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Chi ce l'ha con Bello Figo e perché lo vuole morto

Minacce di morte mescolate a insulti razzisti. Questo il genere: “Un pezzo di legno e giù botte, torna in Africa negro”. Oppure: “Se vieni qui un giretto al pronto soccorso te lo farai perché ti riempiremo di bastonate a volontà”. Risultato: Paul Yeboah, assai più celebre con il nome d’arte di «Bello Figo», il rapper italo-ghanese ventunenne che su YouTube furoreggia con milioni di visualizzazioni dei suoi video in bilico tra provocazione e humour, si è visto cancellare tre concerti consecutivi per questioni di ordine pubblico. A raccontare la sua storia e quella del boicottaggio dei suoi concerti è Corriere.it in questo articolo.

La replica del rapper arriva con un video su YouTube dove compare con catenelle e medaglioni al collo e lecca lecca in bocca: “Le cose che dico nelle mie canzoni, ‘sono un nero e non mi sporco le mani’ sono per ridere. Ma quelli che mi vedono ora sono sempre di più, e non capiscono. Pensano a offese». Gli insulti non paiono preoccuparlo. «Ci sono abituato. Ma io la prendo in modo “stranormale” e continuo a swaggare».

Oggetto di minacce era stata anche Giulia Innocenzi, che a dicembre 2016 aveva intervitato il rapper per il programma ‘Servizio Pubblico’.

“Social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che[…]ora hanno stesso diritto di parola di un Premio Nobel”
Umberto Eco pic.twitter.com/cCY9xXRUzL

— Giulia Innocenzi (@giuliainnocenzi) 28 dicembre 2016

La fama di Bello Figo, già popolare su YouTube, era esplosa quando a dicembre era stato protagonista di un aspro scontro con Alessandra Mussolini in diretta tv, entrambi ospiti di “Dalla vostra parte”, condotto da Maurizio Belpietro e in onda su Rete4. Nelle sua canzoni il rapper di origine ghanese parla senza peli sulla lingua di temi sociali legati all’immigrazione in Italia e al colore della sua pelle. Tutto è iniziato quando Maurizio Belpietro ha mandato in onda per gli ospiti un estratto dell’ultimo singolo del rapper, dedicato agli immigrati che vengono collocati in alberghi e strutture pagate dallo stato.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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