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Chi di sesso ferisce …

CHI DI SESSO FERISCE …

Dall’opera letteraria di Pascal, permeata di genuino slancio mistico, emerge una religiosità spontanea e ispirata; ma in taluni suoi “Pensieri”, è sconcertante doverlo constatare, l’esaltazione della fede al di là di ogni giustificazione razionalistica rivela un senso del peccato che sconfina nel patologico.

«Tutti i divertimenti sono pericolosi per la vita cristiana; ma, fra tutti, non ve ne è alcuno che sia da temere più della commedia. E’ una rappresentazione delle passioni così naturale e delicata, che essa le fa nascere nel nostro cuore; e soprattutto quelle d’amore, in particolar modo quando vengono presentate come molto caste e molto oneste. Perché, più l’amore sembrerà innocente, più è facile che le anime innocenti ne siano tocche. »          (11)

Ancora Pascal:

«Bisogna amare Dio e non le creature passeggere. Tutto quello che ci invita ad affezionarci alle creature è male, perché ci impedisce: o di servire Dio se lo conosciamo o di cercarlo se non lo conosciamo. Ora, noi tutti siamo pieni di concupiscenza, siamo dunque ripieni di male; dobbiamo quindi odiare noi stessi e tutto quel che ci spinge ad altri affetti e non a Dio solo. »             (479)   

Non ho parole.

Pascal, genio precoce della fisica e della matematica, è stato forse la vittima più illustre di quel “terrorismo psicologico” scatenato da chi volle indicare, nella “concupiscenza della carne”, la più peccaminosa e abietta  fra tutte le debolezze umane; come se le pulsioni sessuali, principalmente finalizzate alla nascita di nuova vita, non fossero leggi di natura e come tali stabilite (per chi crede) da Dio. Si trattò, poiché la mente umana può essere coltivata e manipolata come il più fertile dei terreni (lo confermano gli atroci episodi di terrorismo suicida),di una cinica operazione di portata storica volta ad ingigantire il senso di colpa; di un atto mistificatorio operato per il più inebriante fra tutti i poteri: quello che gestisce le coscienze degli uomini.

Non è certo casuale, ai tempi del povero Pascal, la già avvenuta “correzione” fraudolenta del Decalogo: il sesto comandamento che recitava Non commetterai adulterio era stato sostituito dal comandamento nuovo ben noto a tutti Non commettere atti impuri.

Il corpo dell’uomo, oggi così squallidamente mercificato e mortificato, è il tempio della sua effimera vita biologica: esso, proprio in virtù dell’eros, è lo strumento con cui ognuno di noi può dare scacco, anche se non “matto”, alla morte.

 

Dall’episodio, conosciuto da tutti i vangeli sinottici, dell’arresto di Gesù nei Getsemani:

“Uno di quelli che erano con lui, sguainata una spada, colpì il servo del sommo sacerdote, mozzandogli un orecchio. Lo redarguì Gesù: – Riponi la spada nel fodero, perché chi di spada ferisce, di spada perirà!”

Parole, queste, di sconcertante attualità proprio per le eminenze pontificie di oggi, alle quali si potrebbe rivolgere la seguente battuta irriverente: – Chi di sesso ferisce….

L’apparato istituzionale della chiesa cattolica, nell’ultimo decennio, è stato coinvolto in uno scandalo devastante che ha minato la sua credibilità e gettato nello sconcerto una rilevante componente del suo “gregge”: da un lato gli abusi sessuali perpetrati su minori da membri pedofili del clero; dall’altro il colpevole silenzio – connivenza di molti prelati, il loro non intervento sull’abominio di un adulto che sconvolge un bambino al fine di tutelare la reputazione della chiesa nel mondo.

Il sistema di occultamento rispondeva alle disposizioni, improntate alla solita “prudenza”, emanate dalla Congregazione della dottrina della fede; nel maggio 2001 l’ex Sant’uffizio aveva infatti diramato l’istruzione De delictis gravioribus, con la quale avocava a sé la facoltà di intervento sui misfatti di natura sessuale: tutti i vescovi, per il bene dell’istituzione, erano vincolati al silenzio sugli abusi compiuti da sacerdoti su minori. Il documento citato reca in calce la firma dell’allora Prefetto dell’ex Sant’uffizio (Ratzinger) e del segretario della stessa Congregazione (Bertone). Poi, repentina, un’inattesa inversione di rotta; una rottura esplicita con il passato dopo due decenni di occultamenti. Papa Benedetto XVI, quand’era cardinale, ebbe a proferire parole che suscitarono scalpore in occasione (Pasqua 2005) della Via Crucis del Venerdì santo: esse confessavano “la sporcizia che c’è nella Chiesa” in riferimento proprio allo scandalo della pedofilia.

Alcuni cattolici, pur dolorosamente, salutarono con realistico apprezzamento la dura presa di posizione del futuro pontefice e, successivamente, la sua coraggiosa linea di intransigenza per contrastare tale vergognosa tipologia di crimine e rendere finalmente giustizia all’infanzia violata. Nel contempo molti esponenti del pensiero laico, osservatori attenti delle “cose vaticane”, nei loro editoriali censuravano la verità celata e la giustizia negata alle vittime da parte di quelle autorità che, pur sapendo, avevano sempre taciuto e insabbiato. Solo l’impossibilità di reiterare antichi occultamenti, per il dilagare dello scandalo, avrebbe indotto lo stesso pontefice alla “tolleranza zero” nei confronti dei sacerdoti colpevoli di abusi e dei loro vescovi omertosi.

Le note ufficiali della Santa Sede, attraverso le dichiarazioni delle sue eminenze riportate da tutti i quotidiani, denunciano una trama ordita e pilotata dagli avversari del cattolicesimo:

«Speculazioni ingiuste, propaganda diffamatoria e calunniosa contro il Papa per minare la fiducia nella Chiesa» (Cardinale Bertone, Segretario di Stato).

«Contro Benedetto XVI una campagna orchestrata dai nemici della Chiesa che sono contrari ai suoi valori» (Cardinale Bagnasco, Presidente Cei).

Un’intervista rilasciata dall’ex Presidente della Commissione episcopale costituisce una sintesi di tutte le dichiarazioni a favore del pontefice, in quanto anche il cardinale Ruini rilancia la teoria del complotto:

«C’è una volontà pervicace di colpire Ratzinger; ma il Papa sta facendo pulizia. È un periodo di sofferenza: ci sono i peccati gravissimi di alcuni preti, ma la sua dura presa di posizione testimonia il rigoroso impegno contro gli abusi».

Veramente singolare, fra le tante, la dichiarazione resa dall’esorcista ufficiale della Santa Sede:

«Fumi di Satana in Vaticano. Lotta di potere all’interno della Curia romana e scandalo della pedofilia sono opera del demonio».

Non poteva certo mancare, fra le voci di quanti che per “ragion di chiesa” facevan quadrato attorno al pontefice gridando al complotto, quella del cattolico Messori; troppo smaliziato, a parer mio, per credere all’esistenza del demonio, ma troppo “devoto” per ammettere la sua perplessità riguardo a tale “verità di fede”:

«Disumana ferocia giacobina. Stuoli di vegliardi indotti a denunce miliardarie per gli appetiti economici di studi legali anglosassoni: – Metti tuo figlio in seminario per un anno, poi passa da noi».

Ogni ulteriore commento è superfluo.

Alla luce di questi tristissimi avvenimenti, quale verità conserva ai giorni nostri il dogmatico assioma “Extra Ecclesiam nulla salus”? Tale domanda, se fuori dalla chiesa cattolica vi sia o no salvezza, potrebbe essere riformulata con parole comprensibili anche al più semplice dei fedeli come segue:

– da un lato un non credente, o un cattolico non più praticante per aver perso la fede, che tuttavia continua a impostare la rotta della sua navicella esistenziale, nel fiume della vita, secondo le norme della sua coscienza morale;

– dall’altro un alto prelato, devotissimo a Dio e alla sua santa chiesa, che tuttavia soggiace alla turpe pulsione di “scandalizzare” bambini; oppure che, pur non affetto personalmente da tale patologia, si ritiene vincolato al segreto sugli abusi sessuali compiuti da preti pedofili per il “buon nome” dell’istituzione cui appartiene, permettendo così la reiterazione di tali misfatti. Ebbene, quale dei due si salverà perché più meritevole del paradiso?

Gianni Benevelli

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