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Che cosa rischia l'Asia se gli accordi sul clima verranno disattesi

I cambiamenti climatici produrranno “devastanti conseguenze” sul continente asiatico: per la fine di questo secolo le temperature cresceranno in media di sei gradi Celsius e fino a otto in certe zone; le piogge aumenteranno del 50 per cento in alcuni Paesi mentre in altri si ridurranno o si dimezzeranno; la salita di livello dell’Oceano Pacifico incrementerà il rischio di inondazioni per la maggioranza delle città costiere. E’ questo il fosco quadro del Rapporto sul cambiamento climatico diffuso oggi dall’ADB (Asian Development Bank) in collaborazione con il Pik (Potsdam Institute for Climate Impact Research). Il documento (“A Region at Risk: the Human Dimensions of Climate Change in Asia and the Pacific”) mette in guardia i Paesi dell’area, sottolineando che i cambiamenti “potrebbero seriamente danneggiare la loro crescita futura”, con effetti sia economici sia sulla qualità della vita.

Se perdura lo scenario attuale, si registrerà per il 2100 un aumento medio delle temperature di sei gradi in Asia e otto in Tajikistan, Afghanistan, Pakistan e nel nord-ovest della Cina. Le variazioni porteranno a drastiche modificazioni con effetti sull’agricoltura e la pesca, sulla fauna terrestre e marina, sulla sicurezza nazionale e regionale, sui commerci, lo sviluppo urbano, la migrazione e la salute. “Un simile scenario – avverte il Report – può persino rappresentare una minaccia esistenziale per alcuni Paesi nella regione e distruggere qualsiasi speranza di ottenere uno sviluppo sostenibile e inclusivo”.

Danni economici per 52 miliardi di dollari l’anno nel 2050

Un altro rischio deriva dall’aumento dei tifoni e dei cicloni tropicali, che si abbatteranno sulla regione asiatica del Pacifico a causa dell’incremento delle temperature: le precipitazioni cresceranno fino al 50 per cento in molte aree, mentre in Pakistan e Afghanistan potrebbero segnare un calo tra il 20 e il 50 per cento. Diciannove città su venticinque (di cui sette nelle sole Filippine), che si trovano a meno di un metro sul livello del mare, saranno esposte alle inondazioni e l’Indonesia, nazione più colpita, dovrà provvedere all’emergenza che soffriranno circa sei milioni di persone residenti nelle zone minacciate. L’impatto dei disastri climatici sulle regioni interessate è stimato nel Rapporto anche sotto il profilo economico: qualcosa come 52 miliardi di dollari l’anno nel 2050 rispetto ai sei miliardi del 2005. Saranno colpite metropoli come Guangzhou, Shenzhen, Tianjin, Mumbai, Madras, Giacarta, Bangkok, Nagoya e Ho Chi Minh City.

I cambiamenti climatici, prosegue il Rapporto, danneggeranno pesantemente anche la produzione di alimenti con conseguente rincaro dei prezzi. In mancanza di interventi, in alcuni Paesi del Sud-est asiatico la produzione di riso potrebbe dimezzarsi per la fine del secolo mentre tutti i tipi di coltura in Uzbekistan caleranno tra il 20 e il 50 per cento nel 2050. Inevitabili gli effetti della maggiore carenza di cibo specialmente su sette milioni di bambini nel Sud-est asiatico, con una crescita dei costi di importazione alimentari per 15 miliardi l’anno nel 20100 contro i due miliardi del 2050. Se questo è per la terra, riguardo al mare si stimano, nel Pacifico occidentale, disastrose conseguenze sull’ecosistema: per danneggiare seriamente l’89 per cento dei coralli basterebbe l’aumento di un grado e mezzo Celsius.

Si stimano 50mila morti per effetti dell’inquinamento

Poi gli effetti sulla salute umana: già adesso tre milioni e 300 mila persone muoiono ogni anno per inquinamento atmosferico, col maggior numero di vittime concentrato in Cina, India, Pakistan e Bangladesh. L’aumento delle temperature provocherà altri 50 mila decessi e favorirà la diffusione di specifiche patologie quali la malaria e il dengue.

Per mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici, il Rapporto sottolinea l’importanza di implementare gli impegni dell’Accordo di Parigi, tra cui gli investimenti pubblici e privati per la rapida decarbonizzazione dell’economia asiatica e l’attuazione di misure per proteggere le fasce più deboli della popolazione. Al contempo, sono necessari sforzi di innovazione tecnologica nel campo delle energie rinnovabili, delle infrastrutture urbane e dei trasporti.

“La crisi climatica è la sfida maggiore che affronta la civiltà umana”

L’Asian Development Bank ha approvato finanziamenti per investimenti pari a 3,7 miliardi di dollari nel 2016, che saliranno a  6 miliardi nel 2020. L’ADB, che ha sede a Manila, fu fondata nel 1966 ed è espressione di 67 Paesi di cui 48 della regione. “La crisi climatica mondiale è senza alcun dubbio la sfida maggiore che affronta la civiltà umana nel secolo XXI, con l’Asia e il Pacifico al centro di tutto” ha osservato il vice presidente dell’ADB, Bambang Susantono. “I Paesi dell’Asia hanno il futuro della Terra nelle proprie mani. Se sceglieranno di proteggere se stessi contro i pericoli dei cambiamenti climatici, aiuteranno l’intero pianeta a salvarsi” ha dichiarato il direttore del Potsdam Institute, Hans Joachim Schellnhuber. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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