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Chi è e cosa pensa il contadino friulano che ha fatto saltare il banco Ogm

“Premetto un mio convincimento: se il consumatore potesse vedere di persona le nostre coltivazioni, si renderebbe conto di come non esista alcuno sconvolgimento della natura e nessun attentato alle biodiversità. I campi sono pieni di insetti e le piante sono assolutamente normali. I detrattori dell’Ogm, invece, quelli che impediscono che venga data loro cittadinanza, dipingono scenari apocalittici”. A parlare – in una intervista a Repubblica – è Giorgio Fidenatopenalmente perseguito perché, nel 2014, aveva coltivato mais MON 810 – autorizzato in altri Paesi dell’Unione – in violazione del decreto italiano del 2013 che lo vietava. Ieri la Corti di Giustizia europea ha stabilito che gli Stati dell’Ue non possono adottare misure di emergenza concernenti alimenti e mangimi geneticamente modificati senza che sia evidente l’esistenza di un grave rischio per la salute o per l’ambiente. La Corte ricorda anche che in quell’occasione l’Italia aveva chiesto alla Commissione di adottare misure di emergenza alla luce di alcuni nuovi studi scientifici realizzati da due istituti di ricerca italiani. Il caso a cui si fa riferimento è proprio quello del coltivatore italiano, che all’indomani di questa sentenza rilancia il suo messaggio.

“Invece gli Ogm tuteleranno la biodiversità”

“In molti casi – ha dichiarato a Repubblica –  dietro alle battaglie di principio si nascondono interessi economici enormi. Mi riferisco in primis agli agrofarmaci adoperati nella cura delle malattie: una volta sdoganati gli Ogm, il settore rischierebbe perdite importanti a tutto vantaggio della genetica”. Fidenato è l’uomo del giorno. Il suo ricorso, accolto dalla Corte di Giustizia, è destinato a riaprire la discussione sugli Ogm in Italia anche a livello politico. Detto che nel nostro Paese il sentimento nei confronti degli Ogm è sempre stato abbastanza negativo. Fidenato ha una sua lettura: “A remare contro è anche la solita mentalità anticapitalistica. Quella alimentata da chi è contrario alla ricchezza e alla società che produce, dai nostalgici dell’homo faber e del mito del buon selvaggio. Io sono nato nel 1961 a Tomba di Mereto, un paesino di 2.600 abitanti in provincia di Udine, da una famiglia di agricoltori: ai miei tempi, si andava a togliere con le mani le erbacce dai campi. Beh, pur con un simile background, sono convinto del fatto che, per quanto paradossale possa sembrare, saranno gli Ogm a salvare la biodiversità. Come crede che si possano alimentare 7 miliardi di persone, e cioè creare cibo buono e a buon prezzo, ossia alla portata di tutti e non soltanto per le tasche dei più abbienti? L’unica soluzione, a mio parere, può venire dall’aumento della produttività a ettaro, realizzata in maniera sostenibile, con le biotecnologie e non certo pompando chimica a tutto spiano. Smettendola, quindi, di arare anche terreni non vocati”.

Ma gli Ogm fanno male o no?

Detto che esiste anche un problema di letteratura scientifica a supporto della non nocività dei cibi Ogm (“Al momento, nessuno studio scientifico ha accertato rischi per la salute umana”, ricorda Fidenato, ribaldando la prospettiva, la sentenza della Corte parla chiaro: “Sulla base di un parere scientifico emesso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), la Commissione ha concluso che non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste che fossero capaci di invalidare le proprie precedenti conclusioni sulla sicurezza del mais MON 810. Nonostante ciò, nel 2013 il governo italiano ha adottato un decreto che vietava la coltivazione del MON 810 nel territorio italiano”. La Corte ricorda “che tanto la legislazione alimentare dell’Unione quanto la legislazione dell’Unione concernente gli alimenti e i mangimi geneticamente modificati sono volte ad assicurare un livello elevato di tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori, garantendo al contempo l’efficace funzionamento del mercato interno, del quale la libera circolazione degli alimenti e dei mangimi sicuri e sani costituisce un aspetto essenziale”. l principio di precauzione, inoltre – sollolinea la Corte – che presuppone un’incertezza sul piano scientifico in merito all’esistenza di un certo rischio, non è sufficiente per adottare tali misure“.

Gli italiani restano contrari, dice Coldiretti 

Quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) si oppongono oggi al biotech nei campi che in Italia sono giustamente vietati in forma strutturale dalla nuova normativa. È quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè divulgata in occasione della sentenza emessa dalla Corte di giustizia europea sul caso di un agricoltore del 2014 che si riferisce ad un quadro normativo ormai passato e del tutto superato. L’Italia – sottolinea la Coldiretti – è infatti tra la maggioranza dei Paesi membri dell’Unione che ha scelto di vietare la semina di Ogm sulla base della direttiva Ue approvata nel 2015. “Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy“, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

L’associazione dei coltivatori ricorda come l’agricoltura italiana  sia diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanza con mezzi di trasporto inquinanti, ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e con la decisione – conclude la Coldiretti – di non coltivare organismi geneticamente modificati, come avviene peraltro in 23 Paesi sui 28 dell’Unione Europea. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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