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CHARLIE HEBDO E IL DIRITTO ALL’ANTIRELIGIOSITÀ

Di Attilio Tempestini – 28.01.2015 –

La tragica vicenda, per cui qualche settimana fa è passata la rivista parigina, la si può considerare anche con riferimento ad una dimensione che faccia perno sulla contrapposizione, fra filoreligiosità ed antireligiosità. Riferendoci, cioè, ad una scala di atteggiamenti sulla quale rispetto ad una determinata religione, nei punti terminali si trovino da un lato chi le è così a favore, da giungere alla massima immedesimazione; dall’altro chi le è così contro, da giungere al massimo rifiuto. Mentre a metà della scala si trovi, chi risulta indifferente.

Nella vicenda in questione, appaiono collocabili sul primo dei due punti terminali coloro che in nome di una religione hanno, addirittura, commesso una strage. Mentre per Charlie Hebdo si potrà parlare di un’antireligiosità intensa ma che -oltre ad avere come sola arma, la penna- appare diffusa nei confronti delle varie religioni.

La dimensione, che sto considerando, risulta evidentemente diversa da quella in cui troviamo concetti come Stato laico e Stato confessionale: giacché con questi concetti si passa ad un livello, giuridico-istituzionale. Ciò non toglie che le due dimensioni possano, frequentemente, risultare vasi comunicanti. Nel senso che un atteggiamento filoreligioso concernente una determinata religione può avere, come abbastanza facile sbocco, istanze clericali cioè che la privilegino; così come un atteggiamento antireligioso concernente una determinata religione può avere, come abbastanza facile sbocco, istanze anticlericali cioè che la discriminino.

Nell’Italia repubblicana, la contrapposizione fra filoreligiosità ed antireligiosità non ha presentato -quanto a quella religione cattolica, che per la sua prevalenza tendeva ad essere la religione tout court- notevole rilievo; soprattutto perché un notevole rilievo non l’ha presentato, l’antireligiosità. Ecco così, quelle poche personalità politiche le quali si sono dichiarate prive di una fede religiosa precisare, con toni dimessi, che non avevano la fortuna di credere. Indubbiamente, però, il quadro è alquanto cambiato nei tempi più recenti: con la nascita di una filoreligiosità ed antireligiosità relative all’Islam.

D’altra parte, sulla strage che ha colpito Charlie Hebdo non sono nel nostro paese mancati commenti, in chiave di filoreligiosità diffusa. Un articolo, dedicato da Massimo Campanini -su “il manifesto”- al Corano, afferma che “il dileggio dei personaggi sacri delle altre religioni non rappresenta in alcun modo ‘libertà di pensiero’ “. Affermazione nella quale l’espressione “altre religioni” -che sembra ignorare la possibilità, per una persona, di restare estranea a tutte le religioni- fa da preludio alla tesi, che (in definitiva) la libertà di pensiero consentirebbe di ridere sul pensiero non religioso, ma non su quello religioso!

Siccome poi, fra l’aggettivo sacro e l’aggettivo santo il passo è breve, sarebbe facile giungere ad affermare che se la decisione dell’attuale “Santo Padre”, di concedere la scorsa estate lo statuto giuridico all’ “Organizzazione internazionale degli esorcisti”, la si volesse prendere a bersaglio di una vignetta antireligiosa, non si godrebbe della protezione relativa alla libertà di pensiero! Come si vede, non è difficile trovare esempi di vasi comunicanti fra filoreligiosità e clericalismo… –

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