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Centinaia di migliaia di euro (due milioni secondo una prima stima) trasferiti illegalmente in Siria per finanziare Jabhat Al-Nusra, l’organizzazione vicina ad al-Qaeda che combatte in Siria contro il governo di Bashar al-Assad. A organizzare il flusso di denaro una cellula con base a Olbia composta da quattro uomini, di origine siriana e marocchina, arrestati dalla Polizia di Stato con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo, finanziamento del terrorismo e intermediazione finanziaria abusiva, nonché di attività di sostegno alla causa jihadista e proselistismo, anche online. Altri dieci complici sono stati arrestati nel lombardo-veneto. L’indagine della Digos sassarese è legata a un’altra inchiesta coordinata dal Servizio contrasto del terrorismo esterno della Direzione centrale della Polizia di prevenzione della Polizia di Stato.

A capo della cellula, ha scoperto la Digos di Sassari, il quarantaseienne siriano Anwar Daadoue, trasferitosi in Svezia prima dell’arresto, che, si legge nel comunicato delle forze dell’ordine, aveva organizzato “una vera e propria rete divenuta un punto di riferimento per i siriani, in particolare per quelli residenti in Sardegna, che volessero trasferire denaro da e per il Paese d’origine, impiantando uffici in tutta Europa, oltre che in Siria e in Turchia”. In Svezia Daadoue risultava formalmente indigente e godeva di sussidi statali. In realtà maneggiava somme da capogiro.

Una rete con uffici in Europa e in Medio Oriente

Per effettuare i trasferimenti di denaro – spiegano gli investigatori – l’uomo “non utilizzava il normale circuito bancario, né circuiti di money transfer (non esistenti nelle zone di guerra) bensì i propri capitali, disseminati in vari Paesi. In particolare, una volta ricevuta la conferma del pagamento della somma di denaro da parte della persona interessata al trasferimento, faceva ottenere il controvalore direttamente ai destinatari in Siria attraverso dei fiduciari, trattenendo una percentuale”. Un meccanismo denominato hawala che risale alla legge islamica tradizionale. 

Nel maggio scorso, il fratello di Anwar era stato fermato in Svezia con 675.000 corone, pari a circa 70 mila euro, mentre nel successivo mese di giugno un altro fiduciario era stato sorpreso con una importante somma di denaro in contanti mentre era in procinto di partire per Budapest.

Armi e autovetture per i jihadisti di Idlib

L’organizzazione era ben conosciuta anche dalla comunità dei siriani all’estero e aveva uffici a Istanbul, Beirut, Khartoum, il Cairo e a Raqqa, grazie ai quali era in grado di far pervenire in tempi brevi e in modo affidabile importanti somme di denar, anche nelle zone direttamente controllate dal Daesh. La capacità della cellula di convogliare ingentissime somme di denaro in quel problematico quadrante, spiegano ancora gli inquirenti, appare “strettamente legata ai rapporti del capo e dei suoi fiduciari con le organizzazioni fondamentaliste antigovernative operanti in Siria, in particolare nella zona di Idlib, in favore delle quali risulta aver finanziato anche l’acquisto di diverse armi da guerra e autovetture pick-up”. Idlib è una delle ultime roccaforti della ribellione jihadista in Siria e molti miliziani vi si sono riversati man mano che hanno perso terreno a favore delle forze lealiste.

Le intercettazioni

La prova dell’adesione ideologica degli arrestati alle organizzazioni fondamentaliste operanti in Siria emerge da una nutrita serie di conversazioni nelle quali gli accusati seguono da vicino l’evoluzione della guerra civile siriana. Secondo una nota della polizia, le intercettazioni degli arrestati dimostrano “con grande partecipazione emotiva, la vicinanza ideologica alle formazioni antigovernative”. Gli arrestati commentano “entusiasticamente ed esaltano i successi militari di Al Nusra, scambiandosi una serie di informazioni aggiornate e particolareggiate su quanto appena avvenuto sul fronte di guerra, dimostrando in tal modo di avere contatti diretti con le organizzazioni combattenti impegnate nella guerra civile siriana”. “Diciamo la verità tra di noi, Jahbat al Nusra è l’unica che è nel giusto, è l’unica che applica la Sharia, né Baghdadi (il califfo dell’Isis, nda), né nessuno. Dio sia con loro, Amin. Loro combattono per amore di Dio, Dio sia con loro”, si dicono due degli arrestati in una delle conversazioni catturate dalla polizia.

Fondi dall’immigrazione clandestina

“I soldi serviti a finanziare i terroristi in Siria venivano in gran parte dalla immigrazione clandestina sulla rotta cosiddetta balcanica”, ha spiegato in conferenza stampa il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, “non ci sono prove che la rete smantellata oggi abbia fatto entrare dei foreign fighters come migranti ma sicuramente era in grado di gestire anche proventi del traffico di esseri umani”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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