CITTÀ DEL VATICANO – Due arresti ravvicinati: un imprenditore e un’attivista Femen. E se ancora non si può parlare di sovraffollamento, anche chi vive dietro le mura leonine definisce “inusuale” il numero delle persone che si trovano nelle prigioni dello Stato Vaticano. Del resto, forse per l’attenzione mediatica che nelle festività natalizie si concentra sulla basilica di San Pietro, la tranquillità del piccolo Stato vaticano è stata scossa in pochi giorni da gesti clamorosi di chi cercava una ribalta e ora, però, rischia di pagarne le conseguenze.

L’ultimo episodio è avvenuto proprio a Natale, quando una donna ucraina del gruppo “Femen” si è avventata, con il seno nudo e una scritta “God” sul corpo, verso il presepe allestito al centro del colonnato, afferrando la statua del bambinello e urlando slogan contro la Chiesa. È stata bloccata dalla gendarmeria vaticana, in collaborazione con la polizia italiana, e ora si trova in arresto nella caserma del Corpo di sorveglianza, in attesa dell’interrogatorio da parte dell’autorità giudiziaria dello Stato della Città del Vaticano, che deciderà se convalidare il fermo e come procedere nei suoi confronti. 

Si tratta per lui del quinto blitz in Vaticano: il primo è stato nel luglio 2012, l’ultimo risaliva a marzo scorso. Stavolta Di Finizio si era detto pronto a restare in bilico sulla basilica anche durante il giorno di Natale, ma poi si è arreso. E anche per lui si sono aperte le porte del carcere, in attesa di essere giudicato dalle autorità vaticane.Secondo la carta costituzionale emanata nel 1929 da Pio XI, “il potere giudiziario in materia civile, nelle cause in cui non sia stabilita la competenza del giudice unico, e in materia penale, quando si tratti di giudicare dei delitti, è esercitato ordinariamente da un Tribunale di prima istanza e dalla Sacra Romana Rota in sede di appello, oltre il rimedio straordinario del ricorso al Supremo Tribunale della Segnatura”.

Il caso più clamoroso affidato di recente alla magistratura vaticana è quello di Paolo Gabriele, il maggiordomo di Benedetto XVI al centro dello scandalo Vatileaks, rimasto per 60 giorni in cella di isolamento, poi trasferito ai domiciliari, processato e condannato nell’ottobre 2012 a 18 mesi di reclusione, prima di essere graziato dal pontefice tedesco. Nel settembre scorso, invece, l’arresto è scattato per il vescovo ed ex nunzio polacco Jozef Wesolowski al quale furono concessi i domiciliari in Vaticano, in attesa di un processo per pedofilia, previsto per l’inizio del 2015, nel quale rischia una condanna a sette anni di reclusione.