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Chi è che continua a tranciare i cavi in fibra ottica tra Sardegna e Sicilia?

Isolata dal mare, assediata da incivili. La Sardegna soffre i singhiozzi di Internet, causati dall’interruzione dei cavi in fibra ottica che la collegano al ‘continente’, e che negli anni sono stati ripetutamente tranciati dalle reti dei pescatori e dalle ancore dei turisti. L’ultimo episodio risale al 29 agosto, quando le attività di un peschereccio hanno causato la rottura del cavo sottomarino tra Cagliari e Mazara del Vallo, come denunciato dal Consorzio Janna, che è responsabile del collegamento e che ha provveduto a farlo riparare. La Sardegna è collegata alla penisola con due cavi in fibra ottica: il tracciato che collega Olbia con le coste del Lazio è lungo 252.5 chilometri e arriva fino a 1400 metri di profondità. Mentre Cagliari e Mazara del Vallo sono connesse da un ‘link’ di 376.9 chilometri, che nel punto di maggiore profondità supera i 2000 metri.

Già tredici incidenti dal 2015 a oggi

Tra antiche tradizioni e progetti futuristici, la storia della Sardegna è un filo teso tra i nuraghi e la tecnologia, con il secondo quotidiano al mondo ad andare online, l’Unione Sarda, preceduto solo dal Washington Post. Ma di questa sinergia rimangono i cavi sottomarini, ben segnalati sulle mappe nautiche e tuttavia vittime di attività irresponsabili e estremamente costose per la comunità. Sono tredici gli incidenti che si sono verificati dal 2005 a oggi, di cui dodici nel tratto Cagliari – Mazara del Vallo e uno nel collegamento tra Olbia e Civitavecchia. Secondo i rilievi, svolti dal Consorzio Mecma, società che si occupa della manutenzione e riparazione dei cavi sottomarini, solo uno di questi si sarebbe svolto nelle acque siciliane, lasciando all’estremità sarda dei collegamenti l’onere della responsabilità.

Gli operai e marinai della Mecma si occupano della manutenzione di 71mila chilometri di cavi in tutto il Mediterraneo, nel Mar Nero e nel Mar Rosso. E sono loro ad aver determinato le cause della rottura delle fibre ottiche che giacciono tra la Sardegna e la penisola. Se soltanto quattro incidenti sono ascrivibili a imperizia nel gettare l’ancora, per i restanti episodi le attività di pesca sono indicate come responsabili. In cinque casi l’incidente è avvenuto a profondità superiori ai 300 metri.

Cavi formati da 24 coppie di fibre ottiche

Ma le conseguenze di questi incidenti non riguardano solo interruzioni temporanee e forti rallentamenti dei servizi di rete, che interessano molteplici attività economiche, amministrative e di privati cittadini sul territorio sardo. La rottura della fibra ottica obbliga anche a complesse riparazioni in mare, che richiedono in media due settimane di lavoro con navi e personale specializzato. Il Consorzio Janna, responsabile del servizio, denuncia di aver speso in dodici anni circa due milioni di euro per le sole riparazioni, che ammontano a circa 154mila euro a intervento. Un costo che si potrebbe facilmente evitare se si rispettassero le prescrizioni indicate sulle carte nautiche.

I cavi che collegano la Sardegna con la Sicilia e con le coste italiane, sono costituiti ciascuno da 24 coppie di fibre ottiche, che servono diversi operatori di telecomunicazioni per il traffico dati da e per l’Isola e sono pertanto di importanza strategica per l’intera economia del territorio. La società che ne è responsabile è costituita da un consorzio, istituito nel 2002, di cui fanno parte Tiscali, Wind Telecomunicazioni, Interoute e la Regione Sardegna, che detiene una quota di partecipazione del 49%.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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