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Che cosa è il reddito di inclusione attiva e chi ne può beneficiare

Anche in Italia arriva il Reddito di inclusione attiva (Rei): la misura è stata inserita nel Documento di economia e finanza (Def) approvato alla Camera. E’ uno strumento per fornire sostegno universale a chi si trova in uno stato di indigenza, provvedendo al contempo all’inserimento sociale grazie a un percorso formativo e d’inserimento al lavoro. La misura non è ancora attiva ma è stata approvata la delega al governo per tradurla in pratica.

Per capire che cos’è, chi ne può beneficiare e chi viene coinvolto, Internazionale ha creato un vademecum:

  • Cos’è? È un sostegno economico che viene fornito ai nuclei familiari che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta. Parallelamente vengono forniti, a livello comunale, una serie di strumenti mirati alla reintroduzione sociale e lavorativa.
     
  • Soggetti beneficiari. Sono le famiglie che hanno un reddito al di sotto della soglia di povertà assoluta in base all’Isee. Il reddito dichiarato è soggetto a un controllo ed eventualmente a una modifica tramite il confronto con un reddito presunto.
  • L’importo. Si calcola tramite la formula: soglia di povertà meno reddito disponibile della famiglia. Il trasferimento massimo corrisponde alla soglia di povertà. L’importo è maggiorato per le famiglie che vivono in una casa in affitto. L’entità del trasferimento si colloca in una posizione intermedia rispetto a quello vigente in altri paesi europei (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna).
     
  • Effetti sulla popolazione. Le famiglie che rientrano nei parametri dovrebbero essere circa 1,5 milioni (pari al 6% del totale, per il 45% al centro nord e per il restante 55% al sud).
     
  • Soggetti coinvolti. A livello centrale, il ministero del Welfare e l’Inps; le regioni con un ruolo di raccordo tra centro e periferia; a livello territoriale, i comuni riuniti eventualmente in consorzi, il terzo settore, i centri per l’impiego, i distretti sanitari, gli istituti scolastici e gli istituti regionali di formazione.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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