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Chi è Mike Pence, candidato vice di Donald Trump

Roma – Mike Pence, aspirante vicepresidente di ‘The Donald’ si riassume in tre definizioni che lo stesso Pence ha dato di sé sul palco della convention di Cleveland accettando la nomination: “Sono un cristiano, un conservatore e un repubblicano, in quest’ordine”. Governatore dell’Indiana, il 57enne candidato vice presidente del Gop, scrive il New York Times, è un ex “cattolico democratico” diventato “repubblicano evangelico”. Di origini irlandesi, è l’unico in famiglia ad aver rotto con la chiesa cattolica e la moglie Karen ha giocato un ruolo importante in questo percorso. Ha votato per Jimmy Carter nel 1980 ma si è presto avvicinato a Ronald Reagan e al partito repubblicano.

“E’ un uomo molto religioso che arriva dal cuore dell’America”, ha detto di lui lo speaker della Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan, lanciandolo alla ribalta nazionale. Liberista in economia, (è stato tra i primi parlamentari ad abbracciare il movimento ultra-conservatore dei Tea Party), in politica è considerato un conservatore sociale, se non un vero e proprio reazionario: si è battuto per negare i finanziamenti ai centri di pianificazione familiare e legalizzare la possibilità di rifiutare servizi alle coppie gay. Lo scorso marzo aveva firmato un provvedimento, poi bloccato da un giudice federale, per impedire ad una donna di abortire. Il Nyt scrive che quando era parlamentare non partecipava agli eventi senza la moglie se veniva servito alcol. I nemici non gli perdonano l’appoggio alla riforma sanitaria voluta da Obama: Pence infatti, hanno riconosciuto gli stessi Democratici, ha avuto il merito di estendere il programma Medicaid, la copertura sanitaria per le persone a basso reddito, all’interno del cosiddetto Obamacare. Secondo molti osservatori, una figura ‘presentabile’ come quella di Pence potrebbe rassicurare quella parte di elettorato spaventata dalle uscite politicamente scorrettissime del tycoon, altri ritengono invece che un personaggio così legato all’establishment repubblicano (lo stesso Marco Rubio, già sfidante di Trump alle primarie del Gop ha benedetto la scelta) possa invece costituire un problema per gli elettori che chiedono a The Donald una ‘rupture’ molto netta con la vecchia politica. 

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