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Che fine fanno i 3 miliardi che l'Europa dà alla Turchia per gestire i rifugiati

La Commissione Europea sta per sbloccare la seconda tranche dei fondi promessi alla Turchia nell’ambito dell’accordo sulla gestione dei migranti del Marzo 2016. Si tratta di tre miliardi di euro, che vanno a sommarsi ai tre miliardi già destinati al finanziamento di progetti mirati all’accoglienza e all’integrazione dei rifugiati, che l’Europa somministra attraverso trasferimenti di denaro che vanno non solo al governo turco, ma anche ad agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni non governative che lavorano per il perseguimento dei medesimi obiettivi. Il meccanismo per la gestione dei fondi europei passa attraverso l’Ufficio Europeo per i Servizi per i Rifugiati (Frit), aperto in Turchia a febbraio 2016.

Qui, una volta ogni tre mesi, si riuniscono rappresentanti di Bruxelles e Ankara al fine di valutare nuovi progetti e proposte, fare il punto della situazione sull’utilizzo dei fondi già stanziati e valutare l’eventuale successo dei programmi già in corso.

A fine novembre 2017 risultano trasferiti 908 milioni di euro, in gran parte impiegati in progetti relativi istruzione e servizi sanitari. Fino a questo momento sono stati approvati 55 progetti, finanziati con un totale di 1,78 miliardi di euro, stanziati per programmi relativi a:
  • assistenza sanitaria,
  • istruzione,
  • integrazione,
  • gestione dei migranti
  • e sviluppo socioeconomico di questi ultimi.

Come detto istruzione e sanità costituiscono le priorità, considerando che, dei 908 milioni già trasferiti, ne hanno assorbiti 600 in totale.

Le spese per la gestione degli ospedali

 
Il ministero della Sanità turco, con i 300 milioni ricevuti, ha dato vita al progetto Sihhat, che si occupa della gestione di ospedali e centri di primo soccorso.
Al momento sono tre le strutture sanitarie già attive, tuttavia l’obiettivo del progetto è l’apertura di 178 centri. Primo ad essere aperto il pronto soccorso di Kilis, città del sud al confine con la Siria, dove ogni giorno uno staff medico di 50 persone, tutti siriani, effettua 480 visite su pazienti, anch’essi siriani. Il progetto è partito con un programma di formazione e aggiornamento del personale sanitario siriano, che alla fine di novembre risulta aver effettuato 34,155 tra visite ed esami medici

I centri di integrazione

Un’altra importante voce di spesa di questa collaborazione tra il governo turco e l’Unione Europea riguarda i cosiddetti “centri di integrazione”; aperti un anno e mezzo fa, si tratta di luoghi dotati d aule da 100 posti in cui si tengono lezioni di lingua e corsi di informatica o mirati all’inegnamento di mestieri.
 
Sono in particolare donne e bambini i destinatari di questi programmi, con il risultato che vengono così assistiti nella difficile fase di ambientamento in Turchia. I centri forniscono inoltre assistenza psicologica a chi, durante il conflitto, abbia subito traumi di entità psichica e funzionano inoltre come ‘centri di collocamento’ dove le varie professionalità degli uomini vengono registrate e smistate, cercando di favorire l’incontro con i datori di lavoro, spesso anch’essi siriani. Alla fine di novembre risultava che più di 10 mila rifugiati siriani avessero beneficiato dei servizi forniti dai centri.

Le spese per l’istruzione

Una delle sfide più complicate che la Turchia ha dovuto affrontare sin dall’inizio della crisi dei rifugiati siriani riguarda l’inclusione e l’integrazione scolastica dei minori siriani. Nei primi anni l’istruzione dei bambini siriani è stata delegata a scuole private fondate e gestite dagli stessi rifugiati, tuttavia il ministero dell’Istruzione turco ha intrapreso la strada dell’inglobamento graduale di queste ultime nel sistema scolastico nazionale.
 
Un progetto quest’ultimo che ha azzerato le scuole private elementari siriane in 23 province del Paese, grazie anche a un fondo da 300 milioni di euro e 7500 persone impegnate a tempo pieno nel progetto. Da considerare separatamente i 60 milioni di euro che l’Ue ha investito per finanziare il rientro dei rifugiati dalla Grecia in Turchia e implementare il pattugliamento delle coste.
 

Il mensile di 34 euro al mese per i rifugiati

Altra importante voce di spesa riguarda il progetto “Kizilay Card”, attraverso cui i rifugiati fuori dai campi profughi in stato di indigenza ricevono mensilmente 133 lire turche (34 euro circa) al mese a persona. Il progetto, per cui sono stati stanziati 1,4 miliardi di euro, ha beneficiato di una prima tranche da 350 milioni di euro e sta attualmente per ricevere altri 650 milioni, che serviranno a ricaricare le carte di più di un milione di profughi siriani fino ai primi mesi del 2019, consentendo ai beneficiari di poter acquistare beni alimentari in tutto il Paese attraverso delle apposite convenzioni stipulate tramite il governo attraverso cui i beni alimentari vengono acquistati a un prezzo più basso. 
 
L’accordo è stato concluso da Ankara e Bruxelles a fine marzo 2016 tra le polemiche, con l’Europa disposta a supportare economicamente la Turchia in azioni di integrazione e accoglienza rivolte ai migranti che Ankara si è impegnata a fermare e riportare all’interno dei propri confini ponendo così un freno al flusso migratorio che ha interessato il Mar Egeo negli ultimi anni.
I respingimenti in Turchia non riguardano solo i siriani, tuttavia per ogni siriano respinto l’Europa si è impegnata a fornire i documenti a un altro siriano già in Turchia che abbia fatto domanda per andare in Europa e sia inserito in una apposita lista di attesa. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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