci: “Tutti sappiamo che i nostri corpi sono membra di Cristo; allora sareste voi disposti a far parte di queste membra quelle di una prostituta?”, mi si potrebbe chiedere: Se ogni volta che un sacerdote consacra l’Eucarestia in stato di impurità e questa impurità si trasmette a Cristo tramite l’ostia, chi può essere questo Cristo così insozzato dalle migliaia di comunioni sacrileghe che quotidianamente vengono eseguite da un clero che vive delle depravazioni più infami? E chi può essere allora questa Chiesa Cattolica, questa “Comunione di Santi” se nella realtà risulta essere un impasto di sporcizia e di sacrilegi?

Che il motivo per cui i preti non possono sposarsi dipenda dal fatto che essi debbono rimanere casti per poter svolgere il loro ministero sacerdotale sia un’altra truffa usata dalla Chiesa Cattolica per sostenere la sua impostura ci viene confermato, oltre che dalla realtà che lo vanifica e lo ridicolizza, da Papa Pio IV che così si espresse nel Concilio di Trento: “Il matrimonio porterebbe i preti, attraverso la famiglia che costituirebbero, a vedere nello Stato la loro Patria con conseguente rilassamento dei loro doveri verso la Chiesa”, e in maniera ancora più chiara dal cardinale Carpi: “Se si permettesse ai preti il matrimonio, essi sarebbero portati più ad obbedire allo stato che alla Chiesa per quei vincoli sociali di cittadini conseguenti dalle loro mogli e dai loro figli”…altro che Cristi, purezza e verginità!

Di Karlheinz Deschner, estratti “Storia Criminale del Cristianesimo”,(Kriminalgeschichte Des Christentums) a cura di Carlo Modesti Pauered, Edizioni Ariele, Milano,2006. Compilati, digitati e adattati per essere postato per Leopoldo Costa.

https://stravaganzastravaganza.blogspot.com/2013/10/celibato-dei-preti_7.html?q=religioni

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