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Chi è Liu He, l’advisor che Xi ha mandato tra le nevi di Davos

I riflettori del World Economic Forum non saranno puntati su di lui, ma la presenza a Davos del principale consigliere economico di Xi Jinping, Liu He, potrebbe dare un segnale alla platea di politici, economisti, imprenditori ed esponenti della finanza internazionale su quale direzione intenda prendere la Cina per “creare un futuro condiviso in un mondo frammentato”, il tema del meeting di quest’anno.

Liu, braccio destro del presidente cinese per l’economia, avrà il compito di ridare slancio alle parole pronunciate lo scorso anno dallo stesso Xi nella località alpina svizzera, a sostegno della globalizzazione e contro i venti protezionistici che soffiavano da Washington con l’arrivo, di lì a pochi giorni, di Donald Trump alla Casa Bianca.

Liu He, l’economista più stimato da Xi

 

Liu He, 66 anni, da ottobre scorso tra i venticinque membri del Politburo, l’Ufficio Politico del Partito Comunista Cinese, è a capo dell’Ufficio del Gruppo Centrale per gli Affari Economici e Finanziari, al vertice del quale siede lo stesso Xi Jinping, ed è uno dei vice presidenti della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, l’agenzia di pianificazione economica del governo cinese.

Liu è stato spesso indicato da Xi come l’economista che stimava di più in tutto il Paese, e il suo curriculum è di tutto rispetto: negli anni Novanta si è conquistato un master alla John  F. Kennedy School of Government di Harvard, dove ha studiato finanza e commercio internazionali, e prima ancora ha conseguito una laurea in Economia Industriale presso l’Università del Popolo di Pechino, uno dei più prestigiosi atenei della capitale cinese, dove in seguito ha anche insegnato.

Un ruolo spesso oscuro, il suo, nelle gestioni passate, valorizzato dall’arrivo di Xi al vertice della seconda economia del pianeta.

Un futuro da vice premier all’orizzonte

 

Liu viene generalmente visto come la mente dietro il piano di riforma dal lato dell’offerta per contrastare la sovrapproduzione industriale su cui tanto ha spinto il presidente cinese e come l’uomo che a breve sarà il supervisore delle riforme economiche e fiscali e, forse anche delle politiche monetarie e finanziarie: gli analisti della finanza asiatica, come Shen Jianguang, Chief Asia Economist a Mizuho Securities, prevedono per lui un futuro da vice premier, da formalizzare nel corso della prossima riunione plenaria dell’Assemblea Nazionale del Popolo, che si riunisce a marzo di ogni anno e che quest’anno dovrà confermare le cariche statali più importanti, come quella di presidente e di primo ministro.

Liu dovrà difendere l’immagine di Pechino come leader della globalizzazione

 

Dall’advisor economico di Xi gli analisti cercheranno di capire la direzione che prenderà Pechino nell’economia e finanza globale, dopo il Congresso del Partito Comunista Cinese che lo scorso ottobre ha riconfermato Xi al vertice e ha inserito il suo pensiero nella carta fondamentale del partito. Liu dovrà difendere anche l’immagine di una Cina che dichiara di aprirsi sempre di più alla globalizzazione, che non ha, però, convinto tutti.

Ai richiami di Pechino contro il protezionismo, sono giunti, settimana scorsa, gli avvisi del numero due del Fondo Monetario Internazionale, David Lipton, che dall’Asian Financial Forum di Hong Kong ha detto che se la Cina vuole avere un ruolo di leader nella globalizzazione deve “guardare alle proprie barriere su commercio e investimenti”, a cominciare dalla tutela dei diritti di proprietà intellettuale e dalle distorsioni di politica industriale che hanno generato fenomeni di sovrapproduzione e di favoritismi per le industre di Stato.

Riflettori puntati su Trump

 

Contrariamente allo scorso anno, la Cina non avrà un ruolo di primo piano al forum, imbiancato dalla nevicata più forte degli ultimi diciotto anni. I riflettori sulla località alpina svizzera si accenderanno soprattutto per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sempre che la sua partecipazione venga confermata dopo lo “shutdown” del governo federale.

Il presidente del forum di Davos, Klaus Schwab, ha smentito di avere ricevuto indicazioni sulla possibilità che il viaggio del presidente Usa potesse saltare. “Al momento, speriamo che il viaggio possa essere confermato”, ha detto ieri ai microfoni dell’agenzia Reuters. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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