TwitterFacebookGoogle+

Centri estivi, la stangata che non ti aspetti

Bene, la scuola è finita. Tutti contenti: niente più levatacce per arrivare prima che la campanella suoni, niente compiti e un sacco di tempo libero. Davvero un sacco. Troppo. Perchè se la scuola fa da mamma per almeno cinque ore al giorno, chi terrà i bambini per tutto il tempo che dovrete passare in ufficio (o in studio, officina, fabbrica…)? 

Per questo qualcuno ha inventato i centri estivi. Un tempo – quando il welfare era un’altra cosa, anche in azienda – c’erano le colonie. In alcuni casi erano più simili a colonie penali che a luoghi di vacanza, in altri erano luoghi da sogno, come le invidiatissime Olivetti. Alcune sopravvivono alla crisi e oggi sono un’opportunità imperdibile per i genitori che lavorano fino alle ferie d’agosto. Per tutti gli altri ci sono i centri estivi per i quali vige una elementare regola del mercato: a un’alta domanda corrisponde un costo altrettanto elevato. 

E di conseguenza ecco la ‘stangata’: i centri estivi sono arrivati a costare cifre proibitive per molte famiglie e cioè fino a 624 euro al mese a bambino nelle strutture private e 304 in quelle pubbliche. Secondo un’indagine dell’Osservatorio sulle Famiglie di Federconsumatori il costo medio settimanale è pari a 156,00 euro per un centro estivo in una struttura privata (-1% rispetto al 2016). Il costo scende fino a 95,00 euro (+0,14% rispetto al 2016) laddove invece i bimbi e i ragazzi frequentino il centro estivo solo mezza giornata (fino alle ore 14:00).

Bisogna considerare, inoltre, la variabile relativa al pranzo al sacco (a carico delle famiglie) oppure in mensa: qualora la famiglia provveda al pranzo al sacco e alla merenda da casa, il costo della giornata si riduce a 75 euro a bambino. Per quanto riguarda, invece, il prezzo rilevato per i centri estivi organizzati in strutture pubbliche, il costo si aggira intorno ai 50 euro per metà giornata (+0,09% rispetto al 2016), e agli 76,00 Euro per il tempo pieno (+15% rispetto al 2016). La differenza riscontrata tra pubblico e privato è dovuta a diversi fattori: oltre alle strutture che ospitano i bambini (che per i centri estivi pubblici sono perlopiù istituti scolastici) il costo varia notevolmente anche in base alla tipologia delle attività svolte. 

Perché costano di più anche i centri estivi pubblici

La regola di mercato – lo abbiamo detto – è semplice: l’aumento della domanda fa lievitare i costi. Ma se è naturale che a questa legge obbediscano i centri estivi privati, stupisce che anche quelli pubblici si siano allineati alla tendenza. In maniera molto marginale nel caso della mezza giornata (appena un +0,08% rispetto al 2016). ma in maniera molto più consistente – più di un quinto – per la giornata intera. A dare una possibile spiegazione è Andrea Catizone, responsabile dell’Osservatorio sulle famiglie di Federconsumatori.

“E’ possibile” dice all’Agi, che alcuni comuni abbiano deciso di esternalizzare il servizio, affidandosi ad associazioni e cooperative che devono sviluppare un margine di guadagno. E’ necessario a questo punto interrogare la comunità sulla necessità di non scaricare esclusiva sulle famiglie la gestione dei figli nelò corso dei mesi estivi”. Da raccogliere, secondo Catizone, la proposta del ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, “sull’apertura delle scuole anche nel periodo estivo, incentivando l’offerta di servizi pubblici di eccellenza commisurati al reddito delle famiglie”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.