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'Chelsea' Manning tenta nuovamente suicidio in carcere

Washington – Bradley Manning, il caporale dell’esercito Usa che consegnò nel 2010 a Wikileaks 700.000 file segreti del governo americano e nel frattempo è ‘diventato’ donna e si fa chiamare Chelsea, ha tentato nuovamente il suicido in carcere; ed è la seconda volta dopo il tentativo a inizio luglio. Lo ha reso noto il comitato che lo appoggia: il giovane ha tentato di suicidarsi il 4 ottobre, la stessa sera – ha fatto sapere lui stesso ai suoi sostenitori – del giorno in cui era stato messo in isolamento senza preavviso.

 

I’m back. I’m OK. I’m resting and trying to get back in the groove of things. #solitaryconfinement

— Chelsea Manning (@xychelsea) 12 ottobre 2016

 

Manning, 28 anni e condannato nel 2013 a 35 anni di carcere da scontare in una prigione militare (formalmente è ancora un soldato americano) per spionaggio, dopo la sentenza annunciò di voler diventare donna e lo scorso anno ha iniziato una terapia ormonale: le è stata infatti riconosciuta una disforia, un “disturbo dell’identità di genere”. A settembre fece cinque giorni di sciopero della fame fino a quando non convinse l’esercito a impegnarsi per favorire la sua operazione di cambio di sesso.

 

.@xychelsea is being denied the expression of her gender and then punished for the psychological distress it causes. https://t.co/bDlpo0LaxX

— Kari Paul (@kari_paul) 12 ottobre 2016

 

Il giovane ha fatto la fortuna di Wikileaks e del suo fondatore Julian Assange, ma è stata l’unica persona a subire conseguenze penali per lo scandalo. Assange, infatti, cittadino australiano è da giugno del 2012 ‘ospite’ dell’ambasciata ecuadoregna a Londra perché ne e’ stata chiesta l’estradizione in Svezia dove deve rispondere di una duplice accusa di abusi sessuali. Assange ha sempre sostenuto che si tratta di una scusa per poi essere estradato negli Usa che lo vogliono processare per le violazioni commesse. (AGI) 

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