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Che fine ha fatto Renzi? Staino accusa: “Matteo ci ha abbandonato”

Roma – Che fine ha fatto Matteo Renzi? L’ex premier è scomparso da varie settimane. Dopo le dimissioni da premier e la segreteria del partito di cui è segretario, dell’ex capo del governo si sono perse le tracce. Qualche tweet di solidarietà all’amico e collega Gentiloni colpito da malore. Niente di più. Di questo silenzio e di questo apparente cambio di strategia in cui Renzi sembra volersi nascondere, si lamenta con forza Sergio Staino, vignettista-direttore de l’Unità in queste sono ore drammatiche per il quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924 e riaperto nel 2015 proprio da Matteo Renzi. Di due giorni fa la notizia del licenziamenti di 12 redattori, ieri la riunione dei soci e il preannuncio di una chiusura imminente a cui ha fatto seguito l’assemblea dei giornalisti e lo sciopero. “Fa sempre così: parte, si butta, si disamora e ti abbandona. Fine della storia. E questo è un leader, questo è un segretario? – attacca Sergio Staino intervistato da Goffredo De Marchis su Repubblica -. Il giornale è cambiato, è migliorato. Lo vedono tutti. C’è più confronto, ci sono opinioni diverse ma a Matteo non serve più. Allora lo dica: ho fatto una cazzata a riaprirlo e ora lo chiudo. Invece no. Sparito. Lui che ci mette sempre la faccia – aggiunge -. Scomparso. Matteo, perché ti nascondi?”. A conferma di quanto detto, ieri Staino ha voluto rendere noto il testo di una lettera che gli aveva spedito vigilia di Natale alla quale Renzi non ha risposto.

La lettera che @SergioStaino ha inviato a @matteorenzi sul futuro de l’Unità https://t.co/Rewaw7ydKI

— l’Unità (@unitaonline) 12 gennaio 2017

“Non chiama, non risponde al telefono, non legge i messaggini”, accusa Staino, che poi ricorda di aver accettato l’incarico perché aveva avuto dallo stesso Renzi delle garanzie: “Sono stato nominato da lui. Mi dice: ‘Fai un bel giornale, ricco, tante pagine. E dei soldi non preoccuparti, quelli ci sono’. Una delle battute più infelici che potesse farmi”.

La vignetta di Staino pubblicata sul sito dell’Unità critica il segretario del Pd

Come ha ricordato Staino, ‘l’Assemblea dei soci proprietari de l’Unità ha di fatto rinviato al primo febbraio la dichiarazione di liquidazione della stessa società. In particolare il socio di minoranza, cioè il Pd, ha proposto una ricapitalizzazione dell’azienda di 5 milioni di euro, 1 milione il Pd e 4 milioni la Pessina, socio di maggioranza. Quest’ultimo – spiega il direttore – ha dichiarato la propria disponibilità a ricapitalizzare a patto che il Pd cedesse la golden share de l’Unità che appartiene totalmente al socio di minoranza, alla stessa Pessina. Tutto questo perché la Pessina imputa al Pd una gestione deleteria dello stesso giornale causata soprattutto da uno straordinario assenteismo nei confronti della presenza del giornale nel partito, nella società e nel territorio”.

L’Unità diretta da Sergio Staino

Il 30 giugno 2015 l’Unità, completamente rinnovata, riprende le pubblicazioni (il quotidiano era stato chiuso per bancrotta nell’agosto del 2014) con la direzione di Erasmo D’Angelis. La proprietà del quotidiano è divisa tra alcuni soci privati ed EYU srl, emanazione della fondazione del Partito Democratico EYU (Europa-Youdem-Unità), che ne detiene una quota del 19,05%. Nell’autunno 2016 Erasmo D’Angelis viene sostituito da Sergio Staino e da Andrea Romano, come co-direttore. La situazione del quotidiano all’inizio 2017 è la seguente: sono 29, compreso il direttore, i giornalisti attualmente impegnati nella redazione del quotidiano (cartaceo). Il Partito Democratico risulta socio di minoranza al 20% di Unità srl mentre Pessina Costruzioni risulta socio di maggioranza con l’80% del patrimonio azionario. La crisi economica del quotidiano rispetto a un anno e mezzo dal ritorno in edicola si è molto aggravata: con vendite (secondo un dato comunicato in via ufficiosa durante la conferenza stampa convocata dal CdR) di circa 7.000 copie giornaliere (abbonamenti esclusi), con perdite intorno ai 3-400 mila euro al mese.

Per approfondire:

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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